Che l’Onu sia ormai piegata ai capricci dei regimi più irrispettosi dei diritti umani è un fatto a cui abbiamo fatto il callo, eppure è impossibile non indignarsi quando dimostra che ad ogni male segue sempre un peggio. Succede così che abbia deciso di accogliere la richiesta dei talebani di escludere le donne afghane dall’incontro con i rappresentanti di 25 paesi, che si terrà a Doha a partire dal 30 giugno.
“Quello che sta accadendo in Afghanistan è la crisi dei diritti delle donne più grave al mondo,” ha dichiarato Heather Barr di Human Rights Watch, “e l’idea che l’Onu convochi un incontro come questo e non discuta dei diritti delle donne e non abbia donne afghane nella stanza è incredibile.”
Infatti, viene da chiederci: come può un’organizzazione che dovrebbe rappresentare e proteggere i diritti umani a livello globale ignorare le donne afghane, le uniche al mondo alle quale, per legge, viene impedito l’accesso all’istruzione? D’altra parte stiamo parlando di un’organizzazione dove il Forum del Consiglio per i diritti umani (Unhrc) stato presediuto dall’Iran. Cosa mai sarebbe potuto andare storto per le donne con un appuntamento simile?
Habiba Sarabi, ex ministra per gli affari femminili in Afghanistan e prima governatrice donna del Paese, ha denunciato che la comunità internazionale sta dando priorità all’impegno con i talebani rispetto ai diritti delle donne. “Purtroppo, la comunità internazionale preferisce trattare con i talebani, e per questo la loro agenda è sempre stata più importante delle donne afghane, della democrazia o di qualsiasi altra cosa”, ha dichiarato.
Da quando i talebani sono tornati al potere, alla maggior parte delle ragazze è stato impedito di frequentare le scuole superiori e di accedere alle università. I talebani hanno anche vietato alla maggior parte del personale femminile afghano di lavorare presso le agenzie umanitarie, hanno chiuso i saloni di bellezza, hanno proibito l’ingresso delle donne nei parchi e hanno limitato i loro viaggi in assenza di un tutore maschile.
Secondo i critici, l’approccio delle Nazioni Unite rischia di normalizzare e legittimare un regime che opprime le donne in modo sistematico. La legittimazione dei talebani tramite la diplomazia (senza risultati concreti) invia un messaggio pericoloso: che la comunità internazionale è disposta a chiudere un occhio sulle violazioni dei diritti umani in nome della stabilità politica.
Da parte sua, l’Onu ha comunicato che il capo degli affari politici delle Nazioni Unite, Rosemary DiCarlo, l’inviata speciale per l’Afghanistan, Roza Otunbayeva, e gli inviati di vari paesi incontreranno i gruppi di donne afghane dopo aver incontrato i talebani. Una decisione non migliora certo la situazione, ma appare sposare interamente la posizione dei talebani: donne fuori dalla porta e al loro posto.
Ancora una volta assistiamo a un episodio in cui i diritti delle donne vengono sacrificati sull’altare delle relazioni internazionali. E ancora una volta troviamo a porci la stessa domanda: che senso ha ormai un’organizzazione, il cui scopo è quello della difesa dei diritti universali degli individui, quando la maggioranza dei suoi rappresentanti appartiene a Paesi che non li riconoscono o che sono in aperta violazione di essi?
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Il vero scandalo non è nell’atteggiamento succube delle UN ma il solo fatto che continui ad esistere. Un carrozzone inutile agli scopi “istituzionali”, divenuto cassa di risonanza per entità statuali malefiche e tiranniche ma anche strumento, per costoro, con cui incipriarsi il naso e nascondere i sozzi bubboni tipici dei loro regimi/ordinamenti. Tutti a lavorare nelle zolfatare, le riapriremo solo per l’occasione