2 pensieri su “Per il 2026 non mi auguro la pace, ma il riconoscimento della dignità della persona

  1. A proposito del porre la pace come “valore assoluto”: a me sembra che nel corso della storia le civiltà più vive e feconde non abbiano accordato alla pace una priorità assoluta di questo tipo, bensì l’abbiamo data alla propria sopravvivenza collettiva, materialmente e culturalmente. Quando ci si sente – come collettivo – vivi e forti, si è prima di tutto disponibili a lottare per mantenersi in questa posizione. Invece, nelle fasi di debolezza o di vera e propria decadenza, società e civiltà optano per “meglio vivi e schiavi che morti e liberi”. La semplice sopravvivenza fisica dei singoli passa al primo posto, come valore e come finalità. E’, la mia, una riflessione molto sgradevole, ma non riesco a convincermi a niente di più ottimistico, né mi convincono i tanti appelli che sento.

  2. Condivido pienamente l’articolo.

    Coloro che chiedono …silenzio davanti alla tortura, alla repressione, allo sfruttamento o alla guerra combattuta per procura sulla pelle dei civili… ammettono che non hanno idee/soluzioni per ottenere la pace con tutti gli annessi e connessi (dignità, libertà, rispetto, sct…) ma il loro è una futile propaganda per gli stolti e per gli ignavi

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