6 pensieri su “Perché i bistrattati “revisionisti” sono i veri socialisti

  1. Incominciando dalla fine, la città in questione è Togliattigrad, dedicata da Stalin, un dittatore criminale non meno feroce di Hitler, al suo fedele collaboratore italiano Palmiro Togliatti. Le storielle poi in politica le raccontano, chi più chi meno, un po’ tutti: l’importante è che quando si vota lo si faccia non in base alle storielle che si sentono raccontare ma in base a motivi inerenti al tema su cui si vota. Le televisioni berlusconiane, essendo essenzialmente mosse da finalità commerciali, hanno sempre cercato di coinvolgere più telespettatori possibili, e per farlo hanno cercato di offrire un ampio spettro di posizioni politiche. Anche oggi, Cartabianca ne è un esempio. Per quanto riguarda la Bocassini, ognuno può pensarla come vuole, ma Berlusconi rimane la persona più processata e più assolta nella storia dell’umanità. Quanto poi all’egemonia culturale, non l’ho inventanta io, ma l’ha inventata Antonio Gramsci, tra l’altro vedendoci benissimo, e la sinistra comunista in Italia non ha fatto altro che tradurla in pratica molto bene fino ad oggi. Non c’e nulla d’illegittimo nel cercare di avere l’egemonia culturale, ma bisogna sapere che c’è e che può determinare le sorti di un paese, aspetto questo che molti liberali degli ultimi decenni sembrano aver irresponsabilmente trascurato.

  2. Concordo, la violenza non è terminata, ma è anzi aumentata per l’alleanza strategica tra comunisti o pseudocomunisti e islamisti di varia foggia, purche volti a distruggere la civiltà democratica occidentale. Quanto alla frase finale, non credo che non c’entri nulla, ma penso invece che la vittoria del No al referendum si configuri come l’ennesima vittoria, nell’ambito della sinistra italiana, di massimalismo e comunismo su qualsiasi componente autenticamente riformista e democratica.

    1. Buonasera
      Ho esposto la mia posizione in un doppio commento al vostro articolo https://www.inoltrenews.it/il-nulla-nulleggia-nella-campagna-referendaria-sulla-separazione-delle-carriere/

      Per me, normale cittadino senza laurea in legge e specializzazione in diritto costituzionale, le ragioni del SI e quelle del NO erano difficilmente distinguibili. Non penso che la vittoria del NO indebolisca la Costituzione ed i suoi principi; e non penso che la vittoria del SI li avrebbe indeboliti.
      Il problema a mio umile avviso, e’ che il referendum si e’ giocato su due cose:
      1. Il fantasma di Berlusconi. Era la sua battaglia in origine. Ed infatti subito dopo, la Marina si e’ arrabbiata per la sconfitta e ha promosso la sua amica al posto di Epurator.
      2. Come nel caso del referendum di Renzi (che proponeva una riforma ovvia…) il risultto si e’mgiocato sullampercezione. Renzi e’ stato percepito come quello che usava la riforma per diventare Cesare. Era vero? Ovviamente no.
      Ecco, io penso che nel 2026 la gente ha avuto paura del cesraismo di Giorgia (troppo allineata a Trump per esempio).

      Mi scusi, ma non pensiamo al comunismo. O alla tresca tra sinistra e islamismo.
      Tutte le motivazioni usate nei talk-show per votare SI possono essere indirizzate con leggi ordinarie. ECCETTO il postulato che ci siano tanti magistrati politicizzati (sinonimo di “non di destra”) che che vogliono colpire la destra per chissa’ qualche golpe. Ah, dimenticavo, i « magistrati politicizzati » sono anche quelli che fanno gli errori e che vengono promossi proprio grazie ai loro errori, giusto?

      Concludo. Il fatto di essere eletti dal popolo non equivale a non essere giudicabili.
      Buonasera

      1. Buongiorno Coccobil, sono d’accordo con lei circa l’esistenza di altre concause “concomitanti” che hanno inciso probabilmente non poco sulla vittoria del “no”, come per esempio le sparate di Trump, la guerra e i prezzo del petrolio, che sono state un bel regalo ai vincenti. Poi bisogna considerare che i non votanti abituali che sono nell’occasione tornati a votare hanno il dente avvelenato con la politica e può darsi che alcuni di loro abbiano pernsato che votare no fosse un modo di liberarsene. Ma le ragioni profonde, ovvero quelle che ci sono state in questo così come ci saranno anche in altre consultazioni referendadarie, è che la retorica costituzionalista ha avuto la meglio in virtù dell’egemonia culturale che la gestisce da decenni, conservando il nostro paese nell’idilliaco campo dei paesi che condividono con noi la non separazione delle carriere come un modo insospettabile per controllare a doppia mandata il potere da parte di chi ce lo ha già. Nessuno qui ha mai pensato che il fatto di essere eletti significhi non poter essere giudicati, ma la non separazione delle carriere consente di far ben altro: consente di fare carriera a chi svolge bene il proprio compitino politico all’interno della magistratura. In pratica, un obbrobrio per Montesquieu, per il principio della seprazione dei poteri e per tutte le democrazie liberali. Non certo per i moderni propugnatori di nuove leggi sui sospetti. Guarda caso, l’Italia è l’unica democrazia occidentale con una Costituzione scritta conservando norme fasciste anche da chi ha avuto persino un’intera e grande città a lui intestata da uno dei più grandi dittatori criminali della storia. La sua firma, insieme a quella per altre ragioni illiberali d’area democristiana e socialista, è rimasta impressa sulla nostra Costituzione, a iniziare dal guazzabiglio dell’articolo 1. I pareri dei veri liberali e dei veri socialisti fu, allora come oggi, in minoranza. E infatti siamo il paese che sfila per le piazze per diferendere Hamas e non l’Ucraina, siamo i partigiani resistenti che vorremmo privarla delle armi necessarie per difendersi da un nuovo Hitler, siamo quelli che prendono le difese di Maduro e dell’Iran sventolando bandiere arcobaleno, siamo cioè un coacervo di brutte contraddizioni malafedose che hanno poco a che fare sia con la migliore tradizione liberale sia con quella di una sinistra autenticamente riformista e democratica.
        Un cordiale saluto e buona domenica

