

“All happens before in New York” (tutto accade prima a NY) è uno dei tanti aforismi che definiscono la grande mela, volenti o nolenti moderna caput mundi, con buona pace dei parigini.
Manhattan, l’isola quartiere centrale e nucleo iniziale della città, è il maggior agglomerato al mondo dí grattacieli svettanti, i primi dei quali costruiti tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900.
Nella foga edificatrice, che dura senza soste da più di un secolo, sono rappresentati tutti gli stili architettonici e molti edifici hanno raggiunto una tale notorietà da meritare il titolo di Historical Landmark (punto di riferimento storico) da parte della municipalità.
Tralasciando gli arcinoti Empire State Building, Rockefeller Center, Brooklyn Bridge e Guggenheim Museum, sono da citare, come evoluzione degli stili, il Chrysler Building in pura art-deco, il Seagram Building di Mies van der Rohe e Philip Johnson, massima espressione del funzionalismo, il Citigroup Center (ex Citicorp) degli anni ‘70, al 601 di Lexington Avenue, che nella sua parte più alta inclinata a 45 gradi ospita pannelli solari, soluzione adottata come ripiego dai progettisti, che si videro rifiutare dalle autorità preposte l’inserimento di balconi nel piano inclinato.
Una curiosità sconosciuta riguarda il Verrazzano Bridge, che, scavalcando lo stretto braccio di mare Narrows, collega Brooklyn a Staten Island, un tempo sede della maggiore discarica di New York, ma oggi quartiere residenziale.
Il fatto è che il ponte sospeso, lungo 1,3 km, nella progettazione richiese di tener conto della curvatura della terra.

Ma ci sono due edifici estremi, che rappresentano in modo migliore la teatralità, cioè lo spirito più autentico di NY, uno tra i primi grattacieli edificati e uno degli ultimi, ambedue a loro modo spettacolari. Nel 1902, su progetto dall’architetto di Chicago Daniel Bumham, fu ultimato un grattacielo in stile Beaux-Arts: il Fuller Building, universalmente noto come Flatiron Building (edificio a ferro da stiro) che con i suoi ventidue piani si eleva fino a 86,9 metri, all’epoca secondo per altezza, superato dal Park Row Building, situato tra il Financial District e Tribeca, noto anche come 15 Row Park, che con i suoi 29 piani mantenne il suo record fino alla costruzione del Singer Building sulla Broadway, ultimato nel 1908.

La caratteristica che ha reso iconico l’edificio è la sua forma triangolare cui deve il nome, con il vertice puntuto di soli 2 metri, occupando una superficie di 23.690 metri quadri, nel triangolo formato da Fifth Avenue, Broadway e 23rd Street, ormai noto come Flatiron District.
Adibito ad uso commerciale, suscitò fin da subito la perplessità dei newyorkesi che arrivarono a scommettere sulla possibilità che l’edificio potesse resistere a lungo ai venti impetuosi che soffiando dal Labrador spazzano l’isola.
A smentire i timori, dopo 123 anni è ancora al suo posto in uno dei centri nevralgici della città, dove a pochi metri c’è lo store di Eataly.
Daniel Bumham fu uno dei componenti della scuola architettonica modernista di Chicago, ma anche attratto dallo stile neoclassicista europeo della École des Beaux-Arts, divenendo uno dei principali esponenti del movimento americano City Beautiful, che ne riprendeva le forme.
Il Flatiron è uno dei primi edifici con strutture in acciaio e vetro, tecnica che l’architetto aveva usato già a Chicago devastata da un incendio nel 1871, allo scopo di sostituire le strutture in legno, facili prede del fuoco.
Dagli inizi del ‘900 i migliori architetti mondiali si sono cimentati nella progettazione di edifici divenuti famosi, compresi molti italiani, tra cui Pierluigi Nervi, autore negli anni ‘50 di una mirabile stazione di bus che occupa il blocco tra 16th e 17th Street presso il Washington Bridge e Renzo Piano che ha firmato l’attuale sede del New York Times sulla Eighth Avenue.


Nel 2022 è stato inaugurato al 111 West della 57th Street, a due isolati da Central Park, il grattacielo più sottile del mondo, ad uso residenziale extra lusso, progettato da SHoP Architects, 11,70 metri di lato per 429 di altezza, con un rapporto di 1:24: la Steinway Tower, così soprannominato perché incorpora alla base lo storico building della celeberrima casa di pianoforti Steinway & Sons, risalente al 1925 e sotto il vincolo di Historical Landmark.

Sulla sommità della torre è piazzato un mass damper (smorzatore di massa) del peso di 800 tonnellate per consentire all’edificio di resistere senza danni al vento forte ed eventuali scosse telluriche.
Un filo ideale lega i due edifici: l’audacia di forme inconsuete nella sfida al cielo di Manhattan, consentita dal sottosuolo di roccia basaltica (osservabile a vista in Central Park) in cui piantare le fondamenta.
La storia non finirà qui, si continuerà a demolire e ricostruire, perché è troppo costoso ristrutturare un grattacielo, è più conveniente abbatterlo; le nuove tecnologie impongono messe a norma impossibili da realizzare in edifici vetusti.
Valga l’esempio del MoMa, che ha subito un ampio ammodernamento, ma in pratica è stato riedificato, tra il 2002 e il 2004 su progetto dall’architetto giapponese Taniguchi, destinando al museo ulteriori piani per aumentarne la superficie espositiva.

Durante un soggiorno nella città, un buon consiglio è prendere il battello per Hoboken NJ (dove è nato Frank Sinatra) all’imbarco su Riverside Drive lungo l’Hudson, all’altezza della 39th Street.
Approdati dopo pochi minuti allo storico terminal della cittadina in splendido stile Beaux-Arts, raggiungere la passeggiata lungo l’Hudson fino al lungomare, da dove si godrà una fantastica inusitata vista dello skyline di Manhattan, con l’illusione di poter toccare i grattacieli, o l’impressione di essere di fronte a un plastico.
In alternativa, restando in città, percorrere il parco della High Line sospeso a 25 metri, che si snoda da Gansevoort Street alla 34th Street, per la lunghezza di 2,3 km, realizzato al posto della ferrovia sopraelevata West Side Line, risalente agli anni ’30 e dismessa neglii ‘80, con vista spettacolare, passeggiando tra aiuole fiorite e tratti degli antichi binari.
Invece chi vuol stare col naso all’insù, per osservare gli alti edifici dal basso, o entrare negli immensi atri, deve uscire in strada all’alba, unico momento in cui “the city that never sleeps” (la città che non dorme mai) si concede svuotata e quasi silenziosa al visitatore.
Ultima considerazione: il futuro riserverà nuove sorprese, perché c’è un altro aforisma che piace molto ai cittadini della grande mela: “New York would be the most beautiful city in the world…if it were finished” (New York sarebbe la più bella città del mondo… se fosse finita).
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