4 thoughts on “Quando con Khomeini l’Islam prese il posto del marxismo

  1. “L’antioccidentalismo islamista, nato come promessa di riscatto, si è trasformato in un dispositivo di conservazione del potere, incapace di offrire un orizzonte credibile alle nuove generazioni. In Iran, come altrove, la frattura non è più tra Occidente e Islam, ma tra società e regime”.
    Esattamente ciò che è accaduto in URSS. Tal quale.
    Bellissima analisi. Grazie.

  2. Analisi lucida e interessante, che spiega anche come in Israele si sia passati alla fine dell’OLP e alla rivoluzione confessionale; infatti il marxismo si è adattato alla cultura orientale cercando riferimenti culturali più radicati di quanto non fosse la rivoluzione industriale europea. Come pure in Libano con Hezbollah. Un passaggio post-coloniale, verrebbe da dire. Va detto però che il marxismo – diversamente non avrebbe fatto presa in Europa in modo massivo – utilizza gli stessi epistemi delle religioni monoteiste: un profeta con la barba bianca, un testo sacro (il Capitale), i suoi esegeti (Lenin, Mao…), gli eretici (Trotsky…), l’inquisizione (la polizia politica) e il controllo sociale secondo i dettami etici della confessione. E andrebbe aggiunto che comunque l’islam è una religione guerriera dai tempi di Maometto e poi dell’espansione nel Magreb fino alla penisola iberica: a differenza del cristianesimo, in cui c’è un corto-circuito paradossale tra la buona novella e la pratica nel mondo reale, l’islam non ha il problema etico di doversi giustificare quando usa la spada.

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