8 pensieri su “Per il professor Nivarra non esistono “ebrei buoni”, se si tratta d’Israele”

  1. Ma perché fermarci a metà? Se abbiamo deciso di dare un segno, che sia un segno serio! Perché continuare ad acquistare le nostre cose in negozi di ebrei? Perché tollerare nelle nostre scuole libri scritti in tutto o in parte da ebrei, o illustrati da ebrei, o pubblicati da editori ebrei? Anzi, perché permettere che restino in circolazione libri di autori ebrei? E con quello che costa il riscaldamento, perché non usarli per scaldarci con un bel rogo? E tutti quegli ebrei nelle nostre scuole, ne vogliamo parlare? E nell’esercito? E nel parlamento? E nella finanza? Sapendo quanto sono bugiardi per natura poi! Anzi, perché tollerarli in mezzo a noi nelle nostre città? Non sarebbe meglio…?
    No, esimio professore, non ho sbrigliato la fantasia: ho solo fatto un ripassino di storia.
    PS: Fenomenale quel “Non voglio immischiarmi MA”: a suo tempo ho dedicato un post al “ma” come marchio di fabbrica dell’antisemita. Posso, per l’ennesima volta, permettermi?
    https://ilblogdibarbara.wordpress.com/2024/01/27/il-marchio-di-fabbrica/

  2. Il 7 Ottobre hanno risentito l’odore del sangue.
    E gli è piaciuto così tanto da superare la vergogna.

  3. Vedo due punti:
    1) scambiare la libertà d’espressione con l’incitamento all’odio e non mancano purtroppo esempi oltre a questo e puntualmente riducono Ebrei, Israeliani e governo israeliano ad un unicum su cui aleggia una colpa collettiva. Atteggiamento per me segnale di un inequivocabile antisemitismo. Al contrario quel che succede in questi giorni in Israele sia politicamente che nella società civile mostra esattamente il contrario, ovvero una società divisa e su posizioni decisamente diverse sul conflitto a Gaza. In una parola una società attraversata da un pluralismo e da valutazioni differenti riverberate liberamente, anche in piazza, dove sono scese centinaia di migliaia di persone. Una democrazia a cui è impossibile attribuire colpe collettive se non essendo disonesti intellettualmente.

    2) i docenti universitari italiani, nascosti appunto dietro a questa malintesa libertà d’espressione, non rischiano mai nulla per le loro parole sconsiderate. Come se il loro ruolo pedagogico sia in un compartimento stagno rispetto al teorizzare la violenza, il razzismo, l’odio o come qui l’antisemitismo più becero. C’è una sostanziale libertà di passare ogni limite. È una libertà strumentale, malintesa e con radici profonde, penso ad esempio alle posizioni di alcuni professori durante gli anni di piombo o alle sparate di Barbero e altri sull’Ucraina.

    Temo non sia l’ultimo episodio a cui assisteremo.

  4. Mi associo pienamente al sentimento di sgomento e tristezza che trasale così bene dal Suo articolo dott. Piperno, ma voglio approfittare di questo spazio per testimoniarele un altro aspetto di questo raccapricciante episodio e mi riferisco al fatto che nell’articolo (letto ieri sera su repubblica.it) venivano riportate le dichiarazioni del rettore il quale avrebbe dichiarato di “prendere le distanze” dalle affermazioni deliranti di questo docente. Questo “prendere le distanze” l’ho trovato fastidiosamente burocratico, melenso, ipocrita. Le giuro che le dichiarazioni del docente mi hanno schifato – ovviamente – e provocato immediatamente un moto di rabbia, ma mi ha indignato ancora di più questa melensa risposta del rettore. Questi pavidi sono colpevoli quanto gli altri.

  5. C’è un grossolano refuso nel suo curriculum: costui è professore di diritto INCIVILE.

  6. Il punto di non ritorno è stato oltrepassato. L’antisionismo/antisemitismo è ormai legittimato, svuotato di ogni valore morale, storico e sociale. È diventato lo stigma virtuoso delle anime belle, la nuova religione civile che unisce sinistra e destra, con al centro la falange del cattolicesimo bergogliano. Una schiera compatta, solidale, coerente, che ripropone in versione aggiornata il vecchio “Gott Mit Uns”. Non ci resta che guardare in faccia la verità: siamo soli, e il peggio è davanti a noi.

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