6 pensieri su “Qualche doverosa precisazione sull’operato (disastroso) di Netanyahu

  1. Prima di puntare il dito su Netanyahu penso ci sarebbero da dire anche due paroline sullo Shin Bet, specificamente nella persona del suo capo, che ha volutamente ignorato tutti i segnali d’allarme, che ha ritenuto superfluo rafforzare le difese sul confine, che il giorno prima, informato dei movimenti preoccupanti a ridosso del confine, ha telefonato a Gaza, gli è stato risposto che si trattava di normali esercitazioni e ha scelto di credere a quelli, e che quando la situazione è diventata veramente preoccupante ha scelto di non preoccuparsene e ha deciso di non informarne il governo. A chi non lo conoscesse suggerirei la lettura di questo importante articolo che ho ripreso nel mio blog
    https://ilblogdibarbara.wordpress.com/2025/03/28/governo-e-shin-bet-che-cosa-sta-realmente-succedendo/
    Quanto all’ondata di antisemitismo, questa è esplosa immediatamente dopo la carneficina, a cadaveri ancora caldi, quando non un solo soldato aveva ancora messo piede a Gaza, non una sola mossa era stata fatta, non una sola decisione era stata presa su come rispondere alla mattanza.

  2. Grazie mille per questo suo ulteriore articolo, davvero molto utile per chi, senza avere competenze e conoscenze specifiche, cerca davvero di ragionare su una questione di questa complessità.
    Molto chiaro il fatto che se è potuto avvenire e non è stato prevenuto un evento della portata del 7/10 questo richiama a enormi responsabilità il governo israeliano e Netanyahu
    Molto chiare anche le sue indicazioni sulla gravità di ciò che Netanyahu aveva fatto e sta tuttora provando a fare a livello di assetti politici e istituzionali, a partire dal sistema giudiziario.
    I patti di Adamo non erano “alle viste”, ma che fosse un processo in corso – per quanto inevitabilmente lungo, complesso e senza certezza di successo – è oggettivo
    Così come che si fossero già raggiunti dei primi accordi con alcuni paesi arabi, firmati da Netanyahu
    Che Arabia Saudita avesse posto come tema anche la questione palestinese mi risultava.
    Non mi risultava invece, sicuramente carenze conoscitive mie, il fatto che, come conditio sine qua non, ci fosse la richiesta di Arabia Saudita che Israele desse fin da subito garanzia scritta di accettare, almeno in prospettiva, uno Stato palestinese
    Se è così, immagino però non a prescindere da un’altra condizione senza la quale Israele non potrebbe mai accettare questo riconoscimento: la garanzia e la certezza della sua sicurezza e del riconoscimento del diritto di esistere di Israele
    Ma rimane oggettivo che il confronto è il dialogo con Arabia Saudita proseguiva e che l’incontro era previsto.
    Poi si possono fare tutte le ipotesi, anche plausibili, su come si sarebbe mosso Netanyahu
    Mi sinceramente mi sembra che si rischi di entrare sul piano dei processi alle intenzioni e rimane la mia perplessità sull’accusa a Netantahu, così netta e talvolta apodittica, di veder con favore qualsiasi evento che comprometta una soluzione politica.
    Ma un punto cruciale del suo articolo è per me quello che lei indica nel punto 10: se si tornasse a votare ci sono dubbi che cambierebbero assetti parlamentari
    Perché la stragrande maggioranza gli israeliani non può concepire di lasciare a Gaza un’organizzazione terroristica che dichiara di voler ripetere il 7/10 ogni volta che potrà
    Nessuno paese e nessun governo, nessuno, potrebbe concepire di tenersi a poche centinaia di metri dal confine un nemico del genere
    È come lei stesso dice, l’attuale governo è visto come il più accreditato per perseguire tale scopo.
    E a questo proposito – anche se di questi tempi a sostenere questa idea si rischia di essere accusati di essere sanguinari guerrafondai con la bava alla bocca – occupare e assumere il controllo della zona di Gaza in cui si sono concentrati le rimanenti forze di Hamas per provare a sferrare un attacco decisivo a questa minaccia esistenziale per il Israele ha un senso.
    Si proponga l’intervento di forse internazionali, ma non ci si stupisca se Israele non lo accetterà mai se non avrà l’assoluta certezza che questo comporterà l’eliminazione da Gaza del pericolo di Hamas.
    E dati i precedenti – penso per esempio a Hezbollah che ha potuto continuare a tenersi basi missilistiche in zone che dovevano da un pezzo essere smilitarizzate – non ci si stupisca neanche della diffidenza di un governo israeliano rispetto a queste ipotesi.
    Tutto questo per dirle che il mio timore è che ci sia qualcosa di pericoloso per i sinceri sostenitori di Israele nel portare, in questa fase, gli attacchi al governo Netanyahu oltre una certa soglia.
    Così come, mi permetta la franchezza , trovo vi sia qualcosa di un po’ pericoloso e di sbagliato nella sua affermazione che, con la guerra, Israele sta ottenendo “il bel risultato” di consolidare, e quindi anche provocare, l’ondata paurosa di antisemitismo.
    Parente stretta dell’accusa che Israele, rispondendo sempre colpo su colpo, ha alimentato e consolidato il terrorismo.
    Con queste accuse Israele è abituata a confrontarsi da quando è nata.
    Ho qualche dubbio che Israele esisterebbe ancora se avesse dato retta a questi accusatori.

  3. Grazie Stefano Piperno. Letto e incorniciato. Trump, se non sbaglio, ha proposto un controllo americano della Striscia (che presuppone un non impossibile placet di Salman). Se non fosse un baro incallito e inaffidabile, sarebbe un’idea da coltivare.

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