
Il 22 gennaio 2025 è stata una di quelle date che Aldo Cazzullo, nel suo programma televisivo su “La7” battezza come “Una giornata particolare”.
Ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, fresco di minacce e di vendette promesse al momento dell’insediamento, ha annunciato la nascita di “Stargate”, un piano per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale a stelle strisce finanziato con astronomica cifra di 500 miliardi di dollari.
Si tratta di un progetto che allude alla fantascienza, visto che porta lo stesso nome di un film stellare e di una famosa serie televisiva, ma ha i piedi ben piantati nella terra del neopresidente degli Stati Uniti, tanto che nel presentarlo Trump si è fatto affiancare da chi avrà il compito di realizzarlo concretamente e cioè dai leader di tre big come la giapponese “SoftBank”, Oracle e OpenAI e inoltre ha aggiunto che a metterci i soldi saranno anche i fondi degli Emirati Arabi.
Ma “la giornata particolare” non ha solo visto la nascita di un programma americano in grado di rivoluzionare il mondo ( poi vedremo se nel bene o nel male), ha anche registrato, oltre allo spauracchio dei dazi nuovamente sbandierato da Trump per punite l’Europa “cattiva”, anche un sommovimento generale in grado di scuotere il pianeta.
Trump ha agitato la bacchetta punitiva dei dazi anche nei confronti di Vladimir Putin, qualora lo zar di Mosca non la finisse con la sua “stupida guerra” (anche se in questo caso i dazi sembrano, però, più un buffetto che la minaccia di una vera batosta).
Sempre ieri, come risposta ai venti che spiravano da Washington, il cancelliere Olaf Scholz si è catapultato a Parigi dal suo omologo Macron per dichiarare che l’Europa (cioè Francia e Germania) non hanno paura e sono pronti a raccogliere “la sfida della nuova presidenza americana e anche a difendere i loro interessi”
Stesso piglio della presidente della Bce, Christine Lagard, che ha detto, rivolta all’altra sponda dell’Atlantico: “Smetteremo di giocare in difesa e passeremo all’attacco.
Intanto da Pechino hanno avvertito gli Usa di essere “pronti e difendere gli interessi nazionali”, per poi aggiungere più concilianti: “dalle guerre tariffarie e commerciali non escono vincitori”
Nelle stesse ora Mosca ha invece reagito blandamente (evidentemente convinti siano solo mosse) allo strattone con il quale Trump ha inaugurato il nuovo corso con il Cremlino.
Infine, sempre ieri, anche il presidente di Panama, Josè Raul Mulinoi, ha alzato la voce: “Il Canale resta nostro”.
Bene, fatta questa premessa planetaria, vediamo come in casa nostra è stata vissuta questa “giornata particolare”.
Da parte della maggioranza nemmeno un battito di ciglia. Quello che aveva da dire Giorgia Meloni lo ha già detto con la sua presenza e i suoi applausi il giorno dell’insediamento del nuovo presidente americano.
L’opposizione invece si è schierata compatta: dal PD, ai Cinquestelle, ad Azione, a Italia Viva, passando per Bonelli, Fratoianni e Magi, e ha chiamato a raccolta i giornalisti nella sala delle conferenze stampa della Camera dei deputati per dare fiato alla compagine nel giorno della “giornata particolare”.
Dicono, ma è forse solo una malignità, che qualche giornalista dopo le prime battute dell’opposizione, mai così fisicamente unita, si sia guardato intorno stupito. Dicono che più di un rappresentante della stampa abbia dato di gomito al collega che gli sedeva accanto perché non riusciva a capacitarsi che nelle ore di una giornata particolare planetaria gli stati maggiori dell’opposizione, capeggiati dalla Schlein, avessero convocato la stampa per battagliare su un unico argomento: il biglietto da viaggio, con tanto di aereo di Stato, offerto dal ministro della giustizia Nordio a un torturato libico ricercato dalla Corte dell’Aia.
Intendiamoci, il governo, dando quel passaggio aereo targato Italia a Najem Osama Almasri, generale già a capo della Polizia giudiziaria libica, nonostante fosse stato arrestato a Torino su mandato della Corte penale Internazionale, sul piano giuridico l’ha fatta grossa, e giustamente c’erano i presupposti affinché l’opposizione ne chiedesse spiegazioni a Giorgia Meloni,
Ma era il caso che l’aiutino sottobanco ai libici oscurasse del tutto nella comunicazione dell’opposizione, le minacce all’Europa di Trump, la nascita di una grande fratello planetario chiamato Stargate, la novità di due criptovalute, una emessa dallo stesso Trump, l’altra con effigiato il volto di sua moglie Melania?. Ma soprattutto le possibili ripercussioni sulle imprese italiane dei dazi minacciati dalla Casa Bianca?
Non una parola su quello che potrebbero subire, per esempio, le nostre esportazioni nell’alimentare proprio quando, a sorpresa, l’Italia per la prima volta è diventata leader per valore aggiunto dell’agricoltura europea, e si è lasciata alle spalle Francia e Germania.
Quanto hanno inciso nel conseguimento di questo successo della nostra agricoltura le esportazioni in Usa dei nostri prodotti alimentari’ E quanto potrebbero incidere negativamente i nuovi dazi?
Al silenzio dell’apposizione ha fatto da contraltare, rispetto a quest’ultimo interrogativo, il silenzio del governo, il quale confida, evidentemente, su quanto è riuscita a spuntare Giorgia Meloni nelle sue recenti puntate negli Usa. In questo caso, è lecito però chiedersi, a che prezzo? Forse è significativo il commento della Coldiretti, associazione molto in sintonia con il ministro Lollobrigida:” Questo nostro successo- afferma la nota della Condiretti- va difeso dai pericoli dei cambiamenti climatici e dalla concorrenza sleale ai nostri prodotti provocati dagli accordi commerciali stipulati dall’Unione Europea”. Insomma, la Coldiretti tace sul pericolo dazi, ma non si risparmia una stilettata contro l’Europa.
Il dialogo con Trump prevede però incognite e trabocchetti. Tanto per restare in tema di agricoltura, l’Italia ha anche il primato europeo delle attività connesse al settore agricolo: l’agriturismo e soprattutto la produzione di energie rinnovabili. Quanto potrà incidere sullo sviluppo dell’agricoltura e delle energie rinnovabili italiane la decisione di Trump di uscire dagli accordi di Parigi sul clima e la sospensione dei 300 miliardi di dollari stanziati dall’Amministrazione Biden per le infrastrutture verdi? Per dimostrare che di clima non vuole più sentire parlare, il nuovo presidente ha già licenziato (ma retribuiti) tutti i dipendenti degli istituti pubblici Usa addetti alla transizione ecologica.
Agli agricoltori di tutto il mondo, a partire dalla nostra Coldiretti, non resta che sperare che Trump, che ha già invocato il suo rapporto con Dio riguardo all’attentato da cui è scampato, abbia un filo diretto anche con “Giove Pluvio”.
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