2 pensieri su “Oltre lo Stretto di Hormuz. La sfida sistemica all’Iran e il ritorno delle tensioni globali

  1. Ottimo articolo, soprattutto quando spiega, in maniera sintetica ma comprensibile, la necessità di dotarsi di un buon paio di lenti, per leggere la realtà delle cose

  2. Condivido pienamente la sua analisi. Il tentativo di attacco di oggi, 21 marzo, contro Diego Garcia segna davvero la fine dell’illusione regionale. Non è più una questione di “cortile di casa” mediorientale. Teheran ha appena dimostrato, lanciando missili a oltre
    3 800–4 000 km di distanza, di poter colpire avamposti occidentali remoti. Il superamento della soglia dei
    2 000 km (che fino a poco tempo fa veniva presentata come un limite autoimposto) non è un dettaglio tecnico, ma un vero cambio di paradigma strategico. Da oggi il ricatto iraniano può teoricamente toccare direttamente capitali europee come Berlino, Parigi o Londra. La sicurezza del Vecchio Continente è diventata inseparabile dalle dinamiche del Golfo. Soprattutto, l’aver tentato di colpire una base anglo-americana nel cuore dell’Oceano Indiano infrange un tabù decennale. Teheran non teme più l’escalation. La gestisce attivamente e la usa per testare le difese missilistiche occidentali, a partire dagli SM-3. Come scrive lei, se la distanza non protegge più, la profondità strategica dell’Occidente è evaporata. Questi missili non difendono interessi iraniani. Servono a imporre un nuovo ordine globale misurato in chilometri di gittata. Grazie per aver messo a fuoco con tanta chiarezza il punto di non ritorno che abbiamo appena superato. Aspettare che la minaccia diventi “irreversibile”, come suggerisce la sua metafora oncologica, non è più un’opzione. Siamo già in fase di metastasi geopolitica.

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