5 pensieri su “Per un’analisi epistemologica del metodo Limes

  1. Certe considerazioni idealistiche senza guardare a certe conseguenze reali del metodo Limes potrebbero valere se certi fatti non riguardassero anche loro, se fossero in un mondo all’infuori di quello terreno e potessero osservare senza esserne coinvolti.
    Il fatto è che invece la questione dell’importanza del diritto internazionale riguarda tutti, compresi i titolari e gli autori di tali riviste e analisi.
    A meno di aver già ipoteticamente provveduto per loro stessi ad accettare un’eventuale conversione del mondo occidentale in cui vivono dal sistema democratico a uno di tipo dittatoriale e considerato l’adattamento che ciò ne consegue. Direi che costoro sono i più pericolosi soggetti per la democrazia e i diritti umani perché pronti a tutto e a qualsiasi cosa, senza che abbiano reazioni di difesa del loro sistema e anzi disposti a seguire l’eventuale nuovo ordine arrivato al potere senza problemi, sicuri magari di trarne qualche vantaggio o comunque non perderne.

  2. Condivisione totale. Ma torno una volta di più su un punto mio fisso: etica e coscienza. Principi desueti, inutili, fastidiosi? Ispirandosi a questi, sarebbe mai possibile equiparare aggressore e aggredito? Dove il primo nasconde i fini reali con la propaganda mistificatrice, peraltro rivolta sia all’esterno che all’interno del proprio paese? Per quanti mi riguarda, inconcepibile. E benissimo ha fatto l’autore ad assimilare Putin a Trump, per entrambi valgono le considerazioni formulate.

  3. Questo approccio che lei descrive e smaschera così bene, giustifica infatti perfettamente l’atteggiamento di fastidio e irritazione per la resistenza ucraina. Se i fattori ideali vengono cancellati o non considerati (ma solo nel caso ucraino) e si considerano solo i puro rapporti di forza bruta, agli occhi di Caracciolo l’atteggiamento ucraino è illogico. Il valore simbolico di tenere un piccolo villaggio e quello di Zelensky di filmarsi davanti al suo nome a pochi chilometri dai russi diventa una “inutile provocazione” . La resa è solo una realistica accettazione della realtà delle forze in campo.

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