7 pensieri su “Professori di stile, o lo stile dei professori

  1. Articolo letto con nostalgia, mi ha permesso di ricordare la mia prodessoressa del ginnasio, frequentato a Merano, di cui faccio in suo onore il nome: Jolanda Schenk, scomparsa qualche anno fa all’età di 99 anni. Grazie a Lei ho vissuto di rendita i successivi 3 anni di Liceo, frequentati all’allora Collegio Navale Francesco Morosini di Venezia. Sua abitudine era dettare il testo delle versioni in greco da tradurre. Dietro la facciata dura si celava una gran donna, che diede tutto all’insegnamento, pagando anche le conseguenze della protesta studentesca di fine anni ’60. Grazie, Stefano per l’opportunità fornitami

  2. Grazie a coloro che hanno gentilmente commentato il mio articolo, Inoltre é nato proprio per essere uno spazio aperto al confronto delle idee, senza filtri e preconcetti ideologici.
    SP

  3. Concordo con Lei in merito alla fortuna.

    Da genitore di 4 pargoli (3 figlie ormai donne e 1 maschio, il cocco di casa) laureati o in procinto di completare gli studi universitari, mi sono reso conto che sin dalle scuole elementari incrociare la vita con un docente serio e capace o, come troppo spesso accade, pescare un solone politicizzato, può cambiare la vita senza che i ragazzi se ne rendano conto.

    La mia personale esperienza di studente è comunque positiva ma solo per il merito di una grande donna, una PROFESSORESSA (preferisco non citare il nome, tanto era riservata) di Lettere alla quale non smetterò mai di dire Grazie!!
    Vide in me del potenziale quando nessuno avrebbe scommesso una Lira. Venendo, io, da una tragedia greca (12/13 maestri elementari in 5 anni + svariati supplenti di supplenti, quando esisteva il maestro unico) mi prese letteralmente per mano ed in breve tempo mi fece appassionare allo studio, alla lettura ma soprattutto stimolò in me la curiosità e il semplice desiderio. Desiderio di sapere, per capire la realtà che mi circondava e, senza rendermene conto, acquisire la conoscenza che porta alla libertà: del pensiero, delle idee e delle scelte.

    Insieme a questa persona speciale posso annoverare altri 3 (forse 4) professori degni di rispetto mentre su tutti gli altri stendo un velo pietoso, tant’è vero che ottenuto il diploma non ho minimante preso in considerazione l’ipotesi di proseguire gli studi, gli interessi c’erano ma la nausea per un sistema fallace e perverso era troppa!!

  4. L’insegnante, il maestro, il professore, tutti si sentivano incaricati di una funzione sociale, la società dal canto suo riconosceva loro l’autorevolezza del caso, gli allievi ne seguivano l’impronta nel cammino verso la loro integrazione futura in società. Troppo facile riandare al passato per condannare il presente, di certo quando vedo i miei nipoti alle elementari, con 5-6 insegnanti e 15 chili di carta stampata nello zaino, qualche domanda me la faccio sul metodo di istruzione. Del resto già coi loro genitori non fui molto contento.

  5. (Daniela Martino)
    I Suoi professori trascendevano il ruolo di insegnanti: erano intellettuali la cui vita pulsava al ritmo della storia italiana del Novecento. Hanno saputo imprimere in Lei uno stile di rigore e pensiero così profondo da vincere ogni ‘pigrizia’, permettendole di portare con sé Senofonte e Dante per tutta la vita. C’è una certa nostalgia nel pensare a una scuola pubblica capace di arruolare simili eccellenze, specie se confrontata con un presente dove la celebrità didattica passa spesso per i filtri di un social network. Ogni epoca ha i suoi codici, ma l’impronta di quei maestri eccentrici e colti è, e rimarrà, eterna. Un privilegio, il Suo, davvero raro.

  6. Non ho avuto insegnanti di quel livello, ma li ricordo tutti con affetto. Anche la professoressa di matematica, nonostante mi provocasse dei contorcimenti intestinali al solo apparire. La incontrai qualche anno dopo e la abbracciai istintivamente. Lei si ritrasse stupita, ma spero le abbia fatto piacere.
    La comprensione è la base, ma se manca la memoria non ricordi nemmeno più che cosa avevi capito.
    Alle medie c’era un amico di famiglia insegnate di matematica che si prodigava per farmi capire la logica e la bellezza della sua materia. Forse perché terrorizzata dal cipiglio della professoressa, non riuscivo proprio a cogliere tanta bellezza. Finché, una mattina del terzo trimestre di terza media, mi svegliai illuminata da una consapevolezza quasi soprannaturale: la matematica non aveva più segreti, era logica, evidente e divertente. E anche il latino divenne un gioco, un trastullo per i miei neuroni che finalmente le sinapsi avevano congiunto.
    Purtroppo ero una studentessa pigra e recalcitrante, non proseguii a lungo gli studi e persi presto la memoria di ciò che avevo studiato e anche imparato ad amare.
    Grande rimpianto.

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