

Il successo di Donald Trump alle recenti elezioni americane e il suo discorso d’insediamento dimostrano, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che il tema dell’immigrazione può avere un ruolo decisivo per stabilire chi, in questa fase storica, può assumere la guida di un grande paese democratico.
Anche in Europa e in Italia il clima politico non è a questo riguardo molto diverso da quello che si respira negli Stati-uniti d’America. In molti paesi l’ondata migratoria che percorre da diversi anni l’Europa sta infatti producendo reazioni opposte e contrastanti: da un lato una parte dell’opinione pubblica ritiene che da troppo tempo il fenomeno migratorio sia caratterizzato da un numero di vittime che non può lasciare nessuno indifferente; d’altro lato una paura crescente sta orientando buona parte del corpo elettorale verso le soluzioni proposte dalla destra, anche da quella che s’ispira in modi più o meno espliciti al fascismo o al nazismo.
Sebbene in Italia il numero delle vittime e dei naufragi sia diminuito grazie alle strategie adottate da qualche governo, come quello attuale o come quello in precedenza guidato da Paolo Gentiloni, esso suscita sempre pietà e giusta indignazione in buona parte dell’opinione pubblica, e non solo in quella italiana, dato che la stessa Unione Europea è messa incessantemente in crisi dai disaccordi che sorgono sul tipo di politica che sarebbe più opportuno adottare per arginare quell’ondata.
Le due opposte strategie che sembrano fronteggiarsi possono essere grosso modo riassunte come segue: da un lato ci sono i governi che vorrebbero organizzare e gestire l’accoglienza di migranti sul territorio europeo tramite un’equa ripartizione di quote tra i paesi membri; dall’altro ci sono i paesi che si stanno orientando sempre più esplicitamente proteggere sia i confini nazionali sia quelli dell’Unione, considerando la ripartizione dei migranti una questione importante ma subordinata.
Quest’ultima politica nei confronti del fenomeno migratorio, recentemente rinvigorita proprio grazie all’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, sembra mossa dalla convinzione di non poter realisticamente assorbire tutti coloro che, dall’Asia o dall’Africa, potrebbero avere soggettivamente ottime ragioni per venire in Europa.
Viceversa, l’argomento principale che pare ispirare le politiche più «accoglienti» sembra prendere le mosse dalla convinzione che qualsiasi strategia volta ad impedire o controllare l’ondata migratoria comporterebbe una quantità di sofferenze e di morti di cui l’Europa e l’Occidente in generale non possono assumersi la responsabilità, poiché andrebbero in questo modo contro gli stessi principi che ispirano le loro istituzioni liberaldemocratiche. Così, se le politiche volte a proteggere i confini sembrano a molti più efficaci, a molti altri paiono ingiustamente crudeli, mentre trovano quelle volte ad accogliere a oltranza i migranti nel complesso «umane».
C’è però un dubbio che può sorgere rispetto a quest’ultima convinzione e che è in grado di capovolgerla, ed è questo: se qualche forza politica è davvero convinta che il lasciar arrivare i migranti in un modo sostanzialmente incontrollato – come è sempre successo, salvo una breve parentesi, fino ad oggi – sia la soluzione giusta e realistica del problema, o almeno quella che provoca il male minore, e che quindi non debbano essere costruiti argini o filtri utili per difendere i confini nazionali o europei, perché allora nessuna di queste forze politiche ha mai proposto, né quando era al governo né quando non c’era, un metodo efficace per far arrivare i migranti in sicurezza senza foraggiare le organizzazioni criminali che gestiscono attualmente il loro traffico facendone strage?
Ciò sarebbe stato infatti possibile partendo dalla considerazione che la tariffa che un migrante deve pagare alle organizzazioni criminali per tentare di arrivare in Europa si aggira mediamente intorno ai 5000 euro. Alla luce di questa cifra approssimativa, si sarebbe infatti potuta adottare la seguente regola di massima: chiunque voglia venire in Italia da un paese che per qualche motivo non è per lui uno «Stato sicuro» può recarsi nel consolato italiano più vicino – nel proprio paese, o in un paese limitrofo – e fare la richiesta di visto, che può essergli concessa al costo di 4000 euro. Una volta giunto in Italia con regolare volo di linea (mettiamo, per ipotesi, al costo 500 euro), i soldi versati per il visto gli verranno restituiti in tre rate mensili.
In questo modo la spesa complessiva che ogni migrante dovrebbe sostenere risulterebbe assai minore di quella attuale, perché la sua parte più cospicua gli verrebbe restituita. Inoltre, e prima di ogni altro aspetto, questi potrebbe viaggiare in tutta sicurezza. Dopo il terzo mese di soggiorno si potrebbe fare il punto della situazione: se ha trovato un lavoro, anche a tempo determinato, e se naturalmente nel frattempo non ha commesso reati, il permesso di soggiorno gli verrebbe rinnovato; altrimenti, con i 500 euro ancora in possesso dello Stato, gli viene organizzato e pagato il suo viaggio di ritorno, con la possibilità di riprovarci dopo un anno o due.
