

Un libro del 1925 contiene i prodromi della Shoa. In quella orrenda autobiografia chiamata Mein Kampf, Hitler enuncia le sue folli ideologie, compreso l’antisemitismo. Lo sterminio fu pianificato e realizzato attraverso successive elaborazioni di quel disegno criminale: nel 1942 un documento ordina la soluzione finale (Endlösung) del “problema ebraico”. Nel dicembre di quell’anno Hitler la ordina ai leader nazisti in una riunione privata: alla conferenza di Wansee’ i vertici del nazismo pianificano la cancellazione del popolo ebraico.
Nel 1944, quando era in corso lo sterminio degli ebrei d’Europa, nell’opera Axis Rule in Occupied Europe del giurista polacco Raphael Lemkin, compare per la prima volta il termine genocidio coniato dall’unione della parola greca ?????, con il significato di nazione, etnia, e la parola latina caed?s, cioè uccisione, strage. La persecuzione non si compie in ragione delle azioni degli individui, ma in quanto appartenenti a un gruppo nazionale. E pertanto obiettivo puntuale del genocidio è “la disintegrazione sociale e la distruzione biologica del gruppo”.
Indubbiamente la Shoah non è stato l’unico genocidio del ‘900, ma tra tutti quello divenuto il paradigma dei genocidi perché un “piano coordinato di differenti azioni” da uno stato totalitario, con la creazione di “apparati di distruzione di massa”, l’organizzazione “industriale” dello sterminio e la diffusione di campi di internamento come “fabbriche della morte”.
Nel 2011 in Palestina dal punto di vista dell’Ayatollah Khamenei, il libro di quattrocentosedici pagine della guida spirituale della Repubblica Islamica d’Iran, il genocidio fa un salto di qualità: l’etica dello sterminio si completa, si realizza, si compie e infine si fonde con la religione acquisendo quella sacralità che solo l’islam sa attribuire, nella sua versione estrema, che oggi è anche urbana, social e mediatica, alla “lotta morale verso se stessi” e alla “lotta armata verso l’esterno”, la Jihad.

La Guida Suprema sciita in questa sua pubblicazione sostiene la causa della distruzione del “regime sionista” spiegando un piano molto ben coordinato su come e perché Israele e gli ebrei vadano cancellati dalla faccia della Terra.
Tre sono le parole in lingua farsi che fanno da pilastro all’esposizione del suo piano di genocidio di Israele: nabudi (annientare), imha (dissolvere) e zaval (cancellare). Un piano farneticante, anche se lucidissimo, con un obiettivo preciso e con tattiche di guerra moderna che non impegnano l’Iran in un confronto diretto. Indica Israele come adou (nemico), doshman (avversario) e come un “tumore canceroso”, e meritevole di essere cancellata in primo luogo perché alleata del Grande Satana americano che conduce una guerra per sopraffare “il cuore della ummah” (comunità islamica). In secondo luogo perché Israele è kaffir al-harbi (infedele, ostile). E infine, perché “occupa” Gerusalemme, la terza città santa per l’Islam – resta un mistero come cento anni dopo la morte del Profeta Maometto il califfo ommayyade al-Wal?d faccia costruire la moschea Al Aqsa di Gerusalemme e le hadit raccontino che “nottetempo il corpo del Profeta viaggia a Gerusalemme e ascende da Al Aqsa”.
Questo suo piano estremamente dettagliato non mira solamente all’eliminazione di Israele ma a promuovere “l’egemonia dell’Iran”, rimuovendo dal Medio Oriente “l’egemonia dell’Occidente”. Il lucidissimo delirio genocida della Guida Suprema spiega come queste sue idee non siano assolutamente antisemite, ma semplicemente islamiche, in quanto fondate su “principi islamici ben consolidati”. Un ragionamento che porta Khamenei a essere considerato dalle autorità dell’islam, non solo sciita, “Alfiere della Jihad per liberare Gerusalemme” nonché “portabandiera della jihad”.
Non tra le righe ma con dovizie di particolari, del resto quattrocentosedici pagine non sono uno scherzo ma degne della più voluminosa letteratura russa, Khamenei spiega che il suo piano non comporta una “guerra classica”, quanto una lunga guerra a bassa intensità che mira a “logorare” la resistenza degli israeliani e della comunità internazionale. Raccomanda di rendere la vita in Israele tanto difficile da costringere gli israeliani ad andarsene volontariamente per sottrarsi alle continue minacce che incombono su di loro.
Descrive quale sia la tattica per indurre la comunità internazionale a “non poterne più di Israele” sino al punto in cui l’Occidente abbandonerà Israele e gli ebrei. Il suo calcolo si basa sul presupposto che gli israeliani preferiranno emigrare negli Stati Uniti e in Europa piuttosto che subire quotidianamente minacce di morte.
L’Ayatollah Sayyed Ali Khamenei nella sua Divina Opera genocida esalta le sue stesse idee descrivendo con enfasi i suoi piani per rendere la vita impossibile agli israeliani tramite attacchi terroristici dal Libano e da Gaza. Il suo schema è quello di reclutare “combattenti” in Cisgiordania per creare unità in stile Hezbollah, esalta quelle che considera vittorie nella guerra di 33 giorni di Hezbollah contro Israele nel 2006 e nella guerra di 22 giorni tra Hamas e Israele nella Striscia di Gaza” – prima guerra di Gaza (2008-2009). Durante la guerra Hamas ha giustiziato molti palestinesi e membri di Fatah e ANP gettando, letteralmente gettando, i dirigenti dai grattacieli di Gaza durante un periodo di violenza brevissimo e intenso per assicurarsi il monopolio del potere politico nella Striscia -, quando il proxy iraniano allora era appunto solo il partito paramilitare libanese.
Ovviamente il disegno geopolitico esclude la formula dei due stati in qualsiasi forma.
“La soluzione è una formula a stato unico”, dal fiume al mare, scrive e sottoscrive il santo uomo. “Quello stato, si chiamerà Palestina e sarà sotto il dominio musulmano.”
Nel 2015 è stata pubblicata la traduzione in inglese (arabo, urdu, russo) del libro di Khamenei, a breve la versione italiana. Una sintesi in inglese è online (il link in calce).
Il 2022 era la data indicata per il traguardo della distruzione di Israele, ritardo comprensibile per un piano che non comporta una “guerra classica”. Non un piano industriale come quello che il 20 gennaio 1942 in una villa sul lago di Wannsee, presso Berlino, 15 alti ufficiali nazisti illustrano per creare un Reich, un mondo, libero da ebrei. “Lo Stato senza origine e senza discendenza; governo falso; una falsa nazione. Hanno raccolto persone malvagie da tutto il mondo e hanno creato un amalgama chiamata Israele”, e continua l’Ayatollah “La nazione e lo stato che sono nati in questo modo e si sono chiamati Israele, non hanno altra scelta che il terrore”.
Se questo non è un genocidio.
E come non apprezzare la Jihad che fa da aureola a questa “guerra a bassa intensità”: in Palestina dal punto di vista dell’Ayatollah Khamenei, il libro del portabandiera dell’islam, la soluzione finale è un Califfato senza confini.
Fonti e info
Il libro è acquistabile qui
Scarica Una sintesi disponibile in inglese
Qui l’articolo del NYP
Qui una recensione in farsi.
Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908


Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Una cancrena pustolosa le idee di questo islam. Che Israele si adoperi per farli ritornare all’età della pietra è una necessità, ora più che mai!!