3 pensieri su “Proteggere la libertà d’espressione non equivale a legittimare l’odio

  1. Credo si debbano fare delle distinzioni chiare per ogni caso specifico.
    Ci possono essere sentimenti d’odio legittimati da effettivi atti di violenza e crimini individuati e certificati, come per esempio il comprensibile odio degli ebrei nei confronti dell’ideologia nazista e seguaci di essa anche attuali, e sentimenti d’odio scaturiti invece da pregiudizi e teorie cospirazioniste che si tramutano in azioni o tentativi veri e propri di distruzione di un’identità etnica, culturale o religiosa specifica come fecero gli stessi nazisti nei confronti degli ebrei o gli attuali gruppi terroristi fondamentalisti in Medio Oriente, ma anche altrove contro cristiani e altri gruppi etnici e religiosi.
    In una democrazia simili comportamenti del secondo caso devono essere trattati attraverso gli strumenti della giustizia e dei tribunali. Così come chi implicitamente o meno parla di “monito” riguardo a certi atti di violenza, rendendosi complice di tali crimini.
    La giustizia e le sue sentenze in questi casi sarebbero in realtà il vero monito per coloro che giustificano la violenza per tornaconto personale o per non restare esclusi da certi gruppi di interesse anche politico.

  2. Forse il grande errore è stato ed è quello di demonizzare il sentimento di odio, facendo dell’odio un sentimento esteso a tutto è tutti. Io penso che l’odio abbia un valore nel caso in cui l’odiato è un assassino, un despota, un prepotente, un mafioso, una persona che ha commesso un reato grave contro la comunità in cui vive. Odiare una opinione è una stupidaggine che nulla a che fare con il normale sentimento di odio. Se all’odio seguono comportamenti e decisioni drastiche, le ritengono legittime , perché non ho alcun condizionamento religioso. Chi commette un crimine deve sapere a cosa andrà incontro. Comportati bene e non avrai problemi con nessuno.

Rispondi

InOltre App

GRATIS
VISUALIZZA