

Osservo che a qualcuno piace il nuovo protagonismo dell’ICE nella sua versione trumpiana perché lo considera l’espressione di una politica di law enforcement e sono gusti, per carità.
Ma in realtà l’ICE, per come è stata concepita e utilizzata, è l’espressione di un disegno conclamato e dichiaratamente autoritario. Non nasce per risolvere il problema dell’immigrazione clandestina — che non ha una soluzione semplice né definitiva — ma per trasformarlo in strumento politico permanente.
Il punto non è essere “duri” o “morbidi”. Il punto è se uno Stato di diritto possa trasformare l’amministrazione dell’immigrazione in un dispositivo di eccezione stabile. Quando la gestione diventa militarizzazione, quando la discrezionalità operativa supera le garanzie, non siamo più nel terreno della rule of law, ma in quello della rule by law: la legge usata come leva di potere, non come limite al potere.
Sul piano concreto, poi, l’efficacia è un mito. Vent’anni di inasprimento repressivo in mezzo Occidente non hanno risolto nulla: hanno solo reso l’immigrazione più irregolare, più costosa, più pericolosa e più ricattabile. L’inasprimento produce clandestinità strutturale, non ordine. Le economie locali — agricoltura, edilizia, logistica, servizi — sono già integrate con lavoro migrante irregolare.
La retorica del rimpatrio totale funziona in televisione, ma crolla davanti alla prima filiera produttiva che si ferma. Provate in California a dire che rimpatri tutti i messicani irregolari e vedete cosa rispondono imprese, prezzi, consumatori. Nel frattempo, però, qualcosa funziona benissimo: l’erosione delle libertà. Ogni volta che un problema sociale viene trattato come minaccia securitaria permanente, il primo effetto non è la soluzione del problema, ma l’abbassamento della soglia delle garanzie per tutti, cittadini compresi.
I poteri concessi “contro qualcuno” restano sempre disponibili “contro chiunque”. È una dinamica nota: l’eccezione si normalizza, l’arbitrio si istituzionalizza. All’ipocrisia del politicamente corretto, che spesso evita di affrontare il tema dell’immigrazione in modo realistico, una parte della destra risponde con un autoritarismo spicciolo, altrettanto inutile sul piano concreto ma politicamente utilissimo.
Un problema sociale enorme — che coincide con il più grande esodo di massa della storia contemporanea — diventa la leva per ridefinire il rapporto tra Stato e individuo a favore del primo. La dinamica è storicamente riconoscibile. Nella storia europea un problema reale, ingigantito come minaccia esistenziale, è spesso servito a ridefinire i confini della libertà. Non importa che il nemico sia “rosso”, “straniero” o “criminale”: importa che sia utile.
È esattamente il meccanismo che il fascismo attivò con il “pericolo rosso”: una paura politica usata per comprimere spazi di libertà ben oltre il problema che diceva di voler risolvere. Per questo l’ICE non è una soluzione. È un sintomo politico. Non risolve l’immigrazione, ma normalizza l’idea che i diritti siano variabili e che l’eccezione possa diventare metodo di governo. Ed è questo il vero nodo.

Il Club InOltre nasce per creare una community tra chi InOltre lo scrive, chi lo legge e chi lo sostiene. È il desiderio di creare punti di incontro digitali e, quando possibile, anche fisici – dove scambiarsi idee, discutere, conoscersi da vicino.
Un Club che unisce tutti quelli che contribuiscono alla buona riuscita d’InOltre e al suo successo.
InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Se per molti motivi non puoi agire solo sulla immigrazione clandestina, gli Stati democratici potrebbero agire sui governi dei Paesi da dove scappano i migranti, con le buone o con le cattive, costringendoli a diventare democrazie e a migliorare la vita dei cittadini. Occorre agire sui due corni del problema. Per questo occorre essere forti militarmente. Non è più accettabile che chiudiamo gli occhi davanti a tutte queste autocrazie e dittature, che poi spingono la gente a scappare.