6 pensieri su “Perché solo a Israele si chiede sempre di non vincere?

  1. Finalmente un articolo chiaro, inequivoco, che prende le giuste posizioni e pretende le giuste risposte.
    Mi permetto un commento integrativo.

    Partiamo dal presupposto che la Cisgiordania (così chiamata perché al di qua del Giordano, in opposizione alla Transgiordania, al di là) è, sotto ogni profilo di diritto internazionale, terra d’Israele: porzione di territorio che Israele ha liberato nel 1967 dall’occupazione transgiordana. Su questa base storica e giuridica vanno innestati tutti gli altri discorsi. L’articolista sottolinea correttamente che l’Occidente, antisemita per vizio d’origine e calcolo politico e ormai in mano alle crescenti masse islamiche e agli investimenti e alle proprietà qatari, vive di “retorica travestita da diplomazia”, inscindibile dal carrozzone umanitario che della “causa palestinese” ha fatto un bastione violento e assolutista.
    Si omette, tuttavia, di segnalare che, anche qualora Israele decidesse (ed è l’unico che ne abbia la facoltà) di “regalare” porzioni di territorio per la creazione di un ulteriore Stato arabo — tenuto conto che la farlocca “Palestina” è già membro della Lega Araba, che conta 22 Stati — non sarebbe possibile replicare un’operazione stile “Gaza 2005” per rendere judenrein l’area: è noto che i cosiddetti palestinesi non vogliono ebrei sul territorio. A Gaza furono espulsi 8.000 residenti ebrei e israeliani; in Giudea e Samaria sono circa 800.000. Al massimo si potrebbe pensare a federare alcuni grandi centri (Ramallah, Jenin, Tulkarem) alla Transgiordania, mentre il resto del territorio (già legalmente suo) dovrebbe far parte, senza ambiguità diplomatiche, di Israele. L’alternativa è una guerra civile, oppure il mantenimento dello status quo.

    1. Nel suo commento viene citata una grande questione direi totalmente ignorata e sottovalutata non solo dai fedeli e accecati sostenitori dei palestinesi, ma anche da chi in buona fede è preoccupato per le sorti della popolazione e cioè: perché è ritenuto “normale” e doveroso che Israele abbia dato e dia pieni diritti e libertà alla popolazione araba sul suo territorio, mentre nel caso di un eventuale Stato palestinese questo non può essere e non viene richiesto per quanto riguarda gli ebrei sul territorio del menzionato Stato e quindi debbano andarsene altrove? Chiarezza e responsabilità nei confronti di minoranze interne e Stati vicini non possono essere opinabili per una convivenza pacifica e anche attori esterni interessati e preoccupati non possono permettersi di ignorare tali questioni per tifo o qualche voto in più.

  2. Articolo sostanzialmente condivisibile e che mi induce ad una considerazione riferita al “nostro” Occidente, ancorché possa essere ulteriormente estesa: etica politica, etica informativa, ovvero non solo individuale, sono per caso degli ossimori? E torna una volta di più il mio chiodo fisso, più volte espresso in miei precedenti commenti ad altrettanto interessantissimi e stimolanti articoli pubblicati su questo sito: etica e coscienza, senza l’esercizio delle quali ogni azione, individuale o collettiva che sia, nasce con un grave “bug” congenito. Pia illusione? Per me no.

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