Un provvedimento di questo tipo avrebbe avuto alcuni indubbi vantaggi: in primo luogo avrebbe evitato la morte di molte persone in mare o nel deserto; poi avrebbe sottratto enormi risorse a tutte le organizzazioni criminali che gestiscono attualmente il traffico di esseri umani; in terzo luogo avrebbe consentito l’identificazione di chi arrivava e avrebbe agevolato il suo eventuale rimpatrio; inoltre, ci sarebbero stati costi minori per lo Stato e un incremento della sua domanda interna del paese.
Ma per quale motivo nessuno dei principali partiti favorevoli a una politica dell’accoglienza ha mai proposto una soluzione del genere? Probabilmente perché anche quei partiti sanno perfettamente che in questo modo si correrebbe il rischio di veder arrivare un numero di persone esorbitante, delle quali né l’Italia né l’Europa nel suo insieme riuscirebbero a farsi carico conservando i principi fondamentali della propria civiltà e dello Stato di diritto. In pratica, nessun partito di sinistra ha mai proposto qualcosa di simile per ragioni analoghe a quelle per cui i partiti di destra non sono favorevoli a una politica dell’accoglienza incontrollata.
Con una malafede esemplare, tuttavia, i partiti della sinistra hanno continuato e continuano tutt’ora a parlare di “accoglienza” senza precisare le modalità che dovrebbero scongiurare le morti dei migranti in mare, inducendo così “speranze” pericolose in tutti coloro che sono tentati dalla soluzione migratoria e affidando di fatto alle organizzazioni criminali internazionali il lavoro sporco: quello di scoraggiare (con stragi e varie forme di tortura) un po’ di persone a migrare, in cambio della gestione del traffico di tutti gli altri. In questo modo hanno di fatto gestito il problema anche gli ultimi governi a guida PD in Italia almeno fino al governo Gentiloni, quando grazie alla strategia del ministro Minniti si riuscì almeno a diminuire drasticamente il numero delle partenze e dei morti.
Certo, anche le strategie adottate da quel governo di sinistra, come quella dell’attuale governo di destra, sono comunque nel loro complesso ancora inadeguate e insufficienti e lo saranno tutte fino a quando non si riuscirà, grazie a nuovi accordi con i governi dei paesi di origine, a ridurre drasticamente le partenze rispettando nel contempo i diritti fondamentali di coloro che sono nei centri di detenzione in attesa di rimpatrio; ma soprattutto, la questione non potrà essere risolta fino a quando non si riuscirà a trovare modi efficaci per affrontare i due problemi che ne condizionano la soluzione: come consentire a molte persone che vivono in condizioni di scandalosa indigenza a condurre una vita dignitosa nel loro paese e come rimpatriare chi è arrivato in Europa senza documenti e senza averne diritto. Inutile aggiungere che, per affrontare due problemi di simile portata in modo efficace sarebbe quantomeno necessario che l’Europa si dotasse finalmente di una comune politica estera e di una comune difesa, dando finalmente vita agli Stati uniti d’Europa.
In ogni caso, indipendentemente da ciò che si riuscirà a fare in futuro per arginare questo tragico processo epocale, se si fosse adottata una soluzione simile a quella poc’anzi qui esposta nell’ultimo ventennio avremmo avuto molti meno morti in mare e una migliore integrazione sociale a costi complessivamente minori. Viceversa, governi più o meno favorevoli ad assecondare un’accoglienza indifferenziata, ovvero sprovvista di qualsiasi strategia efficace per limitare le stragi di migranti da parte di organizzazioni criminali, non hanno evitato molte morti evitabili, adottando una politica che, alla luce di questo scenario, risulta oggi cinica e ipocrita.
Per poter adottare una strategia alternativa a quella politica bisognerebbe che i paesi europei si assumessero le proprie responsabilità in modo trasparente,
senza cercare di aggirare l’ineluttabilità della scelta che le attuali drammatiche circostanze impongono: o si è davvero convinti che una politica dell’accoglienza sia giusta, doverosa e non irrealistica – e allora una soluzione del tipo di quella prospettata, imperniata sulla concessione di visti e integrata dalla creazione di corridoi umanitari per chi proviene da zone di guerra, sarebbe coerente con tale posizione – oppure si è convinti del contrario, e allora una strategia seria non potrebbe che cercare di conseguire un triplice obiettivo: un efficace blocco delle frontiere ai confini europei, degli accordi per limitare le partenze e organizzare i rimpatri con i paesi d’origine e un sostegno economico e sociale ai loro governi per coadiuvarli nell’opera di prevenzione e dissuasione.
