È interessante vedere quello che succede a Hong Kong perché ci dà una visuale di quello che Pechino fa quando vuole assimilare un territorio senza usare le armi. Potrebbe accadere altrove e in quel caso sapere quali sono i passi è utile a riconoscere dove si andrà a parare.
La principale differenza tra Hong Kong e la madrepatria sta nel sistema giudiziario. In Cina non esiste la garanzia di contraddittorio che invece Hong Kong ha mutuato dal sistema britannico.
A Hong Kong gli avvocati possono difendere i loro assistiti mentre a Pechino spesso finiscono nella cella di fianco ai loro clienti. Pechino non processa le persone e, se lo fa, accade a porte chiuse: gli imputati spariscono e riappaiono già condannati e a volte spariscono e basta.

A Hong Kong gli attivisti e i giornalisti che hanno manifestato a favore delle primarie democratiche nel 2019 sono tutti sotto processo nel famoso Hong Kong 47.
La prima cosa che ha fatto il governo centrale a Hong Kong è impedire che gli imputati di Hong Kong 47 assumessero avvocati inglesi perché non sarebbe stato possibile eventualmente arrestarli senza attirare l’attenzione, cosa che a Pechino accade di frequente. Adesso col processo in corso si sta cambiando la legge cosa già avvenuta a Hong Kong.

Le persone che sono ora sotto processo sono giudicate secondo la legge sulla Sicurezza nazionale che ai tempi delle proteste non esisteva ancora, anzi i disordini erano iniziati per protestare contro il disegno di legge che è poi diventato il cavallo di Troia di Pechino nella ex colonia britannica.
Ora la legge sta per essere resa ancora più restrittiva inserendo delle clausole che di fatto impediscono i contatti con gli stranieri. Questo comprende le aziende
che non possono passare informazioni a stranieri anche in caso di aziende straniere che operano a Hong Kong senza correre il rischio di essere accusate di tradimento e, cosa ancora più importante, si inserisce la possibilità di perseguire all’estero le persone sospettate o accusate di aver collaborato con gli stranieri.
Questo di fatto blinda Hong Kong e la rende a tutti gli effetti dipendente da Pechino sul piano giuridico. Presto si potranno processare le persone di HONG KONG direttamente a Pechino col sistema della madrepatria cioè la sparizione degli imputati e l’arresto dei difensori che vengono di fatto accusati insieme ai loro assistiti
Per una breve storia della ex colonia fino ai disordini del 2019 e alle proteste covid
consiglio il libro di Louisa Lim, La Città Indelebile. Il libro su Amazon

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Ovviamente non so se queste notizie sono vere, se lo fossero rinforzano ancora di più la mia convinzione che nel dicembre 2001 gli Stati Uniti presero un grande abbaglio, facendo entrare la Cina nel WTO.
Le motivazioni geopolitiche non le ho mai capite a fondo. So che c’era una linea politica che sperava che facendola entrare nel commercio globale sarebbe diventata democratica. Mi sembra debole come motivazione.Il decoupling potrebbe essere doloroso per tutti. Il Giappone sta facendo da apripista. Se mai un domani la Cina sarà sottoposta a sanzioni, magari dopo la riunificazione con Formosa ( con la forza militare), i rapporti tra Europa e Stati Uniti potrebbero entrare in crisi. Dalla Russia ci siamo (per ora) staccati, anche se a caro prezzo vedi recessione Germania, aumento infrazione, aumento dei costi del gas ecc. Staccarci dalla Cina indebolirebbe di molto l’economia tedesca e a cascata quella europea. Sono molto pessimista. Una crisi mondiale non conviene a nessuno abbiamo appena superato quella del 2008 – 2012. l’Italia faceva parte dei PIIGS fortunatamente per noi “troppo grande per fallire” e Mario Draghi ci ha dato una grossa mano con il ‘whatever it takes’ molto avversato dalla Germania che sul rigore dei conti e sull’inflazione è molto rigida. Si riparla di austerità, reintroduzione del patto di stabilità e crescita (che per l’Italia si poteva tradurre in ‘patto di instabilità e decrescita’. Sono andato OT correndo dietro ai miei pensieri.