


Per sfuggire alle indagini Nigel Farage ha provocato un’elezione suppletiva, cercando una nuova investitura popolare. Ma i partiti gli hanno sfilato il terreno sotto i piedi, lasciandolo solo contro Count Binface. Voleva trasformare un’indagine parlamentare in una prova di forza con il sistema. Ha invece ottenuto una campagna elettorale contro un bidone della spazzatura.
Come Farage è finito contro un bidone della spazzatura
Com’è potuto succedere che Nigel Farage si ritrovi adesso a contendersi un seggio (che già deteneva) con Count Binface, la rappresentazione satirica della politica-spazzatura?


Dietro la testa a forma di bidone c’è Jon Harvey, autore e interprete del personaggio, che richiama, in una versione più umile e volutamente grottesca, il ribelle mascherato di V for Vendetta di Alan Moore. Del resto, i britannici non sono nuovi a questo tipo di satira. L’umorismo è parte integrante della loro cultura politica e trova la sua massima espressione nel Prime Minister’s Questions del mercoledì alla Camera dei Comuni. Più che un semplice confronto parlamentare, è un duello verbale combattuto a colpi di ironia, sarcasmo e battute fulminanti. Un esercizio di intelligenza retorica in cui colpire l’avversario con un’osservazione brillante vale spesso quanto un argomento ben costruito. Gli affondi vengono accolti dai deputati con boati, risate, applausi e proteste che trasformano l’aula in una platea. Insomma, la politica britannica è intrinsecamente teatrale da sempre.
Lo schiaffo a Farage
E allora lo schiaffo inflitto a Nigel Farage per la sua arroganza – aver imposto agli elettori un’elezione suppletiva tanto costosa quanto superflua, nel tentativo di appellarsi alla vox populi e trasformare il consenso elettorale in un’assoluzione politica dalle indagini che lo riguardano – va letto in questo contesto. Non soltanto come una protesta contro una scelta ritenuta opportunistica, ma come l’espressione di una cultura politica che utilizza l’umorismo come forma di giudizio.

Il teatro dell’assurdo
Mentre tutta l’attenzione era rivolta a Whitehall, dove andava in scena una riedizione moderna del Macbeth – intrighi, tradimenti e congiure culminati con le dimissioni del Primo Ministro Keir Starmer – dietro le quinte si consumava la crisi di Reform Uk. Una sequenza di vicende relative a Nigel Farage che, sommandosi una dopo l’altra, lo hanno messo alle strette.
Niente di nuovo nella politica britannica post-Brexit, combattuta ormai quasi esclusivamente a colpi di scandali, manovre di palazzo e clamori mediatici. Ma è proprio questo clima permanente di spettacolarizzazione, unito a una tradizione politica che ha sempre fatto della satira un linguaggio legittimo, ad aver prodotto uno degli episodi più surreali degli ultimi anni.
L’eliminazione di Starmer non ha fatto sparire i guai di Farage
Se durante il “regicidio” di Starmer Farage era riuscito a passare inosservato, i 5 milioni di sterline ricevuti nel 2024 dal magnate delle criptovalute Christopher Harborne continuavano a incombere sulla sua leadership. Non era in discussione il rapporto tra i due: Harborne è da anni il principale finanziatore di Reform Uk e ha versato al partito oltre 22 milioni di sterline. Il nodo riguardava invece quei 5 milioni corrisposti direttamente a Farage, mai dichiarati. Per il leader di Reform si trattava di un regalo personale; per gli oppositori di un beneficio connesso all’attività politica. L’indagine del Parliamentary Commissioner for Standards comporterebbe l sua sospensione da deputato, con conseguente elezione suppletiva a Clacton-on-Sea.
Le difficoltà di Farage, però, non si esaurivano con l’indagine sui 5 milioni di sterline. Un’inchiesta del Sunday Times ha riportato al centro dell’attenzione il ruolo di George Cottrell, suo storico collaboratore con una condanna negli Stati Uniti per frode, sostenendo che avrebbe finanziato parte della campagna elettorale del 2024, mettendo a disposizione personale, sicurezza privata e una residenza londinese. Parallelamente, i media hanno acceso i riflettori anche sul patrimonio immobiliare di Farage e della compagna Laure Ferrari, stimato in oltre quattro milioni di sterline. Sebbene nessuna di queste vicende costituisca di per sé una prova di illecito, entrambe alimentano gli interrogativi sul rispetto degli obblighi di trasparenza previsti per i deputati britannici: il problema non è ciò che Farage possiede ma che, dopo la sua elezione nel 2024, non abbia dichiarato interamente i propri beni o il flusso di denaro che entrava nei suoi conti.
Ad aggravare ulteriormente la vicenda, alcuni funzionari bancari avrebbero segnalato all’Agenzia nazionale contro il crimine (NCA) il trasferimento dei 5 milioni di sterline come operazione potenzialmente sospetta ai fini della normativa antiriciclaggio.
Lo stunt elettorale
Sarebbe stata questa ulteriore notizia a spingere Farage al suo stunt elettorale: dimettersi da un seggio dal quale avrebbe potuto essere sospeso, trasformando una vicenda di regole parlamentari in una prova di forza politica. L’obiettivo sarebbe stato spostare l’attenzione dalle indagini in corso e cercare una nuova investitura popolare, quasi a sostenere – in pieno stile Trump – che il consenso degli elettori prevalga sul giudizio delle istituzioni e sulle loro regole.

