di Raymi Libutti
La Russia nel Sahel
Negli ultimi anni, la Russia ha intensificato la sua presenza nel continente africano, con l’obiettivo di indebolire l’influenza occidentale nella regione. Questo sforzo si è accentuato dopo i colpi di stato nel Sahel, aprendo la strada a un maggior coinvolgimento russo e dei suoi alleati nel territorio, inaugurando un nuovo capitolo di competizione geopolitica.
Attraverso canali diplomatici e tramite il gruppo paramilitare Wagner, la Russia ha siglato una serie di accordi di difesa con i regimi al potere nei tre stati saheliani, sostituendo la Francia e i paesi europei come principali alleati strategici nella regione. Attualmente, oltre 40 paesi africani beneficiano di addestramento, consulenza e/o fornitura di materiale militare da parte dell’esercito russo. La nuova entità militare nota come “African Corps,” concepita per rimpiazzare il gruppo Wagner incorporandone i suoi reparti in Africa, ha recentemente dispiegato i suoi primi cento uomini in Burkina Faso, oltre a forniture aeronautiche russe e turche.
In aggiunta, la Russia ha rafforzato la sua presenza nella regione attraverso partnership commerciali, capitalizzando sulle abbondanti risorse naturali del Sahel. Progetti come l’estrazione dell’oro in Mali e lo sviluppo dell’energia nucleare in Burkina Faso evidenziano l’impegno di Mosca nel promuovere l’industrializzazione della zona. La Compagnia statale per l’Energia Atomica (Rosatom) russa ha già concluso accordi con 20 nazioni africane per iniziative di energia nucleare, sostenute principalmente da finanziamenti russi.
Nascosti dietro il pretesto di combattere l’estremismo jihadista, questi sforzi dimostrano la determinazione della Russia nel liberarsi dall’isolamento imposto dall’Occidente, capitalizzando sulle opportunità presentate dai mercati e dalle risorse naturali del Sahel. Tuttavia, il dispiegamento delle forze Wagner rischia di complicare ulteriormente la situazione nella regione, favorendo la frammentazione del contesto di sicurezza regionale e aprendo la strada a una possibile escalation dell’attività dei gruppi jihadisti. Il mancato mantenimento di alleanze solide da parte dell’Europa nella regione ha agevolato il riavvicinamento dei tre paesi alla Russia, con il potenziale di modificare gli equilibri geopolitici nella zona se altri stati dovessero seguire il loro esempio.
Quali sviluppi potrebbero verificarsi in seguito?
In un contesto di rapido mutamento, l’Occidente si trova di fronte a una svolta cruciale. Il recente ritiro delle forze occidentali e l’incertezza nel gestire i nuovi governi emergenti potrebbero generare un vuoto pericoloso nella regione, uno spazio che potrebbe essere sfruttato sia da gruppi estremisti che da potenze globali. Ciò che emerge è un aumento delle basi russe nel Sahel, mentre la nuova forza “African Corps” si profila come baluardo contro l’imperversare dell’estremismo jihadista. Parallelamente, ci si attende un incremento degli attacchi terroristici in queste nazioni, sfruttando il riassetto delle alleanze geopolitiche.
La Francia potrebbe intensificare i legami con i paesi del Sahel ancora sotto la sua influenza per contrastare l’espansione russa e prevenire l’ascesa di gruppi come ISIS e al-Qaeda. Allo stesso tempo, l’Italia ha espresso interesse a giocare un ruolo più attivo nella regione, soprattutto in Mali, Burkina Faso e Niger, con il Piano Mattei, il che potrebbe generare tensioni con la Francia, che ha tradizionalmente avuto una forte presenza in queste ex-colonie. All’interno dell’Unione Europea potrebbero emergere divisioni riguardo al coinvolgimento complessivo nel continente africano.
Senza una cooperazione internazionale coordinata e una ristrutturazione strategica delle alleanze, il Sahel potrebbe sprofondare nel caos più cupo, diventando un epicentro del terrorismo con ripercussioni che si estendono ben oltre i suoi confini. Questa situazione potrebbe esporre la regione all’influenza russa e, potenzialmente, anche a quella dei suoi alleati cinesi e iraniani, tagliando fuori i paesi europei dalla lotta contro il terrorismo globale, che rappresenta una minaccia primaria per i loro confini. Tale scenario mette in evidenza l’importanza cruciale di un impegno congiunto e concreto da parte degli Stati Uniti e dell’Europa per affrontare questa crisi in evoluzione, prima che il terrorismo e l’influenza russa e dei suoi alleati possano estendersi ad altri paesi della regione, mettendo in pericolo non solo il Sahel, ma l’ordine globale.
L’autrice
Raymi Libutti, un mix di culture argentino-italo-peruviane, si sente a casa ovunque eppure in nessun luogo specifico. Appassionata di geopolitica, con particolare interesse per la sicurezza e il terrorismo in Medio Oriente e Africa. Ha conseguito due master in Israele, dove ha iniziato a condividere i suoi pensieri e le sue conoscenze su ‘The Times of Israel’.
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