
“L’autrice non cerca i colpevoli tra gli israeliani, che anzi descrive con pietà, rispetto e consapevolezza, racconta invece la storia di tante vittime capaci di andare avanti solo grazie all’amore”. Così si legge nell’incipit all’edizione italiana del romanzo Ogni mattina a Jenin, scritto dall’autrice palestinese-americana Susan Abulhawa e pubblicato in Italia da Feltrinelli.
Tuttavia, se si vanno a leggere i post e ad ascoltare i discorsi pubblici dell’autrice, nelle sue parole non c’è traccia né di pietà né di rispetto.
Reazione al 7 ottobre
Come illustra il sito “Canary Mission”, l’8 ottobre 2023, il giorno dopo i massacri compiuti da Hamas, la Abulhawa ha guidato una manifestazione antisraeliana a Philadelphia, sostenendo apertamente gli attacchi terroristici di Hamas del giorno precedente.
Come si può vedere da un video disponibile su YouTube, dal titolo LIVE From Philly to Gaza Emergency Solidarity Rally 10.8.23, mentre i manifestanti marciavano verso il municipio di Philadelphia, la Abulhawa viaggiava su un camion insieme ad altri attivisti, sventolando una bandiera palestinese e gridando: “Viva l’intifada! Lunga vita all’intifada!”.
Il 12 ottobre ha scritto sul sito filopalestinese Electronic Intifada che “i combattenti palestinesi sono finalmente usciti fuori il 7 ottobre 2023, in un momento spettacolare che ha sconvolto il mondo”.

Pregiudizi antisemiti
Il 24 giugno 2025, in occasione della guerra tra Israele e l’Iran, la Abulhawa ha scritto su X: “Conoscete il vecchio coro: Khaibar, Khaibar, yayahood…”. Il coro, che significa letteralmente “Khaybar, Khaybar, ricordate ebrei”, è un’aperta istigazione all’uccisione degli ebrei: ricorda una battaglia del VII secolo, quando Maometto e i suoi seguaci massacrarono gli ebrei della città di Khaybar e schiavizzarono le donne superstiti.
Il 22 maggio dello stesso anno, la Abulhawa ha celebrato l’omicidio di due diplomatici israeliani avvenuto a Washington, definendo le vittime “tifosi del genocidio” e “spazzatura umana”. È arrivata persino a scrivere: “Non mi sorprenderebbe se fosse una false flag per concentrarsi sull’antisemitismo inventato invece che sul vero Olocausto commesso dai suprematisti ebrei”.
Il 9 dicembre 2024, la Abulhawa ha sdoganato l’accusa di doppia lealtà spesso rivolta agli ebrei, sostenendo che siano più fedeli a Israele che al Paese in cui vivono. In un video su X, ha detto dell’allora segretario di Stato americano: “Antony Blinken (che ha origini ebraiche, ndr) è un sionista […] Credo che la sua prima lealtà vada in realtà a Israele, come tanti sionisti che si sono piazzati in posizioni di potere durante questa amministrazione, in quelle precedenti, nel Congresso, nei media, in tutta Hollywood […] Non credo nemmeno per un secondo che la loro lealtà sia verso gli Stati Uniti. Non è nemmeno una doppia lealtà. È una lealtà unica a Israele”.
La Abulhawa ha negato persino il legame storico tra gli ebrei e Gerusalemme. Nel luglio 2021 ha twittato: “Mentre gli israeliani cercano di identificare Al-Aqsa come il sito del Monte del Tempio, vale la pena di ricordare che non esiste letteralmente alcuna prova forense o archeologica che il Tempio sia mai esistito su quel sito, nonostante oltre 5 decenni di scavi da parte d’Israele sotto il complesso per trovare delle prove”. A dimostrazione che non possiede neanche la “consapevolezza” attribuitale da Feltrinelli.
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Un’altra ragliatrice di professione antisemita. Peccato che manca di coerenza, vive al calduccio della libertà di opinione, in una nazione democratica. Devo prendere una scatola di Maalox!!!