

C’è un’azienda che in pochi conoscono ma che sta ridisegnando il rapporto tra tecnologia, stato e cittadini. Si chiama Palantir Technologies e il suo nome viene dalle pietre veggenti del Signore degli Anelli, quelle usate da Saruman e Sauron per vedere tutto da lontano. Una scelta non casuale.
Fondata nel 2003 con il supporto finanziario di In-Q-Tel, il braccio di investimento della CIA, Palantir ha costruito il suo successo su una capacità specifica: incrociare enormi quantità di dati provenienti da fonti diverse e trasformarli in informazioni operative. In Afghanistan e in Medio Oriente, i suoi sistemi hanno analizzato flussi di dati per prevedere dove sarebbero stati piazzati gli ordigni esplosivi improvvisati. Una tecnologia che ha salvato vite. Ma la stessa tecnologia può essere usata per altri scopi.
La logica dei dati per il potere
Il punto centrale è semplice da comprendere. Una cosa è che un ente pubblico abbia un database, che la previdenza sociale ne abbia un altro, che le forze dell’ordine ne abbiano un terzo. Finché questi archivi restano separati, il potere di chi li detiene è limitato.
Ma quando si incrociano tutti questi dati, il quadro cambia radicalmente. E Palantir fa esattamente questo.
Le sue piattaforme principali sono tre. Gotham è pensata per governi, agenzie di intelligence, difesa e forze dell’ordine. Foundry serve le aziende commerciali e le amministrazioni civili. AIP è la nuova piattaforma di intelligenza artificiale che sta accelerando la crescita dell’azienda nel settore privato.
I numeri di una crescita esponenziale
I contratti federali di Palantir con il governo americano sono passati da 4,4 milioni di dollari nel 2009 a 541 milioni nel 2024. Nel 2025 sono quasi raddoppiati, arrivando a 970 milioni di dollari.
A luglio scorso l’esercito americano ha firmato un accordo quadro del valore potenziale di 10 miliardi di dollari per il prossimo decennio. E il Dipartimento della Difesa ha assegnato all’azienda oltre 800 milioni di dollari nel solo 2025.
Ma è il settore immigrazione a raccontare meglio la direzione che sta prendendo Palantir.
Ad aprile 2025, l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) ha assegnato all’azienda un contratto da 30 milioni di dollari per sviluppare ImmigrationOS, una piattaforma di intelligenza artificiale progettata per identificare, tracciare e deportare persone sospettate di essere nel paese illegalmente.
ImmigrationOS e il tracciamento in tempo reale
ImmigrationOS ha tre funzioni principali. La prima è la prioritizzazione delle operazioni di enforcement: il sistema aiuta a decidere chi deve essere rimosso per primo, con priorità ai “criminali violenti” e a chi ha superato i termini del visto. La seconda è il tracciamento delle auto-deportazioni: il sistema fornisce visibilità quasi in tempo reale su chi sta lasciando volontariamente il paese. La terza è la gestione dell’intero ciclo di vita dell’immigrazione, dall’identificazione alla rimozione.
Il sistema incrocia dati provenienti da una vasta gamma di archivi governativi: passaporti, previdenza sociale, dati fiscali dell’IRS, lettori di targhe automobilistiche. L’obiettivo è creare profili completi delle persone che le agenzie possono usare per prendere decisioni più rapide.
C’è un problema. Questi sistemi aggregano dati indipendentemente dalla loro accuratezza. Informazioni obsolete o errate possono portare a conseguenze gravi: detenzione, perdita dello status legale, deportazione. E i meccanismi di correzione sono limitati.
Un dettaglio non trascurabile. Stephen Miller, l’architetto della politica immigratoria dell’amministrazione Trump, possiede decine di migliaia di dollari in azioni Palantir. Come la sua consulente senior Kara Frederick. Il conflitto di interessi è evidente.
Chi usa Palantir
La lista dei clienti pubblici di Palantir è impressionante. Negli Stati Uniti, oltre all’esercito e al Dipartimento della Difesa, usano i suoi sistemi l’ICE, l’FBI, l’NSA, la U.S. Space Force, la U.S. Navy, l’Air Force, la National Nuclear Security Administration.
Nel 2025, anche la NASA ha assegnato a Palantir un contratto per il software Foundry, senza gara competitiva. La motivazione ufficiale è che Palantir è stata identificata come l’unica soluzione capace di integrare, automatizzare e ontologizzare dati da fonti multiple e disparate.
