2 pensieri su “Prima dei social c’era Andy Warhol: l’arte come brand, superficie e replica”

  1. Caro Enrico, il suo è un ritratto di Warhol così elegante e misurato che
    quasi mi aspettavo, alla fine, una piccola citazione latina o un rimpianto per il pennello di Tiziano. E invece no, ha saputo rendere giustizia al Re della Superficie senza cadere nella trappola di venerarlo o di demonizzarlo. Bravissimo.
    Io resto di quelle che, davanti a una Marilyn serigrafata, provano un brivido di tenerezza mista a terrore, come se Andy ci avesse sussurrato, con la sua vocina, che l’unico modo per sopravvivere al secolo delle immagini era diventare immagine a nostra volta. E così, puntuali, sui social, abbiamo obbedito come scolaretti diligenti. Quindici minuti? Oggi facciamo a gara per quindici like ogni quarto d’ora.
    In fondo, il vero genio di Warhol è stato quello di aver capito prima di tutti che la profondità era diventata un lusso démodé, e di averci costretti, con un sorriso da cherubino malizioso, a ballare leggeri sulla crosta del mondo. Grazie per avercelo ricordato con tanta grazia.

    1. Daniela sono molto d’accordo con te. Demonizzare Warhol è facile, ma a oltre quarant’anni dalla sua morte il suo lascito nell’arte contemporanea è chiaro. Anzi non solo nell’arte, ma anche nella televisione, nel cinema e come scrivi nei social media.

Rispondi

✕
InOltre App

GRATIS
VISUALIZZA