

Una normale lezione di Diritto pubblico comparato all’Università di Pisa, tenuta dal professor Rino Casella, che in pochi attimi diventa il teatro di un’azione squadristica. Un gruppetto di attivisti propal fa irruzione nell’aula agitando bandiere palestinesi, interrompe la lezione, occupa l’aula e spedisce il professor Casella al pronto soccorso con una prognosi di 7 giorni.
Professore ci racconti com’è andata
Stavo tenendo la mia lezione quando una trentina di facinorosi sono entrati nell’aula e sono saliti sulla cattedra strappandomi il libro che avevo in mano. Avevo anche un quadernino con la bandiera americana e hanno cominciato a chiamarmi “sporco imperialista” strappandomi il microfono. Ma quella bandiera era sul mio quaderno perché spiego anche l’ordinamento americano. È parte del programma didattico.
Ho cercato di continuare la lezione alzando il tono della voce ed è allora che mi hanno spintonato e allontanato dalla cattedra. Gli studenti non hanno assolutamente solidarizzato con loro, anzi hanno chiamato più volte la polizia. Nel frattempo, uno studente ha cercato di togliere la bandiera palestinese ed è stato preso a calci e pugni e io mi sono frapposto nell’illusione che il mio ruolo istituzionale potesse proteggermi e invece mi sono preso un cazzotto e una gomitata e sono finito al pronto soccorso.
Questo gruppo era composto da studenti?
No, non erano tutti studenti, era un collettivo che a Pisa si sta agitando tantissimo. Ha occupato la stazione e ieri sera ha fatto un’altra manifestazione bruciando la bandiera israeliana. Ieri ce l’avevano con l’università perché, a detta loro, crea laureati per Leonardo che produce le armi. L’ennesimo ipocrita paradosso, che insieme ad una collega abbiamo denunciato, è che si chiede di boicottare le università israeliane ma non le università dell’Iran che produce i droni con cui viene bombardata l’Ucraina.
Anche le istituzioni accademiche hanno le loro responsabilità
Certamente ce l’ha anche il nostro Ateneo, perché un po’ li sostiene questi personaggi. Ci dialoga. Pochi giorni fa, per dire, il rettore ha sostenuto la Global Flottilla. Questo crea una situazione di ambiguità cosicché quando succedono problemi di ordine pubblico con minoranze molto violente l’università si trova in una posizione di debolezza e sembra quasi che si debba giustificare mentre esprime la propria condanna. Al contempo debbo dire che la maggioranza degli studenti vuole solo studiare e non solidarizza con i violenti.
Che tipo di reazioni ci sono state tra i suoi colleghi?
Il mio è un dipartimento molto schierato e molti sono rimasti in silenzio. Però stamani (ieri mattina n.d.r.) c’è stato il Consiglio di dipartimento ed è stato molto bello sapere che hanno adottato la proposta di accompagnarmi tutti insieme quando riprenderò le lezioni la settimana prossima, un gesto simbolico molto bello, anche molto intenso sul piano emotivo personale. Anche se presumo che molto colleghi non parteciperanno.
Un bel gesto in un clima avvelenato.
Il clima è quello che è. O ci si adegua alla narrativa o siamo assassini, sionisti, complici dello sterminio, agenti del Mossad, eccetera eccetera. Come si fa a discutere all’università in un clima del genere? Anche la persona con le migliori intenzioni si arrende perché il clima è davvero tossico e credo che agevoli poi episodi come quello capitato a me. Spero che questa cosa apra un po’ gli occhi e le menti.
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