La conferenza stampa – tenutasi per la prima volta nel 1988 e diventata una pratica consueta nel 1993 – è uno degli eventi più attesi delle “due sessioni” annuali, quando si incontrano il massimo organo consultivo politico e legislativo.
Da oggi le élite politiche e i legislatori cinesi si riuniscono a Pechino per una settimana per dare il via agli incontri legislativi annuali della Cina, le Due Sessioni o “lianghui”. Il Comitato centrale del partito comunista cinese apre oggi e l’assemblea nazionale del popolo aprirà domani, tutti gli eventi si concluderanno entro l’11 marzo.
Il premier Li Qiang martedì avrebbe dovuto presentare un rapporto al Congresso nazionale del popolo, svelando l’obiettivo di crescita del PIL per il 2024 insieme al bilancio nazionale e alle linee di politica socioeconomica, ma in rottura con il protocollo consolidato il portavoce dell’NPC Lou Qinjian ha rivelato che Li non terrà nessuna conferenza stampa alla fine dell’incontro o in nessuna delle sessioni dell’NPC quest’anno, impedendo di fatto le domande dei giornalisti locali e le più temute poste dalla stampa internazionale.
Lou ha anche rivelato che gli attuali posti vacanti nel consiglio di stato e nella commissione militare centrale rimarranno vacanti per qualche tempo, senza che le nomine del personale vengano annunciate durante le Due Sessioni.
Le speculazioni sul destino di Qin Gang, ex ministro degli Esteri e di Li Shangfu, ex ministro della Difesa, sono aumentate da quando i due uomini sono stati misteriosamente rimossi senza spiegazione, lasciando posti vacanti nel consiglio di stato. Il posto vacante di Li potrebbe essere coperto dal suo sostituto come ministro della Difesa, Dong Jun.
Ma a questo punto non si prevede che Dong o qualsiasi nuovo ministro degli Esteri, poiché il predecessore di Qin Wang Yi è tornato solo temporaneamente, sarà nominato nel consiglio di stato. Questa anomalia indica una mancata coesione circa le nomine o addirittura che le recenti epurazioni sono ancora in corso.
Lou ha anche affrontato le recenti modifiche alle leggi sullo spionaggio che hanno sollevato molti dubbi da parte della comunità imprenditoriale internazionale, per le definizioni ampliate e i divieti sul trasferimento di qualsiasi informazione relativa alla “sicurezza nazionale”. Le incursioni e gli arresti delle forze dell’ordine hanno suscitato preoccupazioni di un aumento del rischio per le imprese straniere e i loro dipendenti in Cina.
Nella conferenza stampa di lunedì Lou ha affermato che si tratta di una “interpretazione errata della legge sul controspionaggio” che denigra la Cina e che essa è ancora impegnata nella “riforma e nell’apertura” in particolare negli scambi commerciali e nella cooperazione.
“Sulla base di pratiche internazionali comuni ha effettivamente perfezionato la definizione di attività di spionaggio e reso chiaro il confine tra attività legali e illegali”asserisce Lou, ricordiamo che “Aperture e Riforme” era la precedente politica tenuta dalla Cina in materia di rapporti con l’estero e politiche economiche, fu approntata da Deng Xiaoping dopo la morte di Mao ed è responsabile della crescita economica cinese, la stessa crescita che si è arrestata all’abbandono della misura da parte di Xi Jinping e della sua politica “Wolf Warrior”.
“La porta della Cina rimane aperta al mondo e non si chiuderà” sembra più una rassicurazione per i mercati che una vera linea politica.
Alle domande sul bilancio della difesa cinese il portavoce ha detto solo che una bozza sarà esaminata dall’NPC e che la Cina ha registrato una crescita ragionevole e costante della spesa per la difesa, in linea con la capacità di difesa e la forza economica.
“La Cina è impegnata sulla via dello sviluppo pacifico” ha chiarito, suggerendo una certa cautela nei confronti delle eventuali mosse nello Stretto di Taiwan.
Lou ha anche respinto le critiche al comportamento sempre più aggressivo della Cina nella regione, in particolare nel Mar Cinese Meridionale affermando che la Cina è un buon vicino e un amico cooperativo e questa sembra il tipo di dichiarazione che neanche il premier avrebbe potuto sostenere davanti alla stampa internazionale senza sollevare una valanga di domande ulteriori.
Lou ha ribadito che la Cina è contraria agli “scontri di campo” aggiungendo che la cooperazione con i suoi vicini è “aperta, accomodante e non esclusiva”.
Dallo scorso anno i diplomatici cinesi hanno utilizzato un tono più morbido sia nei confronti dei partner che degli avversari per sostenere gli investimenti esteri e si prevede che l’attenzione alla stabilizzazione delle relazioni continuerà col fine di riconquistare la fiducia degli investitori e l’arrivo di capitali.
Gli investimenti diretti esteri sono crollati lo scorso anno precipitando dell’82% rispetto all’anno precedente al livello più basso dal 1993. Le passività per investimenti diretti, una misura degli afflussi di capitali esteri, sono scese a 33 miliardi di dollari secondo i dati dell’Amministrazione statale dei cambi.
Le relazioni commerciali della Cina con i suoi maggiori partner commerciali come gli Stati Uniti e l’Europa sono state offuscate dalle crescenti restrizioni tecnologiche imposte alla Cina in un contesto di rivalità in materia di sicurezza e tecnologia tra le più grandi economie del mondo.
La recente introduzione della norma sul Segreto di Stato minaccia di dare il colpo definitivo alla fiducia degli investitori esteri i quali, pur tendendo un basso profilo di fronte alle recenti accuse di utilizzo del lavoro derivante dall’assoggettamento delle minoranze, non possono certo ignorare le conseguenze di una norma che di fatto si riserva il controllo delle informazioni di tutte le aziende estere su suolo cinese.
La sensazione generale è che ci sia una tensione interna piuttosto forte e che il controllo delle informazioni mai come in questo momento risulta cruciale per il mantenimento di una coltre di credibilità.
Siamo al primo giorno e già le procedure sono state modificate in senso restrittivo, difficile credere a un’apertura se si osserva sempre un maggiore controllo sulle informazioni in uscita che normalmente dovrebbero essere rilasciate alla stampa col fine di attirarne la benevolenza.



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Gli scricchiolii del regime comunista sono sempre più forti, sembra quasi di vederle, le crepe, nel sistema autocratico cinese e tali misure restrittive cercano di cementarle. Forse il mostro bi-cefalo PPC+establishment militare potrebbe riuscirvi ma se dovesse fallire, rischiano il crack definitivo o….come spesso accaduto, quando un regime è in difficoltà, si lancia in avanti in una guerra di conquista nella speranza che il patriottismo+nuove ricchezze possano stabilizzare il malcontento del fronte interno. Butta male in entrambi casi
Difficile una guerra se non hai né il ministro degli esteri e né quello della difesa