Ma il dato forse più significativo riguarda la NATO. Ad aprile 2025, l’Alleanza Atlantica ha finalizzato l’acquisto del Maven Smart System di Palantir per la pianificazione militare.
Il sistema, chiamato MSS NATO, usa intelligenza artificiale per analizzare grandi volumi di dati dal campo di battaglia, compiti che prima richiedevano centinaia di analisti. Può elaborare immagini satellitari, rapporti situazionali e altri tipi di intelligence per supportare le decisioni dei comandanti.
Il contratto è stato uno dei più rapidi nella storia della NATO, completato in soli sei mesi dalla definizione dei requisiti all’acquisizione del sistema. Un dettaglio che racconta la velocità con cui Palantir sta diventando infrastruttura critica anche per le organizzazioni militari internazionali.
In Europa, Europol usa Gotham, come la polizia tedesca in diversi Länder, la dogana norvegese e il sistema danese POL-INTEL.
In Francia, i servizi segreti della DGSI hanno appena rinnovato il contratto per altri tre anni.
L’agenzia europea per la sicurezza aerea, EASA, ha firmato un contratto da 15 milioni di euro.
Le Forze di Difesa Israeliane sono clienti storici.
Chi compete con Palantir
Nel settore governativo e della difesa, i competitor principali sono pochi e nessuno ha la stessa penetrazione.
Booz Allen Hamilton ha oltre 11 miliardi di fatturato e 160 clienti federali, ma opera più come società di consulenza che come fornitore di piattaforme.
Govini, guidata da un’ex dirigente Palantir, ha un contratto governativo da 900 milioni di dollari e sta crescendo rapidamente.
Leidos, CACI International, Raytheon competono su segmenti specifici. Nel settore delle startup della difesa stanno emergendo Anduril e Shield AI.
Sul fronte commerciale la competizione è più aperta.
Databricks cresce del 60% anno su anno e punta a superare i 3 miliardi di fatturato. Snowflake domina il data warehousing in cloud.
I giganti come Microsoft Azure, AWS e Google Cloud offrono servizi di analisi dati sempre più sofisticati.
Ma nessuno di questi ha la stessa integrazione con le agenzie governative e la stessa esperienza nei contesti ad alta sicurezza.
Il problema europeo
E l’Europa? La situazione è preoccupante.
I servizi segreti francesi, la DGSI, hanno appena rinnovato il contratto con Palantir per altri tre anni. Il software dell’azienda americana non è più uno strumento periferico ma l’architettura centrale su cui si basano le operazioni di intelligence francesi. Un livello di dipendenza che alcuni degli alleati più stretti degli Stati Uniti hanno rifiutato per ragioni di sovranità.
In Germania il dibattito è acceso. La polizia di diversi Länder usa già Palantir e si discute di un’estensione a livello federale. Ma le alternative tedesche esistono: piattaforme come NasA, Bardioc, One Data e Yoonite sono progettate per rispondere a due requisiti fondamentali: sovranità digitale e conformità ai requisiti della Corte Costituzionale tedesca. Il problema è che l’uso nazionale di Palantir non è ancora stato chiarito sul piano legale, e le richieste di alternative stanno crescendo.
La Francia ha provato a muoversi verso strade alternative.
ChapsVision si posiziona come risposta europea a Palantir e ha vinto una gara del Ministero dell’Interno francese lanciata proprio per trovare alternative al gigante americano. Ma il passaggio dai sistemi Palantir a quelli di ChapsVision era stato previsto prima delle Olimpiadi di Parigi del 2024 e non si è concretizzato. L’affidabilità di un nuovo strumento non poteva essere garantita in tempi così brevi senza rischi eccessivi.
In Irlanda, Siren promuove il proprio prodotto come “l’unica vera alternativa” a Palantir e sta registrando un aumento della domanda legato ai nuovi equilibri geopolitici.
Il nodo resta sempre lo stesso: il CLOUD Act. Le aziende tecnologiche americane sono obbligate a fornire alle autorità statunitensi i dati richiesti, indipendentemente da dove questi dati siano fisicamente archiviati. Usare un software americano, anche con server in Europa, non protegge i dati europei dall’accesso delle autorità americane.
Il progetto politico dietro Palantir
Ma Palantir non è solo un’azienda tecnologica. È il braccio operativo di una visione politica precisa.
