
Pietas est animus benignus erga parentes, patriam, deos.
Cicerone
Non si può chiedere la misericordia di Dio senza essere disposti ad essere altrettanto misericordiosi verso i fratelli
Sant’Agostino d’Ippona
It is terrible to see this sort of antisemitism attack happening in my own country. Around the world populist politicians are getting increasingly powerful, fanning the flames of fear and hatred. Racism and antisemitism are on the rise. (….) For many of these years I have been one of the many who spoke out against the injustices and extraordinary suffering of the Palestinian people. However, when brutal attacks against the Jewish or Israeli people have happened, as in Oct 7th or on Thursday, in the synagogue in Manchester, it is really important for us to speak out and condemn them too. To speak out against antisemitism and racism wherever and whenever it occurs.
Peter Gabriel
Nella Roma antica, la pietas era considerata una delle virtù fondamentali, un principio che guidava la vita morale, sociale e religiosa del cittadino come parte dello stato. Non si trattava di pietà o compassione per come le intendiamo oggi, ma di un dovere sacro verso gli dèi, la famiglia e la comunità, parole che oggi suonano come retorica di destra, mentre a mio parere offrono spunti anche per il presente al di là di ogni intendimento politico. La pietas legava l’individuo all’ordine morale della società, garantendo stabilità e coesione. Cicerone, nel De Officiis, la definisce chiaramente come un “animo benevolo verso i genitori, la patria e gli dèi”, sottolineando che nel rispetto per queste tre dimensioni sta la base di ogni azione giusta. Un punto fondamentale per un recupero della pietas in chiave contemporanea sta nella responsabilità e nell’esser parte di un ordine superiore per porsi a contrasto del caos.

Questa virtù si manifestava sia nella vita quotidiana sia negli atti eroici. Virgilio, nell’Eneide, descrive non a caso Enea come modello di pietas, la mente ferma e guidata dal dovere verso gli dèi e la famiglia. È è una virtù concreta, che richiede azioni coerenti coltivando il dovere e l’amore per il bene comune. Cos’è l’educazione civica se non una riscoperta didattica della pietas in chiave moderna? Il cittadino, anche nelle democrazie non è infatti solo portatore di diritti, ma anche di doveri, doveri riferiti ad una comunità. Dunque com’è che l’idea di bene comune si mette in relazione con la pietas nel contrastare il caos e le sue orde distruttive? Là dove i disordini, le vetrine fracassate, i ricoveri in ospedale o peggio i corpi martoriati rimandano al trionfo del male, forse ritrovare un pensiero come quello della pietas costruita giorno per giorno intorno alla responsabilità ha un suo senso forte anche oggi.
Pensarsi esclusivamente su un piano individuale e spinti esclusivamente da un desiderio massimalista di affermazione delle proprie idee a cosa porta infatti quando ci si scontra con pensieri diversi o opposti? Inevitabilmente ad uno scontro. Un pensiero cresciuto in una dimensione di perenne autoaffermazione narcisistica vede una sola prospettiva lecita: la propria. Pensarsi come componenti di una comunità dando a pensieri diversi una cornice comune favorisce al contrario un confronto tra inevitabili e anzi auspicabili diversità. La pietas può essere attualizzata in chiave democratica come “cura” dal disordine e dalla violenza che vediamo dilagare.

La misericordia nella tradizione cattolica ha alcune analogie con la pietas, ma ne differisce profondamente nella natura e nello scopo. La misericordia rappresenta l’amore compassionevole di Dio verso gli uomini e chiama a rispondere a questo amore con perdono, comprensione e accoglienza. Non si limita al sentimento, ma si traduce in azioni concrete, come aiutare bisognosi, confortare chi soffre o perdonare chi ha sbagliato ed è indifferenziata. In che senso? Riguarda l’uomo in senso assolutamente ontologico, qualsiasi uomo è infatti oggetto di misericordia e la misericordia verso gli uni non nega mai la misericordia verso gli altri.
Significative le parole di Peter Gabriel di fronte ai morti alla sinagoga di Manchester proprio perché l’artista sa far suo questo intendimento: la compassione è per tutti, non circoscritta ad alcune tribù. Vale per Palestinesi, Ucraini, Israeliani, Sudanesi, Tibetani… Vale per ogni uomo.
L’odio che serpeggia in questi giorni nelle piazze reali e virtuali accomuna strumentalmente ebrei, Israeliani e governo di Israele, parificando responsabilità molto diverse e ammassando impropriamente nello stesso insieme quel che non è e non può essere omogeneo. A cosa porta un simile atteggiamento? Peter Gabriel lo dice esplicitamente, unendo in un ponte ideale pietas e misericordia: siamo di fronte al peggior razzismo, a manifesto antisemitismo e alla perdita del senso di comunità. Stiamo spalancando le porte al caos.
Sant’Ignazio di Antiochia ricorda come la misericordia debba manifestarsi in azioni concrete. È una componente dello slancio verso i Palestinesi che ha animato molti in buona fede con l’obiettivo di fermare le sofferenze a cui è esposto questo popolo da troppo tempo, sofferenze che però non cancellano l’orrore del 7 ottobre, ma coesistono. Non esiste mai un dolore lecito a cui contrapporre un dolore trascurabile.

Le differenze tra pietas e misericordia sono profonde. La pietas ha una forte dimensione comunitaria e sociale: l’individuo adempie i propri doveri per la famiglia, gli dèi e lo stato, garantendo ordine e stabilità, oggi diremmo il cittadino ha dei doveri verso la cosa pubblica e la comunità che incarna una determinata convivenza civile. La misericordia, pur includendo la comunità, pone un accento maggiore sull’individuo e sul rapporto personale con Dio o con la propria coscienza in chiave laica, sulla capacità di riconoscere l’altro, perdonare, sostenere e consolare chi è fragile o soffre e può essere intesa come solidarietà e impegno sociale.
Nonostante queste differenze vi sono anche importanti analogie tra pietas e misericordia. Entrambe le virtù implicano azione e responsabilità, non sono mai concetti puramente teorici, pongono al centro la relazione con l’altro, che sia la famiglia, la comunità o un singolo uomo e richiedono integrità, coerenza e, spesso, sacrificio.
La pietas e la misericordia rappresentano indubbiamente due modi differenti di concepire il dovere morale. La prima come responsabilità e sforzo per edificare una comunità, la seconda come amore compassionevole e perdono tradotto in opere concrete. Entrambe ci ricordano che vivere con attenzione per gli altri resta un principio costruttivo anzi irrinunciabile. Se al contrario si diffonderà l’idea che una sofferenza cancelli l’altra e non ci siano vincoli che legano il singolo alla comunità trionferà il disordine, l’arbitrio e la violenza gratuita, con l’epilogo inevitabile di cancellare democrazia e libertà.
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