3 pensieri su “Prima Zelensky e ora Netanyahu: la solitudine degli “alleati” di Trump”

  1. La questione centrale è che “qualcuno” in America o in Israele pensava davvero che il regime iraniano stesse per crollare e che quindi una sola operazione militare estesa in larga parte aerea fosse possibile, sufficiente e potesse avere successo per un cambio di regime.
    Non si sa se Trump ha convinto Netanyahu o il contrario, probabilmente il primo dopo il veloce successo nel prelevare Maduro in Venezuela è rimasto talmente estasiato (come da personaggio con un ego spropositato) che un’ulteriore operazione quasi simile in Iran potesse avere lo stesso esito e Netanyahu si è fatto convincere pensando ad un’occasione storica quasi irripetibile.
    La stessa esaltazione poi ha offuscato il resto, tralasciando e minimizzando altri fattori determinanti che potessero andare a vantaggio del nemico e potessero peggiorare la situazione da parte americana per un esito veloce positivo senza coinvolgere direttamente forze armate sul campo.

  2. Buongiorno Filippo. Anche con l\’uscita di Trump dalla scena mondiale i danni sarebbero così estesi da richiedere una rifondazione radicale del sistema mondo. La domanda è: può Israele sopravvivere nell\’area senza l\’aiuto americano? Israele ha i super poteri nel Mossad, ma sarebbero sufficienti? Grazie. Nadia

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