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Bottom line up front (BLUF): le sanzioni di Stati Uniti, G7 e Unione Europea riguardanti l’esportazione di materiale militare o dual use verso la Federazione Russa sono spesso aggirate dalle stesse società occidentali. Tanto che la Russia è riuscita a espandere la sua produzione militare nel 2023. Anche dove hanno successo, esse sono così lente che consento al Cremlino di trovare nuovi fornitori, primo tra tutti la Cina. Sebbene Pechino formalmente dica di non vendere materiale militare a nessuno dei due contendenti, molte società cinesi sono state costituite con il solo scopo di vendere materiale sensibile alla Russia, questo secondo informazioni esclusive che Inoltre è riuscito a reperire.
Imporre sanzioni su determinati materiali è un affare molto complesso, durante la Guerra Fredda esisteva un ente specifico che se ne occupava il COCOM. Nell’attuale situazione l’occidente mostra tutti i suoi limiti, probabilmente perché la questione non è stata affrontata in maniera omnicomprensiva come lo fu per il contrasto dell’Unione Sovietica. Nonostante i divieti, infatti, molte società occidentali continuano a vendere la loro componentistica ad aziende russe che producono armi. I casi sono centinaia, qui si propone una panoramica delle società occidentali che non rispettano le regole e delle società cinesi che, nonostante la posizione ufficiale di Pechino, commerciano con la Federazione Russa, ciò verrà fatto riportando informazioni esclusive che la redazione di Inoltre è riuscita a reperire.
La Federazione Russa sta espandendo la sua produzione militare, nel 2023 la società Raduga con sede a Dubna nel distretto di Mosca (564590N 0370711E) ha costruito alcuni nuovi capannoni nel suo stabilimento principale. La fabbrica produce missili da crociera lanciati da aerei, quelli che cadono sulle città ucraine e che colpiscono spesso (e non per sbaglio) infrastrutture civili che non sono legate allo sforzo bellico. Alcuni documenti reperibili on line sembrano dimostrare che tali capannoni sono stati equipaggiati con macchine di produzione occidentale, alcune di esse sembrerebbe prodotte da società italiane come riportato nel report qui di seguito linkato (Special Report: Inside the Expansion of Russia’s Sanctioned Missile Industry).
Neanche gli Stati Uniti sono immuni da questo fenomeno, componenti prodotti da aziende statunitensi sono stati rinvenuti nei missili russi (Sanctions and Reality: Western Tech’s Enduring Role in Russian Arms), in sostanza le sanzioni vengono aggirate dalle stesse aziende occidentali. Se si parla di missili balistici, la situazione non migliora, un approfondito rapporto evidenzia come le fabbriche russe usino macchine a controllo numerico prodotte in occidente. La Germania, il Giappone e l’Italia sono tra i più grandi esportatori al mondo di queste macchine, che vengono usate anche per costruire i sistemi missilistici antiaerei S400, fondamentali per la difesa russa, oltre che i citati missili balistici (RHODUS INTELLIGENCE REPORT. HOW DOES RUSSIA MAKE MISSILES?). Mi preme ribadire ancora una volta che tutte queste armi sono usate dalle Russia per colpire infrastrutture civili ucraine, inoltre gli ordigni sono prodotti da aziende russe sottoposte a sanzioni occidentali.
Sui droni la situazione è anche peggiore. Alcuni UAV russi derivati da quelli iraniani, come i Geran-3, hanno componentistica occidentale. Il motore a reazione ad esempio è prodotto in Repubblica Ceca, il sistema di navigazione in Canada e i sistemi di controllo negli Stati Uniti (Shahed-238 is mostly composed of Western components, including the main one — its small jet engine). Fonti dell’Istituto di Ricerca delle Tecnologie Avanzate per la Difesa del Politecnico di Kiev, affermano che alcune aziende della Repubblica Ceca hanno bypassato le sanzioni esportando le componenti in Pakistan. La buona notizia è che la continua pressione, che c’è in occidente, per interdire il flusso di componentistica ad alta tecnologia di uso militare, sortisce qualche effetto e qualcosa smette di arrivare, il processo però è lento e la Federazione Russa ha il tempo di adattarsi. Questo avviene principalmente comprando ciò di cui si ha bisogno dalla Cina. Un documento dello stesso Istituto ucraino, che Inoltre ha potuto visionare in esclusiva, analizza nel dettaglio come componentistica cinese venga installata nei droni Geran-3. Nello specifico i motori della serie DLE (30, 55, 60, 120, ecc.) vengono prodotti in Cina e consegnati a società russe, essi vengono poi installati su vari tipi di UAV quali i citati Geran-3, gli Italmas e i Supercam S350, impiegati in Ucraina. È interessante notare che alcune delle società in questione non sono sottoposte a sanzioni da nessun paese. Le società cinesi individuate dal documento sono:
- ZHEJIANG AIR SEA TRANSPORT INC
- KENO PHARMA LTD
- SUN HU
- SHENZHEN BEWIN INTERNATIONAL LOGISTICS CO. LTD
- ALLPARTS TRADING CO LIMITED
- MANZHOULI SIBO TRADE CO. LTD
- DEQING INDUSTRIAL SANYA CO. LTD
- HMK TRADING COMPANY
Quelle Russe sono:
- SNK TRADE
- SKVALA
- TRANSKOMPLEKT
Considerate quella sopra come una Target list, ribadisco: nessun paese del mondo ha imposto sanzioni su queste società.
