di Ettore Maggi*
Ettore Maggi segue le questioni internazionali e i diritti umani. Collabora con la Croce Rossa.
Il 20 aprile Erdogan ha incontrato il capo dell’ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh. Apparentemente, potrebbe sembrare un tentativo di trattare il cessate-il-fuoco nella Striscia.
Ma la realtà è diversa. Erdogan ha sempre avuto un rapporto privilegiato con Hamas.
Il 17 aprile ha pronunciato un infuocato discorso al parlamento turco, dove ha definito Haniyeh un grande combattente della libertà palestinese. Poi ha esaltato Hamas, mentre molti parlamentari gridavano Morte a Israele!
“Mentre tutti gli altri sono rimasti in silenzio noi abbiamo definito Hamas un movimento di resistenza e non un gruppo terrorista”.
Erdogan ha inoltre accusato Israele di aver organizzato i colpi di stato del 1980 e 1997 e il tentato golpe del 2016, utilizzato per arrestare militari laici e oppositori politici, tra cui l’avvocato curdo Selahattin Demirtas, ex dirigente di Amnesty International e co-presidente del partito HDP (la Corte Europea dei diritti umani ha chiesto invano la sua scarcerazione per l’inconsistenza delle accuse).
Daniel Pipes, analista geopolitico americano di area neocon, da tempo sostiene che NATO e Occidente abbiano un grosso problema.
“Il problema è Erdogan”, ha detto.
Nel 2020 Pipes scrisse, dopo la minaccia turca di invadere l’isola greca di Kastellorizo:
“L’analista Jack Dulgarian ha proposto uno scenario plausibile. Le truppe turche invadono Kastellorizo e sfidano il mondo. Da sole, le forze armate elleniche non possono riconquistare l’isola (…) L’art. 5 della NATO si rivelerà inefficace quando entrambe le parti sono membri di quell’organizzazione. Erdo?an potrebbe plausibilmente tentare di conquistare tutta Cipro e perfino tutta la Grecia (…) Chi lo fermerà?
Erdogan, a parte Israele e Grecia, ha ovviamente nel mirino anche YPG e YPJ, le milizie curde del Rojava che costituiscono la fanteria della coalizione internazionale contro ISIS. Il Sultano ha protestato, fortunatamente invano, per gli ingenti aiuti militari di USA, Francia, Olanda e paesi nordici a YPG.
Ricapitolando, da una parte abbiamo Erdogan, che minaccia due membri della UE, continua a occupare illegalmente Cipro Nord, ha legami aperti con Hamas, ha avuto legami segreti con ISIS (il giornalista Can Dundar li ha scoperti e gli è costato una condanna a 5 anni e la chiusura del giornale).
Per restare in tema, la Turchia nel 2016 aveva il maggior numero di giornalisti in carcere al mondo e attualmente è al 6° posto.
Aggiungiamo il trattamento riservato alle donne e alla comunità LGBT+ e non dimentichiamo che il partito alleato dell’AKP è MHP, il braccio politico dei Lupi Grigi, movimento paramilitare fascista bandito in Francia e Austria. Inoltre la Turchia permette alla Russia di aggirare, in parte, le sanzioni.
Dall’altra, un popolo di 40 milioni di persone che combatte contro un regime teocratico (Iran), contro due autocrati (Erdogan e Assad), contro i jihadisti (Siria e Iraq), e che dove riesce ad avere una forma di governo locale dimostra una buona capacità di applicazione del pluralismo e della tolleranza politica e religiosa.
Come direbbe Daniel Pipes, all’occidente conviene avere un alleato come Erdogan?
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è la famigerata “politica dell’appeasement” che la storia ha dimostrato non paga mai.