6 pensieri su “Multiculturalismo: il mito progressista duro a morire

  1. Approvo senza ombra di dubbio la seguente affermazione: “Qualunque sarà il futuro delle politiche sull’immigrazione, dovrebbero essere tutte fondate su un imprescindibile assunto: non si indietreggia di un millimetro rispetto alle conquiste di civiltà delle comunità occidentali.”
    Ma non dovremmo credere al presupposto che “le Culture” siano un fenomeno statico: in tempi più o meno lunghi il contatto fra culture diverse produce cambiamenti.
    Ciascuna cultura si struttura come un esoscheletro che fissa rigidamente la direzione di crescita dei comportamenti collettivi ed individuali, ma questa rigidità è destinata ad infrangersi contro l’evoluzione fra le generazioni e nella diffusione della percezione dei vantaggi delle culture che riconoscono autonomia e libertà alle singole persone.
    Questa riflessione sembra in contraddizione con quanto accade nelle seconde o terze generazioni di immigrati che riscoprono le radici originarie e si battono per la loro riaffermazione. Ma dovremmo chiederci quanto le discriminazioni nei confronti delle nuove generazioni di “diversi” abbiamo loro precluso l’accesso alle “conquiste delle comunità occidentali” costringendole a ricercare e promuovere un proprio “valore” riscoprendolo in una mitizzata età dell’oro della cultura di origine. E quanto le politiche “anti-immigrazione” impediscono una reale integrazione? “Integrazione” è il concetto che sta agli antipodi di “multiculturalismo”. Se gli immigrati li rinchiudiamo in mega ghetti piuttosto che distribuirli a piccoli gruppi in micro comunità, aiutandoli ad apprendere la lingua del paese ospitante, li spingiamo a ricreare enclave su base etnica… che saranno poi preda di chi esalta le culture di origine.

  2. Ho a lungo creduto nel multiculturalismo,fine anni 90 sono emigrata, ,per un petiodo, con regolari permessi di residente permanente, in Canada, con mio marito, un cittadino americano.Quindi ho vissuto quella esperienza in mezzo ai rifugiati politici da tutto il mondo e quel sistema mi sembrava ottimo e anche adesso lo penso.
    Ora però ho cambiato un po’ idea, anche in virtù del fatto che mio marito è ebreo e abbiamo amici,uno inglese in particolare, amico da sempre,che gli chiede insistentemente di “prendere posizione ” rispetto alla Palestina, per esempio e questo episodio mi ha colpito ,nel.senso che non me lo aspettavo da lui che sa perfettamete
    quanto aperto è mio marito e quanto disponibile è sempre stato verso tutti, ma non è bastato, è diventato solo “ebreo”e invece quanto influenzabile é stato lui, e mi rendo conto che quella concezione multiculturale è superata, noi due siamo stati in mezzo a espatriati e rifugiati e immigrati per tutta la vita ma ,specialmente io, sono convinta che dobbiamo difendere, in primis, la nostra concezione di Stato Laico, Italia ,Stati Uniti o Israele che sia.
    Grazie per l’interessante articolo

  3. La realtà, pura e semplice, è che non esiste una società multiculturale. Non è mai esistita, perché dove c’è più di una cultura in breve tempo una prende il sopravvento sulle altre e impone su di esse il proprio predominio. È accaduto sempre e ovunque e non può essere diversamente perché è una legge di natura, per lo stesso motivo per cui non può esserci più di un gallo in un pollaio e più di un capobranco in un branco di animali selvatici. Una società multietnica – o multirazziale, come si diceva nei tempi felici in cui non esisteva il politically correct – può esistere benissimo, se le varie componenti condividono la cultura, ma non possono e non potranno mai coesistere gruppi con valori contrastanti.

  4. Un multiculturalismo senza pluralismo e rispetto reciproco non credo possa funzionare.
    Sarebbe l’ennesimo capitolo della Storia umana fatta di tragedie dove più culture si scontrano per far prevalere la propria.
    Il principio ideologico del liberalismo potrebbe anche essere di sinistra, ma non di questa odierna e soprattutto quella italiana dove prevale lo statalismo, l’accaparramento di risorse fiscali per finanziare programmi sociali insostenibili e il non prendersi la responsabilità di certi eventi per raccogliere consenso.
    Per la sinistra odierna perlopiù si tratta di un “liberi tutti”, senza avere delle idee di lungo termine di ciò che si propone vedendo l’effetto che fa e non esercitare controllo e forza delle istituzioni per non turbare troppo certi gruppi preferiti o utilizzabili a fini elettorali.
    Come se fare rispettare leggi e diritti in una società civile democratica moderna nei confronti di coloro che non le vogliono seguire perché non abituati o consapevoli dei rischi, venga considerato un’esagerazione.

  5. Totalmente d’accordo. E’ sconvolgente accorgersi della cecità dei finto progressisti, ovvero i conservatori di vario grado, con ideologia di sinistra. Ma la loro incapacità di rinunciare alla visione ideologica del mondo, non gli lascia scampo. Un mondo dominato e forgiato dai cervelli con logica mentale conservatrice, nel quale la competizione per imporre la propria visione ideologica è leitmotiv di tutte la contese politiche. Quello che accadrà è già scritto dalla Storia ed è un film già visto. Ma i conservatori non sono capaci di farne tesoro, ma tendono a ripetere sempre gli stessi errori nell’illusione di riuscire ogni volta ad evitarli.

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