4 pensieri su “Non esiste più un israeliano “buono”: storia di Eyal Waldman

  1. Se neanche l’assassinio della figlia è bastato a fargli aprire gli occhi su chi ha d fronte e ancora continua a porgere la mano agli assassini, gli sta bene di essere preso a calci. È esattamente questo genere di gentaglia a essere la rovina di Israele.

    1. Detto brutalmente, purtroppo è così.
      Puoi sperare e credere fermamente nella pace tra popoli, ma non per questo accettando di suicidarti per fare contento chi non ha invece alcuna intenzione di iniziare un tale processo di pace e di ammettere i propri errori per permetterlo seriamente.

      1. Può sembrare cinismo, e magari lo è, ma è (anche) puro e semplice realismo. Quelli dei kibbutz sul confine era tutti più o meno pacifisti e credenti nella possibilità di rapporti cordiali, avevano amicizie e collaborazioni oltre confine eccetera, per poi alla fine scoprire (ma non a tutti è stato sufficiente per prendere in considerazione un cambiamento di rotta) che loro erano amici di quelli, ma quelli li stavano sfruttando per carpire informazioni dettagliate che hanno poi usato il 7 ottobre. E sono stati i primi a essere falciati. Oggi leggo di alcuni sopravvissuti che intendono riprendere il discorso da dove si era interrotto in quel fatidico giorno, e a me viene una gran voglia di prenderli a randellate sulle gengive.

  2. per fortuna ogni tanto leggo questi articoli. Potessi stringere io la mano a quell’Uomo, Waldman, mi sentirei la persona più ricca del mondo.

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