Mappa pubblicata dal Financial Times con obiettivi della Flotta russa del Mar Baltico in Europa.
Documenti riservati rivelano: «La Marina russa si è addestrata a colpire siti in Europa»
L’agosto di Mosca, mese foriero di ricordi contrastanti, è cominciato ancora una volta all’insegna delle difficoltà. Tra gli ampi corridoi del Cremlino riecheggiano le parole di Vladimir Putin che, visibilmente irato di fronte alla recente offensiva ucraina nel Kursk, ha chiuso a ogni trattativa. Una possibilità che i Paesi occidentali – in ordine sparso – hanno talvolta caldeggiato, talvolta accolto con scetticismo. Difficile che il clima si distenda dopo le ultime rivelazioni pubblicate dal Financial Times: secondo alcuni documenti riservati ottenuti dal quotidiano londinese, la Russia ha addestrato la sua Marina a colpire siti nel cuore del Vecchio Continente, impiegando missili con capacità nucleare – scenari realizzati tra il 2008 e il 2014, gli anni più caldi del ritorno della Federazione nella politica internazionale, culminati con le azioni militari in Crimea e Donbass. Nell’ipotizzare un conflitto con l’Alleanza atlantica, i russi mostrano di volersi spingere oltre il fianco orientale, approfittando della «manovrabilità elevata» delle proprie imbarcazioni per lanciare «travolgenti attacchi missilistici» contro obiettivi in tutta l’Europa occidentale, descritti come «improvvisi e preventivi», che prevederebbero quantomeno l’uso di testate tattiche, meno distruttive rispetto alle armi strategiche ma potenzialmente in grado di sprigionare maggiore energia degli ordigni che distrussero Hiroshima e Nagasaki nel 1945. La Flotta del Baltico – con sedi a Kaliningrad, Baltijsk e Kronštadt – verrebbe incaricata di colpire strutture e stazioni radar lungo la costa settentrionale francese, in Germania, in Estonia e in Norvegia, dove la base navale di Haakonsvern a Bergen costituirebbe un bersaglio prioritario. Il territorio norvegese ed estone verrebbe interessato anche da attacchi condotti dalla Flotta del Nord, i cui sforzi non trascurerebbero la Gran Bretagna: dai cantieri navali di Hull alla città portuale di Barrow-in-Furness, dove vengono realizzati i sottomarini della Royal Navy. Tuttavia, l’Europa non è l’unico scacchiere preso in considerazione. Tra i quadri analizzati, anche ostilità tra il Mar Nero e il Mar Caspio – con Turchia e Azerbaigian che pagherebbero il prezzo più alto – e nel Pacifico, dove Mosca si è spinta a simulare attacchi non soltanto in Giappone e Corea del Sud, ma anche in Cina e Corea del Nord. Sviluppi che giustificano in modo ulteriore l’impegno per il riarmo di Tokyo e Seul (vicine al mondo occidentale) e che rischiano di creare imbarazzo tra i partner oltrecortina, minando la retorica dei «legami ad alti livelli» con Pechino. Un campanello d’allarme per la NATO, che mostra come il Cremlino non intenda rinunciare alla mentalità da guerra fredda – che già negli anni ’70 aveva portato al concepimento di piani come “Sette giorni al fiume Reno” – e che pone dubbi sulle capacità europee di fronteggiare un simile scenario. Secondo uno studio dell’Alleanza, i Paesi dell’Unione, specie quelli a ridosso delle frontiere, disporrebbero attualmente di meno del cinque percento delle capacità di difesa aerea necessarie a difendersi. D’altro canto, pur scegliendo di giocare con la paura dell’opinione pubblica nemica, l’uso immediato di armi nucleari tradisce alcune criticità in seno alle forze russe. Per l’esperta Dara Massicot, Mosca sconterebbe l’inferiorità delle proprie risorse convenzionali: «Non hanno abbastanza vettori».
Pubblicato sul quotidiano “La Ragione” il 15 agosto 2024, con il titolo “L’Occidente prepari le sue (armi, n.d.r)”.
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Che gli appetiti russi verso il Baltico siano molto forti è indubbio ma lo scenario delineato nell’articolo è normale prassi per gli strateghi. I piani di attacco/difesa vengono periodicamente aggiornati in virtù di una serie di fattori: nuovi scenari; il mutamento della propria postura e del nemico potenziale; l’introduzione di nuove armi; ect…Ovviamente tutti gli attori statuali procedono a rivedere la loro strategia/postura al mutare degli scenari geopolitici (meglio definirla come Grande Strategia)