
Se l’antisemitismo ha a lungo afflitto la Francia, passando dall’antigiudaismo cristiano nel Medioevo all’odio razziale tra ’800 e ’900, negli ultimi anni ha assunto nuove forme, più legate all’estrema sinistra propal. Questa è la tesi di un libro recentemente pubblicato dalla giornalista francese Nora Bussigny, intitolato Les Nouveaux Antisémites (“I Nuovi Antisemiti”).
Il volume espone un odio viscerale verso gli ebrei diffuso in maniera endemica in molte organizzazioni di estrema sinistra francesi, nelle quali la Bussigny, 30 anni, nata da padre francese e madre marocchina, che scrive per importanti testate quali Le Point e Marianne, si è infiltrata per svolgere una lunga inchiesta sotto copertura.
Usando una falsa identità, la Bussigny ha scoperto un antisemitismo e un antisionismo pervasivi, diventati un denominatore comune tra gruppi diversi che spesso non sono d’accordo su altre questioni.
Risultati dell’inchiesta
“Ho visto con i miei occhi fino a che punto islamisti, sedicenti militanti ‘progressisti’ di estrema sinistra e attivisti femministi, LGBT ed ecologisti siano strettamente legati nel loro odio condiviso verso gli ebrei e Israele”, ha raccontato la Bussigny in un’intervista al Times of Israel.
“È ironico perché storicamente l’estrema sinistra era frammentata. Molti gruppi radicali non andavano mai d’accordo nonostante sognassero una convergenza delle loro lotte. Prima del 7 ottobre ero convinta che potessero unirsi solo attorno a un odio comune verso la polizia e ciò che essa rappresenta per loro. Ma ora ho visto come il loro odio verso gli ebrei o, meglio, i sionisti, per usare il loro termine, sia più efficace nel riunirli attorno a una causa comune”.
Les Nouveaux Antisémites si apre con una dedica a Régine Skorka-Jacubert, sopravvissuta alla Shoah che prese parte alla Resistenza francese. “Mentre scrivevo il libro, sono stata invitata al Mémorial de la Shoah a Parigi”, ha detto la Bussigny. “Come parte del loro programma educativo, hanno un terminale che scansiona il tuo volto e ti attribuisce qualcuno che è stato deportato in un campo di concentramento nazista. Ti viene poi chiesto di impegnarti per aiutare a preservare la memoria di quella persona e mantenere viva la sua storia. Mi sono detta che avrei dedicato il mio libro a Régine”.
Nell’introduzione del libro, Bussigny spiega ciò che ha fatto in incognito. “Per un anno intero, ho partecipato, con assoluta discrezione, a manifestazioni, riunioni, discussioni online. Ho indagato sui campus universitari. Applaudivo accanto a folle isteriche che glorificavano il terrorismo. Ho partecipato a proteste femministe e dialogato in strutture municipali con membri di un’organizzazione (Samidoun) vietata in molti Paesi per i suoi stretti e appurati legami con il terrorismo. Ho intonato slogan contro il ‘genocidio’ e per la ‘resistenza palestinese’ — ovviamente ‘resistenza’ armata — durante manifestazioni che presumibilmente difendevano i diritti delle donne e delle persone LGBT, senza alcun riferimento a omosessuali torturati o assassinati in nome della Sharia nella Striscia di Gaza, governata da Hamas”.
L’infiltrazione
Sin dall’inizio, non sono mancati i problemi. “Partecipando alle dimostrazioni, ho commesso degli errori. Per esempio, dicevo ‘Israele’, che i militanti non dicono mai se non per insulti. Di solito dicono ‘l’entità sionista’, o se scrivono lo chiamano ‘Israhell’. Non dicono nemmeno l’IDF, ma piuttosto ‘l’esercito genocida’. Ci sono stati termini che ho dovuto imparare per avere il ‘giusto’ vocabolario”.
La situazione era spesso carica di tensione. “All’inizio, alcune persone mi guardavano con diffidenza”, ha aggiunto. “Dovevo davvero concentrarmi su come parlavo e mi comportavo quando ero tra loro. Ti osservano per vedere se stai cantando, se sei felice di essere lì, se stai filmando. Sono sospettosi. Mi sono assicurata di apparire allegra ed entusiasta di inneggiare con tutti alla gloria di Hamas e dell’Operazione Alluvione di Al-Aqsa (come Hamas chiama i massacri del 7 ottobre, ndr). Sono stata così attenta a interpretare la parte che per me è diventato quasi schizofrenico”.
Le reazioni
Non sono mancate reazioni aggressive. “Da quando il libro è uscito (a fine settembre), sono stata bersagliata da minacce di morte, insulti orribili e un’enorme quantità di odio, soprattutto sui social media”, ha detto la Bussigny, che ora deve essere protetta dalla polizia quando partecipa a eventi pubblici. “Parte di questa ostilità è dovuta al fatto che sono franco-marocchina, e alcune persone mi trattano come una traditrice della causa palestinese e una complice dei sionisti. Chi mi attacca mi denuncia come complice di ‘genocidio’, e alcuni fanno anche accuse infondate secondo cui ricevo soldi da Israele”.