Alla luce di queste considerazioni, sarebbe opportuno che l’Europa adottasse, in maniera possibilmente coerente ed unitaria, una scelta in un senso o nell’altro, perché qualsiasi soluzione intermedia e irresoluta rischia di minare alla radice le fondamenta della stessa Unione, di prolungare e aggravare il dramma di molti cittadini africani e asiatici e di esasperare buona parte di quelli europei.
Nel dibattito acceso e talora sleale sul tema dell’immigrazione che si sta svolgendo da tempo in Italia si sentono invece ripetere spesso le solite tesi opposte, a loro modo complessivamente false, pur essendo giuste in parte. Come si sostiene a sinistra, l’immigrazione può essere davvero un bene per il paese ospitante non meno di quanto lo può essere per gli immigrati quando tale paese può fornire loro un’opportunità di lavoro e tutti i diritti di cui godono i suoi cittadini, ma anche quando si è certi che le persone accolte condividano gli stessi principi e valori cui s’ispira la comunità ospitante.
Quando però queste garanzie non possono essere offerte da un vantaggio per entrambi, paese ospitante e migranti, una simile accoglienza priva di garanzie non potrà che rivelarsi uno svantaggio per tutti, trasformando progressivamente le società occidentali in polveriere in grado di deflagrare improvvisamente in sanguinose e incontrollabili guerre civili. In questo senso, le preoccupazioni della destra europea risultano senz’altro fondate e anche le posizioni apparentemente razziste che stanno riaffiorando in diverse zone d’Europa sono piuttosto da interpretare come un sintomo della mancanza di volontà o di lungimiranza politica nell’affrontare il problema piuttosto che da una vera ideologia a sfondo razziale.
La pericolosità obiettiva di un’ondata migratoria incontrollata è infatti riconducibile a due fattori: uno quantitativo e l’altro qualitativo. In virtù del primo aspetto qualsiasi paese, anche il più ricco e il più civile, può offrire un’opportunità di lavoro solo a un numero limitato di persone, superando il quale si può solo andare a infoltire il numero degli indigenti cui sarebbe doveroso, e al tempo stesso impossibile, fornire assistenza.
Specialmente quando già non è possibile garantire i livelli occupazionali auspicabili e un reddito minimo adeguato ai propri cittadini l’arrivo di un numero incontrollato di persone rischia infatti di innescare una guerra tra poveri che può avere conseguenze socialmente e politicamente devastanti, alimentando forme di populismo e razzismo che possono minare le basi di qualsiasi società democratica e della stessa Unione Europea.
Per quanto riguarda invece il secondo aspetto, non si può ignorare il fatto che una congrua parte degli immigrati è di religione islamica e che una parte consistente di questa rischia di essere, presto o tardi, risucchiata verso posizioni islamiste in virtù del ricatto religioso che i gruppi più radicalizzati sono in grado di esercitare verso le componenti più moderate.
I gruppi islamisti sono infatti già oggi in grado di rendere inefficace qualsiasi tentativo da parte degli Stati ospitanti di controllare le loro attività e le loro iniziative destabilizzanti o terroristiche, rendendo le società occidentali delle bombe a orologeria che potranno essere disinnescate solo al prezzo di politiche coraggiose, responsabili e unitarie da parte dell’Unione Europea e di tutto l’Occidente.
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Bisogna escludere assolutamente a priori che si possa intervenire alla fonte per creare le condizioni affinché possano restare nei loro Paesi ?? Considerando che queste migrazioni sono pilotate dalla delinquenza organizzata, dai mercenari russi, da chi ha interesse a destabilizzare l’Europa, i quali ricavano grandi profitti con questo traffico di esseri umani. Per quanto riguarda i mussulmani penso non sia esagerato considerarla una invasione, spesso considerati pericolosi o scarti nei loro Paesi di origine. Certamente intervenire in Africa significa “sporcarsi le mani”, ma pensare di andare avanti con l’elemosina raccattata mostrando bambini sofferenti che finisce chissà a chi, mantenendo costosissimi baracconi utili alle Boldrini per fare carriera, ong onlus e per la vanità dei terzomondisti, è disastroso. Lo sforzo coordinato e unitario dovrebbe essere fatto da dove partono, qualunque altra cosa, benché mossa dalla compassione, è catastrofica.
Stiamo facendo la fine della “rana bollita”
No, anzi, non solo non bisogna escluderlo, ma anzi bisogna fare del nostro meglio per rendere questo scenario possibile proprio per non fare la fine della “rana bollita”, il che comporterà però l’esigenza di ridisegnare completamente la politica estera europea e soprattutto di renderla finalmente unitaria.
Grazie per il bel commento e l’integrazione.
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Grazie Beppo, mi fa piacere che tu lo condivida, perché vi si sostiene una tesi poco gradita a molte diverse parti politiche.