
Mario Monicelli fu il regista di uno straordinario film del 1959, La Grande Guerra, con una serie di attori indimenticabili: da Alberto Sordi a Vittorio Gassman, da Silvana Mangano a Romolo Valli. Un assoluto capolavoro.
Nella descrizione dell’incontro tra Oreste Iacovacci e il milanese Giovanni Busacca, nell’analisi della loro amicizia basata su una totale mancanza di ideali e sulla volontà di evitare in tutti i modi la guerra — o comunque di uscirne indenni — si legge una rappresentazione molto acuta dell’animo italiano: non portato verso l’eroismo, quanto invece verso le scappatoie per evitare il pericolo.
Alla fine, però, costretti dagli eventi, i due amici, per non tradire i compagni, compiono una scelta eroica e finiscono fucilati loro malgrado. Gli eroi italiani sono spesso così: eroi a loro malgrado, ma forse proprio per questo più eroi di tanti che hanno innatamente il seme del coraggio.
In questi giorni assistiamo al ritorno degli italiani — e in particolare dei parlamentari — presenti sulla flottiglia, accolti come degli eroi. Al punto da spingerli a racconti un po’ cruenti di quelle poche ore di arresto da parte dell’esercito israeliano, prima di essere rispediti in Italia.
Si aggiungono di ora in ora particolari sull’acqua negata, sugli insulti ricevuti, addirittura sull’obbligo di baciare la bandiera israeliana, che rendono la loro brevissima prigionia sempre più “eroica”. Il loro aspetto è eccellente, nonostante una barba non fatta, e non certo paragonabile a quello degli ostaggi israeliani rilasciati dopo i barbari riti di Hamas: ancora vivi, ma simili a scheletri spaventati.
Eccellente è anche l’aspetto di Greta Thunberg che, secondo le sue dichiarazioni, era invece disidratata. Eppure, senza esitazione, l’Italia li ha accolti come eroi. Eroi dei nostri tempi, naturalmente: eroi che non hanno combattuto, nemmeno senza armi, nessuna battaglia.
Eroi per una settimana. Eroi talmente convinti di essere nel giusto da non porsi nemmeno qualche domanda sull’utilità e l’efficacia della loro azione di protesta, nata per portare aiuti umanitari ai gazawi e finita con una complicata operazione di rimpatrio, senza che la popolazione di quella martoriata terra vedesse nemmeno una scatoletta di tonno.
L’eroismo è in decadenza anche perché le ondate del web travolgono tutto, e la paura di esserne sommersi spinge chiunque — soprattutto se sotto i riflettori — a seguirle, non certo a contrastarle. L’eroismo è in decadenza perché oggi gli eroi devono essere “di moda”. I soldati ucraini non lo sono.
Esiste però anche un eroismo delle idee: quello che si esprime nel non volersi appiattire al mainstream, al comune sentire dei media e delle folle. Forse oggi il vero coraggio è ricordare che gli eroi veri, quelli seri, quelli che meritano l’applauso nazionale, sono ben altri rispetto a quelli che tornano dalla flottiglia.
E se orgoglio nazionale deve esserci, dovrebbe essere riposto altrove.
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