
Questo è il manifesto per il Giorno della Memoria che il Comune di Roma ha voluto affiggere su tantissimi manifesti luminosi della città. Un battage senza precedenti, a mia memoria.

Ma analizziamolo bene: in esso non c’è partecipazione, non c’è empatia, non c’è condivisione dell’immane tragedia che fu l’Olocausto. Non si afferma l’unicità di quella catastrofe.
È semplicemente una clava politica. Un’oscenità!
È lo sfruttamento della memoria per un’offensiva all’altra fazione.
Non è un messaggio di ricordo, né di empatia verso le vittime dell’Olocausto o verso chi oggi vive l’antisemitismo. È solo un attacco spregiudicato mascherato da memoria.
Il 27 gennaio dovrebbe servire a ricordare, comprendere, vigilare. Il messaggio dovrebbe essere “Mai più!”.
Invece l’unico messaggio è “ricordate chi lo ha fatto”. Una semplificazione grave e irrispettosa.
La Shoah non è uno slogan, la memoria non può essere propaganda. Il giorno 27 gennaio dovrebbe parlare alle coscienze, non alle tifoserie.
Dovrebbe ricordare le vittime, interrogare il presente, inoculare gli anticorpi perché ciò che è stato non si possa ripetere.
Ridurre tutto a uno slogan contro “una parte” svuota il significato di una tragedia che dovrebbe unire, non dividere.
La memoria non è un’arma. È una responsabilità.
Credo, tra l’altro, che lo svilimento e la banalizzazione siano anche colpa nostra: la Shoà doveva restare qualcosa di intimo, inviolabile e supremo. Senza ipocrite corone di fiori, senza facce di commiserazione. Senza documentari propinati per l’ennesima ed ennesima volta. Senza il presenzialismo di chi, il giorno dopo, non si scandalizza se si urla “From the river to the sea”.
Riprendiamoci la Shoà: i caroselli mediatici un giorno all’anno non sono serviti a nulla. Soprattutto se insinceri e ambigui.
Un sondaggio SWG del 2025 ha trovato che circa il 15% degli italiani considera giustificabile, almeno in parte, un’aggressione fisica contro persone ebree e il 18% ritiene “legittimo” l’antisemitismo vandalico (ad esempio graffiti antisemiti).
Bastano il buio, delle candele e la recita dei nomi. Noi e chi ci è vicino. E basta.

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Purtroppo i terribili eventi del 7/10/23 hanno dato la stura al mai sopito antisemitismo nei paesi occidentali. Da tempo, purtroppo, si evidenzia lo svuotamento del ricordo della Shoà perpetrato da tutti quegli atteggiamenti ipocriti e falsissimi.
Parole sante.
Enrico coglie sempre la radice ed il non detto!