


Una coalizione di organizzazioni islamiche di New York lancia una campagna contro il BDS, sostenendo che i boicottaggi contro Israele finiscono spesso per danneggiare anche lavoratori palestinesi e arabi israeliani. Una posizione minoritaria nel mondo musulmano americano, ma politicamente significativa.
Una coalizione di organizzazioni islamiche di New York ha recentemente lanciato una campagna per contrastare il movimento BDS, acronimo di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni, che punta a boicottare Israele. La coalizione, chiamata Unbreakable Bond Coalition, ha dichiarato che il programma “mira a beneficiare Israele, i suoi cittadini arabi e i palestinesi impiegati in aziende israeliane”.
Come riporta il Times of Israel, il nuovo gruppo ha spiegato che “israeliani e palestinesi sono profondamente connessi economicamente”, aggiungendo che “gli ampi boicottaggi possono danneggiare involontariamente proprio i lavoratori e le comunità che affermano di sostenere”.
Un esempio di questo fenomeno riguarda SodaStream, azienda israeliana nel settore delle bevande, che nel 2015 ha dovuto chiudere uno stabilimento in Cisgiordania per ricollocarlo presso la cittadina israeliana di Lehavim, a causa delle proteste propalestinesi.
A rimetterci, ben più dell’azienda, furono i lavoratori palestinesi impiegati nello stabilimento originario. La rivista Forbes stimò che i palestinesi che lavoravano per SodaStream avevano stipendi da tre a cinque volte maggiori rispetto alla media in Cisgiordania.
Unbreakable Bond Coalition ha affermato di credere che costruire ponti economici favorisca il dialogo, la comprensione e partnership capaci di promuovere la pace. Le organizzazioni aderenti includono l’American Muslim & Multifaith Women’s Empowerment Council (AMMWEC), il Muslim Women Speakers Bureau, il Global Youth Unity Project (GYUP), Abraham PRC e Muslims Israel Dialogue.
Sheikh Musa Drammeh, attivista filoisraeliano della comunità musulmana di New York, ha detto che la campagna è una risposta alle azioni del sindaco Zohran Mamdani, sostenitore del BDS. “Lui è musulmano e New York ospita le più grandi comunità musulmana ed ebraica, quindi alcuni di noi hanno deciso di contrastarlo passo dopo passo, altrimenti le cose si normalizzeranno”, ha detto Drammeh al Times of Israel.
Drammeh ha aggiunto che lui e altri membri della coalizione hanno preso parte alla Israel Parade, alla quale Mamdani si è rifiutato di presenziare. “Proprio come ci sono alcuni ebrei che sono antisraeliani, antisionisti, c’è una comunità musulmana in crescita che non aderirà mai, mai a posizioni anti-Israele, antisioniste”, ha dichiarato Drammeh. Ha poi sostenuto che boicottare Israele è “anti-palestinese”, in quanto danneggia la situazione socioeconomica dei palestinesi e degli arabi israeliani.
Un sondaggio condotto nel marzo 2025 dal Pew Research Center ha rivelato che il 19 per cento dei musulmani americani aveva un’opinione positiva dello Stato ebraico, contro l’81 per cento che ne aveva un’opinione negativa. La prova che, anche se sono una minoranza, negli Stati Uniti esistono musulmani vicini a Israele.
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Mamdani pensa che tutti i musulmani siano come i trinariciuti che lo votano, le piazze che vomitano odio e ignoranza. Ma esiste un Islam moderato, progredito e pensante, l’unico con cui sono dovrebbe instaurare un dialogo per trovare forme di convivenza e progresso. Bravo Nathan, sempre sul pezzo!
Ci sono teste pensanti in ogni etnia. Purtroppo, tra i musulmani e i woke, sono una minoranza sparuta.
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