
Una legge può nominare l’antisemitismo, ma non basta a fermarlo. Il punto, qui, è un altro: l’odio si alimenta in un clima politico, mediatico e culturale che da tempo delegittima Israele e, a cascata, rende di nuovo esposti gli ebrei. Il bersaglio non è il sintomo, ma la macchina che lo produce.
Partiamo da un dato certo: la definizione di antisemitismo: “s. m. [dal ted. Antisemitismus (Ch. F. Rühs, 1816); cfr. antisemita, che è però voce posteriore]. – Avversione e lotta contro gli Ebrei, manifestatasi anticamente come ostilità di carattere religioso, divenuta in seguito, spec. nel sec. 20°, vera e propria persecuzione razziale basata su aberranti teorie pseudoscientifiche” (Treccani).
Ora i legislatori hanno reputato necessario portare in votazione un decreto per contrastare il risorgere del sentimento antiebraico in quanto, evidentemente, il fenomeno sta assumendo nuovamente derive pericolose e violente.
Il ddl approvato dal Senato introduce per la prima volta nell’ordinamento italiano la definizione operativa di antisemitismo, più completa e attuale di quella citata sulla Enciclopedia Italiana, adottando quella dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Essa cita esempi non vincolanti per aiutare a riconoscerlo, tra cui:
• stereotipi e pregiudizi sugli ebrei;
• negazione o minimizzazione dell’Olocausto;
• accuse collettive agli ebrei;
• alcune forme di ostilità verso lo Stato di Israele quando superano la critica politica e diventano discriminazione.
Sembrerebbe tutto sacrosanto e condivisibile eppure, non è stato condiviso da una larghissima parte politica: Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra contrari, Partito Democratico prevalentemente astenuto. Evidentemente perché vogliono conservare il loro diritto di giudicare negativamente lo Stato di Israele anche quando si supera la legittima e giustificata, secondo loro, critica nei confronti del suo governo.
Vogliono la libertà di poter mettere in discussione proprio l’esistenza dello Stato ebraico in quanto, per la loro convinta narrazione, peraltro con distorti fondamenti storici, sarebbe usurpatore e imperialista.
Allora perché io sarei contrario a questa legge? Perché non si può combattere una malattia con il codice penale. Sarebbe come dire: vietata la scarlattina.
Ma non è mettendo al bando i sintomi della scarlattina che si debella il morbo. È combattendone le cause che si contrasta la malattia. La lotta deve essere l’azione quotidiana contro chi propaga scientemente il contagio. Le pomate o gli antipiretici sono il decreto che lotta per diventare legge: un blando, ingenuo palliativo rispetto al preoccupante quadro epidemiologico.
Non prendiamoci in giro. Se Israele viene stigmatizzato come nessun’altra nazione al mondo per qualunque comportamento del proprio governo, demonizzando l’intera popolazione, coinvolgendo chiunque sia di religione e ascendenza ebraica, ritorniamo alla definizione della Treccani, non è con una norma giuridica che si risolve la situazione.
Finché gli untori di questo profluvio di impietosa, feroce delegittimazione detengono i capisaldi delle sezioni dei partiti di sinistra, delle redazioni delle testate nazionali, dei picchetti sindacali, dei talk show, i focolai di odio antisraeliano e, a cascata, antiebraico continueranno a diffondersi come un fiume di lava che tutto avviluppa e brucia.
È evidente che ci sia un’orchestrazione esterna, strutturata e finanziata per tornaconti politici, internazionali più che nazionali, perché della causa palestinese forse gliene frega di più agli israeliani che ai pacifisti de noantri.
È un movimento antiamericano, antioccidentale, antiebraico dilagante, senza più freni inibitori, senza remore morali, scevro dall’idea di dover pagare alcuno scotto morale. Ed è un’offensiva cognitiva tentacolare e martellante cui tutti vengono sottoposti e che alla fine scardina le convinzioni anche dei più disincantati.
Ma tant’è, e se si ritiene di dover ricorrere a una legge vuol dire che la Ragione, quella con la R maiuscola, è già stata sconfitta, che la linea rossa non è stata travalicata ma travolta. Figuriamoci poi quando al governo andranno costoro che hanno votato contro.
Qui è finita. Ma non solo per noi ebrei.
Ieri è stato assolto un manifestante che al corteo propal ha lanciato bottiglie e sedie contro le forze dell’ordine: “il fatto non sussiste e il fatto non costituisce reato”. Più di 40 feriti tra gli agenti. Non mi parlate di legge che mi metto a ridere.

P.s. La foto che vedete è una scuola sventrata a Tel Aviv da una munizione a grappolo. È quella dei miei nipotini e, fortunatamente, era vuota. La posso pubblicare perché non c’è riferimento di indirizzo, e quindi censura militare. È più di un mese che l’Iran risponde agli attacchi alle proprie infrastrutture con bombardamenti con cluster sulla popolazione civile. È una notizia che, per l’appunto, non sentirete a nessun TG.
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Buongiorno
Ad un certo punto del suo articolo, lei utilizza questa frase: “ Vogliono la libertà di poter mettere in discussione proprio l’esistenza dello Stato ebraico in quanto, per la loro convinta narrazione, peraltro con distorti fondamenti storici, sarebbe usurpatore e imperialista.”
Io ho provato a cercare i “distorti fondamenti storici” e ho cercato su Wikipedia (le pagine in francese sono piu’ ricche,ma le pagine italiane mi sembra che rendano comunque l’idea: https://it.wikipedia.org/wiki/Israele)
Puo’ darsi siano di parte, nel qual caso le chiederei la gemtilezza di fornirmi dei link alternativi.
Ho trovato poi oggi un articolo che mi sembra molto elaborato, che non va indietro al 1947 ma che, partendo dalla Seconda Intifada, cerca di leggere la situazione.
Forse anche questo di parte…. Non wo.
Grazie per l’attenzione
Buongiorno. Capisco il Suo punto di vista, ma sarebbe come dire che non servono regole perché l\’uomo deve essere guidato solo dalla coscienza. Allora aboliamo le religioni e il codice. Mi sembra un po\’ utopistico. Nadia Mai
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