


La candidatura politica di Tlaleng Mofokeng mentre il suo mandato ONU risulta ancora in corso riapre la questione dell’indipendenza dei relatori speciali. Da Francesca Albanese a Irene Khan, UN Watch denuncia incarichi e legami incompatibili con l’imparzialità richiesta dalle Nazioni Unite.
Dopo il 7 ottobre, diverse inchieste giornalistiche hanno documentato in capo a Francesca Albanese circostanze che configurerebbero conflitti di interesse incompatibili con il suo ruolo di relatrice speciale ONU per i territori palestinesi, accuse che l’interessata ha sempre respinto.
Una su tutte: il fatto che il marito, Massimiliano Calì, in passato abbia lavorato come consulente per il Ministero dell’Economia dell’Autorità Nazionale Palestinese.
Il caso Mofokeng
Albanese non è l’unica esperta ONU a rimanere in carica pur avendo conflitti di interesse. Un altro caso, reso pubblico dall’ente non profit UN Watch, è quello di Tlaleng Mofokeng, medica sudafricana e relatrice speciale ONU per il diritto alla salute, la quale è in corsa per la carica di sindaco di Johannesburg con il partito di estrema sinistra EFF (Economic Freedom Fighters).
“Un esperto dell’ONU non può dichiararsi indipendente mentre si trova sulla scena politica, rivolgendosi a un leader di partito come ‘comandante in capo’ e accettando di essere ‘schierato’ come candidato di quel partito per una delle cariche di sindaco più importanti dell’Africa”, ha dichiarato il direttore esecutivo di UN Watch, Hillel Neuer.
“Si tratta di un conflitto di interessi evidente che mette in dubbio la credibilità dell’intero sistema dei diritti umani dell’ONU”.
Il profilo di Mofokeng la definisce “candidata a sindaco della città di Johannesburg” ed “ex relatrice speciale ONU per il diritto alla salute”. Tuttavia, quando il fatto è stato reso noto, sul sito delle Nazioni Unite il suo mandato risultava essere ancora in corso, in quanto scade ad agosto.
UN Watch afferma che questo comportamento viola l’indipendenza richiesta dall’articolo 3 del Codice di condotta dell’ONU. Quando è entrata in carica, Mofokeng aveva promesso di agire da una posizione “totalmente imparziale”, promessa smentita dai fatti.
Un partito estremista
Il partito di Mofokeng, l’EFF, è stato al centro di numerose controversie. Il suo leader, Julius Malema, nel 2025 è stato giudicato colpevole di incitamento all’odio da un tribunale sudafricano, con una sentenza contro la quale ha presentato ricorso, dopo che, in un comizio del 2022, ha detto: “Nessun uomo bianco mi potrà picchiare […] non dovete mai aver paura di uccidere. Una rivoluzione prevede che a un certo punto si debba uccidere”.
Altri casi
Mofokeng non è l’unica ad aver accettato offerte incompatibili con il proprio ruolo. Irene Khan, relatrice speciale ONU sulla libertà di parola, nel momento in cui scriviamo mantiene ancora il suo incarico, anche dopo che il Bangladesh l’ha nominata sua prossima ambasciatrice presso le Nazioni Unite.
Prima ancora, secondo un rapporto di UN Watch, nel suo ruolo Khan ha spesso taciuto sulla repressione della libertà di parola da parte di Iran, Arabia Saudita, Venezuela, Turchia e Myanmar.
In compenso, ha dedicato ampio spazio alla presunta repressione delle proteste propalestinesi in Occidente.
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Mah, la definizione di ombre fa pensare alla presenza della luce, di cui io non vedo proprio traccia. E più che i conflitti di interesse direi che non a mettere in dubbio ma ad annientare proprio la credibilità di queste persone è tutto ciò che dicono e fanno. Per quanto riguarda FA io vedo autentici crimini che vanno dalla calunnia alla diffamazione all’istigazione all’odio. D’altra parte non si può negare che siano le perfette rappresentanti di quell’autentica associazione mafiosa che è l’Onu.