Nessuno si è prestato al gioco
La strategia, però, si è rivelata un boomerang. Di li a pochi minuti dall’annuncio, sui social, da parte di stampa, politici e gente comune la trama era esposta: costringere gli elettori a una costosa elezione suppletiva che nemmeno in caso di una sua eventuale rielezione lo metterebbe al riparo da una futura sospensione; ottenere un nuovo mandato popolare per contrapporre la volontà degli elettori alle istituzioni, alimentando la narrazione di un leader sostenuto dal popolo ma ostacolato dal sistema.
Lord Binface, forse inizialmente per provocazione più che per reale convinzione, ha twittato un appello agli altri partiti: non presentare candidati a Clacton e lasciare solo a lui la sfida a Farage. I primi a raccogliere l’invito sono stati Laburisti e i LibDem, non intenzionati a partecipare e un’elezione farsa. La svolta decisiva però è stata quando Kemi Badenoch ha annunciato che non avrebbe legittimato la manovra di Farage, e i Conservatori erano gli unici in grado di contendere seriamente un collegio storicamente di destra. Una volta ritirati anche loro, ai Verdi e a Restore Britain non è rimasto che fare altrettanto: prendere i popcorn e assistere allo scontro tra Nigel Farage contro il bidone della spazzatura.
L’umiliazione nazionale
Lo scenario è ormai tale che, per Farage, è difficile immaginare un esito favorevole. Se dovesse vincere le suppletive, resterebbe comunque esposto a un’eventuale sospensione e la vox populi avrebbe un peso politico limitato dopo una sfida contro una caricatura satirica. Se invece dovesse perdere, sarebbe difficile immaginare come Reform Uk potrebbe sopravvivere a un’umiliazione nazionale di simili proporzioni: se non puoi battere un bidone, come pensi di poter governare un Paese?
A dimostrazione di quanto la scelta sia stata giudicata controproducente, perfino autorevoli commentatori della stampa di destra si sono scagliati contro Farage, accusandolo di aver esposto Reform Uk al ridicolo nazionale. Tra questi Dan Hodges, editorialista del Mail on Sunday, che commentando la valanga di meme su Count Binface ha scritto: “Nigel Farage e i suoi colleghi si stanno preparando a un mese di questo. E si aspettano davvero che la gente li lasci governare il Paese.” Una critica che coglie il punto: con la sua scommessa, Farage ha finito per trasformare se stesso e il suo partito nel bersaglio della satira nazionale.

E forse la ricetta contro il populismo è proprio questa: seppellirli con una risata.
Il mio intervento su Radio Radicale:
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OT (perché non ho altri spazi in cui scriverlo): stupendo La memoria del giglio, intenso e coinvolgente, e con una scrittura magistrale, che riesce a mantenersi lieve anche nell’affrontare i passaggi più tragici.
Pur non essendone approfondito conoscitore, seguo la politica britannica da subito dopo la BrExit, che ho considerato una iattura non solo per la Gran Bretagna, ma anche per la UE, avendo essa creato le condizioni per una ulteriore corsa in avanti di Francia e Germania, al tempo locomotive (oggi non ne sarei più così sicuro).
Ma oggi l’evento assume un’altra connotazione, di importanza cruciale secondo me: la faccenda Farage potrebbe – e me lo auguro – avere conseguenze negative per la costellazione europea delle destre, parte di esse estrema (AfD, Rassemblement National, il Vannaccismo per citarne solo alcune). Destre europee che hanno più o meno evidenti legami con la Russia e che fanno esse stesse scientifico, strutturato e populistico utilizzo della disinformazione.
E quanto detto non esclude la delicatezza delle situazioni politiche nei paesi ex PdV (cfr. Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia), dove leggo con preoccupazione l’avvento di Babis nella Repubblica Ceca.
Mi aspetto quindi che la Russia farà di tutto per creare ulteriore scompiglio al fine di indebolire l’Europa, in un momento vieppiù critico per le sorti del paese, di Putin in primis. Sintesi: scenario futuro prossimo estremamente delicato.
P.S.: il Belpaese, come al solito, si distingue: sussiste l’incognita preoccupante di Vannacci, ma una volta di più è in controtendenza, grazie agli “sforzi” delle sinistre di dar corpo al “campo largo”, crogiuolo del peggiore dei populismi.