Il suo co-fondatore Peter Thiel ha scritto che non crede più che libertà e democrazia siano compatibili. Ha finanziato con 15 milioni di dollari la campagna senatoriale di JD Vance in Ohio, la più grande donazione mai fatta a un singolo candidato al Senato. Lo ha presentato a Donald Trump nel 2021. E quando Trump ha scelto il suo vicepresidente, la scelta è caduta su Vance.
Più di una dozzina di persone con legami diretti con Thiel sono state inserite nell’amministrazione Trump. Il CTO di Palantir è stato invitato a entrare nella riserva dell’esercito americano come tenente colonnello per portare la cultura della Silicon Valley nell’innovazione militare.
Elon Musk e Thiel sono intrecciati dai tempi di PayPal, e il fondo di Thiel è stato investitore iniziale in SpaceX, Boring Company e Neuralink.
Alex Karp, CEO di Palantir, nel suo libro “The Technological Republic” chiede uno stato che assomigli più a una startup: snello, guidato dalla tecnologia, condotto da una figura simile a un fondatore che non ha paura di “muoversi velocemente e rompere le cose”.
Thiel e Karp credono che la Silicon Valley abbia perso la sua strada, disperdendo talenti in pubblicità, gaming e social media. Per loro, l’era dei grandi progetti scientifici e delle collaborazioni industriali-militari deve tornare.
La questione che l’Europa deve porsi
Palantir rappresenta qualcosa di nuovo. Non è solo un fornitore di software. È un’infrastruttura di potere che attraversa i confini tra pubblico e privato, tra sicurezza nazionale e controllo sociale, tra tecnologia e politica.
L’Europa si trova di fronte a una scelta. Può continuare a dipendere da sistemi americani che rispondono a leggi americane e a visioni politiche americane. Oppure può investire seriamente in alternative proprie, accettando i costi e i tempi necessari per costruirle.
La sovranità digitale non è uno slogan da sbandierare per giustificare un processo di innovazione in atto. È anche la capacità di decidere chi può accedere ai propri dati, chi può analizzarli, chi può usarli per prendere decisioni che riguardano i cittadini. E su questo terreno, ancora una volta, l’Europa è in ritardo.
La domanda da porsi in questo frangente è se ci sia la volontà politica di colmarlo. Prima che la dipendenza diventi irreversibile.

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“Questi sistemi aggregano dati indipendentemente dalla loro accuratezza. Informazioni obsolete o errate possono portare a conseguenze gravi: detenzione, perdita dello status legale, deportazione. E i meccanismi di correzione sono limitati.” Tuttle…Buttle…(cit.Brazil 1985)
Sarebbe utile sapere quali aziende italiane hanno scelto Palantir e sopratutto perche’…
Perche una banca italiana deve scegliere Palantir???
Questo articolo e’ epocale.
Nel tempo della accelerazione informativa e decisionale, solo chi possiede la abilita’ di “maneggiare” quantita’ paradossali di informazioni in tempo prossimo ai millesimi di secondo detiene strategic decision making advantage che si riflette evidentemente nell’esercizio del “potere” rendendo di fatto i processi decisionali democratici, quasi d’ostacolo.
Ritengo l’articolo di fondamentale importanza per la conoscenza e consapevolezza che può diffondere, a patto di avere quel minimo di apertura mentale all’evoluzione del mondo tecnologico e i suoi riflessi sulla società in senso lato.
Siamo all’evoluzione all’ennesima potenza di Cambridge Analytica, un livello che i sistemi di tracciamento e sorveglianza cinesi fanno sorridere.
Serve continuare su questa consapevolezza, l’Europa non può più indugiare, ne va del nostro futuro a 360°, vedi Airbus e il suo bando da 15 milioni di euro (irrisori, ma significativi) per un cloud europeo.
La domanda finale presuppone che ci sia una sostanziale equivalenza tra gli USA come stato federale e quel che è l’Unione Europea. Purtroppo è un’equivalenza che non c’è, sono due sistemi molto lontani.
L’Europa non è un’entità statale e non ha un “archivio” di informazioni condivise, restano profonde e radicali diffidenze tra stati, ad esempio in termini di intelligence, ma non solo.
La volontà politica di cui lei parla in Europa, ha di fronte ostacoli significativi di tipo storico, economico, sociale e culturale e non è possibile risolverli con un’accelerazione immediata. Purtroppo.
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