2 pensieri su “Iran, la trattativa impossibile tra compromesso diplomatico e sopravvivenza ideologica

  1. A tutte le giustissime osservazioni dell’articolo, aggiungo che per l’islam, che per altri soggetti può essere una componente ma per l’Iran è l’essenza, nessun trattato concluso con gli infedeli ha valore, come ha insegnato Maometto, e può essere stracciato in qualunque momento, cosa che è stata ripetutamente fatta da diversi soggetti: forse sarebbe bene ricordarlo e farne tesoro.

  2. L’articolo, molto interessante, coglie nel segno, poiché con l’Iran non si negozia un compromesso, ma si gestisce un conflitto. Il regime non è uno Stato come gli altri, bensì una rivoluzione teocratica che governa uno Stato, un contesto in cui la sopravvivenza ideologica conta più dell’interesse nazionale. I Pasdaran lo sanno bene e rafforzano il proprio potere proprio grazie alla pressione esterna.
    Ciò non toglie che Teheran sappia essere cinicamente pragmatica. Quando la sopravvivenza del sistema è a rischio, il dogma cede il passo alla realpolitik, permettendo tregue tattiche o accordi temporanei pur di non crollare, sebbene restino, appunto, pure manovre di autopreservazione. Trump può alzare la voce e offrire “affari”, ma dall’altra parte non c’è un partner commerciale, bensì un apparato che considera la normalizzazione una minaccia esistenziale. Finché l’Occidente fingerà di trattare con uno Stato revisionista invece che con una causa rivoluzionaria armata, flessibile nella tattica ma inflessibile nella strategia, la diplomazia resterà un’illusione utile a Teheran per guadagnare tempo. Le rivoluzioni infatti non si ammorbidiscono, quindi o le si contiene, o le si affronta.

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