Ha anche aggiunto: “Molte librerie in Francia hanno boicottato il mio libro. Alcune hanno persino detto ai clienti che hanno provato a ordinarlo che non vogliono ordinare questo genere di libro”.
Nonostante ciò, Les Nouveaux Antisémites è stato acclamato dai media, è nelle classifiche dei bestseller in Francia e ha ricevuto il Prix Edgar Faure 2025 come miglior libro politico dell’anno. “Nonostante tutta la negatività, ci sono stati molti riscontri positivi. Dato quanto bene stia vendendo il libro, ovviamente molti non ebrei lo stanno leggendo, il che è importante. Ho ricevuto molto sostegno”.
Ha pesato molto anche il sostegno della comunità ebraica francese, tanto che la Bussigny ha recentemente parlato a un evento a Parigi ospitato dal CRIF, il Consiglio Rappresentativo delle Istituzioni Ebraiche in Francia, che ha visto anche la partecipazione dell’ambasciatore israeliano in Francia, Joshua Zarka.
Minacce all’orizzonte
Per il libro, la Bussigny ha intervistato più di 100 persone, ebree e non ebree, tra attivisti, studenti, docenti universitari e politici. Citando molti individui per nome nel libro per il loro antisemitismo e antisionismo e per la loro affiliazione a gruppi estremisti, la Bussigny dedica un intero capitolo a una persona in particolare, Rima Hassan, eurodeputata di origine palestinese del partito di estrema sinistra La France Insoumise.
“Rima Hassan ha il potenziale per diventare la Mamdani di Francia”, ha detto la Bussigny, riferendosi all’attuale sindaco di New York, noto per le sue posizioni antisraeliane. “È riuscita a radicalizzare gran parte de La France Insoumise. Essendo la figura politica più seguita in Francia sui social media assieme a Jordan Bardella (del partito di destra Rassemblement National, ndr), ha un’enorme influenza. Hassan è ossessionata dagli ebrei ed è il politico più pericoloso legato all’antisemitismo e all’islamismo. Oggi in La France Insoumise è più protagonista di Jean-Luc Mélenchon (leader del partito, ndr), il quale capisce che il suo discorso ultraradicale attrae la giovane generazione”.
Questo potrebbe avere delle conseguenze sul piano elettorale. “Mi preoccupa cosa sta succedendo alla Gen Z, quelli nati dopo il 1995, molti dei quali voteranno per la prima volta il prossimo anno alle elezioni municipali e poi nel 2027 alle elezioni presidenziali”, ha detto Bussigny. “Potremmo avere diversi Mamdani in Francia. Viene chiamato il sindaco di TikTok per un motivo. È stato eletto in gran parte grazie agli elettori della Generazione Z e ha usato il suo antisionismo come motore per la sua campagna. Cosa significa questo per le prossime elezioni?”.
Testimonianza rivelatoria
A fine ottobre, la Bussigny ha testimoniato davanti alla commissione d’inchiesta sui movimenti islamisti dell’Assemblea Nazionale francese. “Durante la mia infiltrazione, ho identificato stereotipi antisemiti classici, riformulati semplicemente sostituendo il termine ‘sionista’ a ‘ebreo’”, ha detto alla commissione. “Questa retorica era palesemente evidente durante la formazione dell’organizzazione Urgence Palestine, a cui ho partecipato. Gli oratori hanno parlato di una presunta ‘cospirazione sionista’ in Francia in cui i ‘sionisti’ controllano i media e si sono infiltrati nel governo. Queste accuse non sono altro che una fedele rielaborazione dei tropi antisemiti tradizionali, già osservati storicamente dall’estrema destra”.
Successivamente, quando le è stato chiesto se la sua prospettiva fosse cambiata da quando aveva finito di scrivere il libro, la Bussigny ha risposto: “No. Anche se ho un po’ di speranza, è così poca rispetto alla disperazione che provo. Il mio cuore è pesante. Ho molta, molta paura per la Francia. Penso che a lungo termine questa potrebbe essere una causa persa, ma sono tra quelli che combatteranno fino alla fine”.

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E’ la certificazione della penetrazione dell’islam radicale nelle nostre civiltà, cooptata da forze politiche che inizialmente fanno da incubatori per poi essere poi fagocitate. Purtroppo insieme ad esse lo saremo anche noi, se non ci si desta dal torpore
Articolo e libro illuminante , ma personalmente ne avevo il sospetto da tempo e penso che questo sia accaduto anche il altri Paesi Europei e in Italia. Purtroppo la stragrande maggioranza degli umani nasce con un cervello con logica mentale conservatrice, di vario grado e questi atteggiamenti sono coerenti con la loro visione ideologica del mondo e con il bisogno di trovare sempre un capro espiatorio, una chiave di lettura di ciò che accade.