1 ha pensato a “Perché l’accordo lampo di Trump sul petrolio venezuelano è un miraggio”

  1. Prendiamo il Venezuela, dimostrazione empirica plastica del fatto che si può sedere sul giacimento di petrolio più grande del mondo e, allo stesso tempo, fare la fila per comprare la carta igienica. L’accordo con cui Donald Trump punta ad assicurarsi 65 miliardi di barili a Caracas viene bollato dagli analisti come un miraggio elettorale. In parte è comprensibile, perché rimettere in sesto PDVSA, un tempo colosso energetico e oggi poco più che un relitto industriale gestito da generali bolivariani, richiederà probabilmente più tempo di quanto ne serva a un sovranista per digerire la legge della domanda e dell’offerta. Ma la parte davvero curiosa dell’analisi sta altrove. Per spiegare la “complessità” dell’accordo, ci si premura sempre di ricordare che Maduro, in fondo, era stato “regolarmente eletto nel 2024”, un dettaglio interessante per un’elezione talmente regolare che gli unici a non aver mai visto i verbali sono stati gli elettori, mentre gli unici ad aver visto le urne sono stati i militari.
    E lì sta l’ironia che l’articolo non coglie, perché si scandalizza per l’assenza di trasparenza costituzionale in un patto firmato da un regime che la Costituzione l’ha ridotta a carta velina da due decenni, senza accorgersi che Betancourt non è un corpo estraneo introdotto dal capitale yankee, bensì il prodotto più puro e riuscito della rivoluzione bolivariana, quella borghesia che il socialismo del XXI secolo prometteva di abolire e che invece ha soltanto ribattezzato, arricchito e messo al volante di un jet privato. La narrazione resta immancabilmente la stessa, ovvero una favola in cui il socialismo reale non fallisce mai per autocombustione, corruzione sistemica o incompetenza, ma fallisce sempre perché arrivano gli americani a “rapire” i presidenti e a portarsi via il greggio. Peccato che l’unica cosa che il chavismo sia davvero riuscito a nazionalizzare con efficacia sia la povertà. Trump farà pure i suoi annunci da venditore in piena campagna elettorale, ma pensare che il problema del petrolio venezuelano sia Washington, e non ventisette anni di “rivoluzione” che hanno trasformato un gigante OPEC in un caso di assistenza internazionale, richiede una fede ideologica che non si vedeva nemmeno al Comitato Centrale del PCUS…

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