Secondo il documento dell’Istituto di Ricerca delle Tecnologie Avanzate per la Difesa, quelle cinesi sono degli intermediari creati con il preciso scopo di commerciare con la Russia. Se infatti la filiera di produzione di motori per droni è sottoposta a sanzioni sia da parte dell’Europa, che degli Stati Uniti, così non è per gli intermediari e per coloro i quali si occupano del trasporto. Appare chiaro ora come la Cina cerchi di ottenere un vantaggio dalla situazione in cui si è cacciata la Federazione Russa, senza però indisporre troppo l’occidente. Se infatti da un lato emergono prove del coinvolgimento di aziende cinesi nella produzione dei nuovi droni russi a lungo raggio (Reuters, Exclusive: Russia produces kamikaze drone with Chinese engine), dall’altro lato Pechino ha imposto restrizioni sulle esportazioni di componentistica per droni, effettive dal primo settembre 2024 (China expands ban on military drone exports – Bloomberg). Anche se la Cina cerca di tenere il piede in due scarpe: respingendo le accuso del Segretario Generale della NATO di supportare la Russia nella sua guerra di aggressione contro l’Ucraina (NATO chief urges China to stop supporting Russia’s war in Ukraine), ma cercando di non recidere completamente tutti i legami con la Federazione per impedire che l’India sfrutti la situazione a suo vantaggio (Russia secretly purchases dual-use goods from India after China imposes restrictions – FT). A questo quadro aggiungete anche che né la Cina, né l’Iran sono le più grandi preoccupazioni del capo dell’Intelligence militare ucraina Kyrylo Budanov. Egli infatti, in una recente intervista, afferma che la Corea del Nord per la scala e gli effetti degli aiuti militari che manda è di gran lunga la più grande minaccia. Le sue granate e gli altri tipi di munizioni sono in grado di far vacillare l’equilibrio in alcune zone del fronte (A Conversation with Kyrylo Budanov). Come vedete in un mondo multipolare le minacce alla sicurezza globale sono esponenzialmente aumentate, non si annullano tra loro.
Permettetemi infine una riflessione amara. Dopo il recente voto sulla risoluzione dell’Unione Europea per eliminare le restrizioni all’impiego di armamento occidentale da parte dell’Ucraina, ho sentito molti appelli alla pace. Appelli riguardanti nuove iniziative diplomatiche europee (come se la strada non sia già stata tentata più volte), appelli per accettare lo status quo, appelli per limitare l’invio di armi all’Ucraina. Avessi mai sentito una parola rivolta alla Corea del Nord, alla Cina o all’Iran affinché fermino i loro trasferimenti di armi alla Russia; avessi mai sentito una parola verso Europa o Stati Uniti per chiedere un’ulteriore restrizione delle sanzioni riguardanti materiale militare e dual use verso la Federazione Russa, al fine di impedire il loro facile aggiramento; avessi mai sentito una parola verso gli imprenditori italiani e stranieri che vendono a fabbriche di armi russe ben sapendo che uso si farà dei loro prodotti; avessi mai sentito una parola per chiedere l’allargamento delle sanzioni alle nuove società che favoriscono la vendita di armi alla Russia. Avessi mai sentito mettere sullo stesso piano l’eliminazione delle restrizioni sull’armamento occidentale con la fine dei bombardamenti russi sulle città ucraina lontane del fronte. Ecco magari sono stato disattento io, ma ho la netta impressione che questo pacifismo unilaterale, non sia vero ripudio della guerra, ma desiderio di una vittoria russa, ho l’impressione che mentre i governi occidentali si preoccupano di fermare il conflitto, il governo russo si preoccupa solamente di vincere la guerra.
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