      2. Buonasera dottor Micheletti,
        Io per primo ho detto le ragioni del mio NO. Non essendo laureato in giurisprudenza con specializzazione « diritto costituzionale », non posso capire la sottigliezza della differenza tra le due visioni. Da quanto ho letto, anche i Padri costituenti avevano valutato entrambe le opzioni.
        E non avevano assolutamente bocciato l’altra opzione ne’ la ritenevano assurda.

        Ho votato NO perché, a mio avviso, le storielle raccontate dal governo per giustificare il SI mi facevano pensare che, se raccontavano quelle storielle per vincere, allora chiaramente avevano un obiettivo nascosto. E la Bortolozzi ha messo la ciliegia sulla torta.
        Quello che piu’ mi ha irritato e’ stata la sensazione che il fronte del SI ci dipingesse una magistratura fatta di giudici che corrompevano i PM (e di PM che corrompevano i giudici), di una magistratura che non fa gli interessi della giustizia ma quelli delle carriere dei magistrati; di una magistratura piena di incompetenti (o di venduti) che vengono promossi grazie alla loro incompetenza.
        Avrei almeno voluto sentire i nomi di questi venduti, quanti errori hanno fatto….
        Nulla.

        Ah si, il fantasma della Bocassini che martirizzava il povero Berlusconi era sempre presente…. Poi, alla fine, anche avere fatto parlare i due Berlusconi-Juniors (e chi se ne frega di cosa pensano quei due? Perche’ non hanno intervistato me e mandato il servizio sul TG1 ?

        Io posso capire che ci possa essere il timore di affari loschi fra giudici e PM. Ma fate i nomi. Se non si fanno esempi, rimaniamo con la sensazione che « pare » « si dice » « qualcuno pensa »….

        Non mi piace, poi, sentire parlare di « egemonia culturale che la gestisce da decenni »… perché la partigianeria delle 6 reti mediaset (3 + 3)e’ stata imbarazzante. Guidata da Vespa che non e’ mai stato arbitro. Da vecchio democristiano, mi ricordo gli anni tra il 75 e la fine degli 80. Mi ricordo di quella egemonia culturale.
        Ma non esiste piu’, come il comunismo non esiste piu’. Se l’opposizione da una sensazione di « egemonia culturale » e’, probabilmente, per la pochezza di contenuto culturale dell’estrema destra (in contenuto, non in numero ovviamente).

        Sono poi d’accordo con lei sull’anacronismo e l’insensatezza di frange (anche numerose) dell’opposizione. Ha ragione.
        E non e’una giustificazione il fatto che la seconda carica hai l busto di « lui » in casa.
        Su questo ha ragione pienamente a mio parere.

        Ultima cosa. Mi spiega per favore cosa significa questa frase?
        « da chi ha avuto persino un’intera e grande città a lui intestata da uno dei più grandi dittatori criminali della storia » ?

        Grazie mille

  3. Da “boomer” che ha seguito almeno gli ultimi 20 anni di vita dell’URSS, mi ritrovo con l’analisi da voi fatta.
    PECCATO per l’ultima frase, che non c’entra nulla con il resto dell’articolo ma che, immagino, doveva esssere detta perche’ faceva male come un dente cariato.
    Pero’, come detto, mi ci ritrovo nella vostra analisi.

    Vorrei pero’ esprimerem una mia opinione.
    La presenza cosi’ incombente (il PCI, il telegiornale che ogni sera ci diceva cosa diceva la “Pravda” – quella che ha poi ispirato, probabilmente, Belpietro… anch’io non sono riuscito a trattenermi dal dire una cosa che non ci azzecca,,,), dicevo la presenza cosi’ incombente di una narrativa sul “paradiso in terra” e sulla “sorte progressiva” esercitava un’influenza sulla nostra societa’ (ma anche francese, tedesca, scandinava…).
    I progressi sociali fatti in quegli anni sono stati, a mio avviso inequivocabilmente influenzati dal bisogno del capitalismo di arginare quel fascino che sepreggiava. Diciamo che l’europa occidentale ha ereditato una stagione di progresso sociale almeno in parte fondata sulla presenza dell’inferno ad est.
    Non a caso, con la caduta del muro, non c’e’ piu’ stata “concorrenza” e quindi il capitalismo non ha piu’ avuto bisogno di cedere a compromessi sociali.

    Ultima cosa.
    La violenza di cui l’articolo rende testimonianza non e’ terminata in Russi o in Cina una volta che il comunismo e’ scomparso (anche in Cina, ovviamente)

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