4 pensieri su “Perché la politica internazionale sfugge alle nostre categorie morali

  1. Interessante notare come invece i propagandisti filorussi e i pacifisti all’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina (o ancora oggi probabilmente) usassero il termine “complessità” per giustificare il regime russo.

  2. (Daniela Martino)
    La sua riflessione sulla Realpolitik è molto interessante. Io la sposto sul caso Venezuela, Paese in cui vivo.
    L’azione di Russia e Cina in Venezuela trascende la mera retorica di “aiuto” o “investimento”, configurandosi come un manuale pratico della Realpolitik delle grandi potenze. Sfruttando la natura anarchica del sistema internazionale, Mosca e Pechino proiettano la loro influenza e mirano a minare il blocco strategico occidentale.
    Il Venezuela funge da perno cruciale contro l’influenza statunitense nel suo stesso “cortile di casa”. Mosca impiega una strategia di “Misure Attive” (Active Measures) che non punta a una vittoria militare diretta, ma all’erosione del consenso e alla normalizzazione del discorso autoritario, come teorizzato da Rid e Giles. Sostegno Militare e Deterrenza per Proxy: La fornitura di armamenti pesanti e la consulenza di sicurezza alle FANB (Forze Armate Nazionali Bolivariane) non sono un atto di virtù, ma un crudo calcolo di realismo: aumentare i costi di un eventuale intervento statunitense. Ciò crea una deterrenza indiretta e lega indissolubilmente il regime a Mosca. Capovolgimento della Causalità tramite Propaganda: Media statali come RT e Sputnik martellano la narrativa che attribuisce la crisi economica esclusivamente alle “sanzioni criminali” USA. Questa mossa inverte la colpa della cattiva gestione, sfruttando l’ostilità anti-americana preesistente e trasformando la condanna della corruzione e del narcotraffico in un “tentativo di golpe imperialista”. “Soft Power Sporco” e Diplomazia Parallela: L’influenza russa si estende attraverso contratti petroliferi, miniere e l’uso insidioso di fondazioni e influencer locali. Questi soggetti finanziano convegni e narrazioni che legittimano il regime, creando una “sensibilità culturale filorussa” che confonde l’opinione pubblica internazionale sullo stato di diritto nel Paese. L’approccio di Pechino è marcatamente transazionale e geoeconomico. La sua preoccupazione primaria è la stabilità necessaria al rimborso dei debiti, prescindendo dall’ideologia del regime. La Trappola del Debito-Petrolio: Prestiti per decine di miliardi di dollari, spesso garantiti da forniture petrolifere future, hanno generato una dipendenza strutturale. Questa non è “assistenza”, ma una magistrale operazione di asset-grabbing che ipoteca la politica energetica venezuelana alla Cina. Astensione Politica, Azione Economica: La Cina mantiene la retorica della “non interferenza” alle Nazioni Unite (opponendosi alle sanzioni), ma sul campo agisce in modo estremamente interferente a livello economico, garantendosi l’accesso a materie prime strategiche e alla propria sicurezza energetica. Tecnologia e Sorveglianza: La fornitura di infrastrutture tecnologiche avanzate per il controllo sociale (come i sistemi di sorveglianza e l’expertise nella gestione dei dati) è un sostegno diretto alla resilienza interna del regime contro le pressioni democratiche. Conclusione: Nel caso Venezuela, Mosca e Pechino sono perfettamente allineate sulla grammatica della Realpolitik: il loro obiettivo è la sicurezza del potere globale, ottenuto minando l’influenza statunitense, non la moralità del regime. Esse contano sul fatto che l’Occidente si smarrisca tra il “dialogo morale” e la “resa strategica”. La lezione è lapalissiana: l’analfabetismo geopolitico è un costo che gli avversari fanno pagare due volte – in termini di successo della propaganda e di acquisizione di influenza strategica da parte di potenze che non si vincolano a regole morali. La purezza della Realpolitik è il loro più grande vantaggio.

  3. Analisi impeccabile. In Italia ognuno guarda al suo orticello, senza capire che agiamo in un contesto globale, economicamente e politicamente.

    Un esercito europeo dovrebbe essere la normale risposta, ma tutti i governi stentano a far passare questo concetto. Si vive ancora sotto l’illusione dell’ombrello NATO (leggasi USA), ma l’elezione di Trump ha fatto capire che l’Europa deve avere le proprie difese, indipendenti dagli Stati Uniti. E produrre le proprie armi.

    Sul lungo termine la NATO deve diventare (tolto il Canada) un a coalizione di due stati (EU e USA)

  4. articolo limpido per l’onesta chiarezza con cui viene descritta la situazione che siamo vivendo. aggiungo solo che il problema viene ulteriormente complicato non tanto e solo dall’ignoranza geopolitica media dell’opinione pubblica, ma soprattutto da quella dei “leader” e delle classi politiche

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