


Il mondo liberal ha una virtù che può diventare trappola: l’abitudine al dubbio, alla critica, al dissenso interno. Una virtù che rischia però di trasformarsi in secessione morale, come accadde con l’Aventino. E mentre i liberali si azzuffano tra loro, c’è chi lavora con pazienza e coerenza di schieramento. Lo dimostra il convegno di Allumiere, dove il 27 aprile viene presentato un documentario filoiraniano con relatori ben noti per le loro posizioni filorusse.
Il mondo liberal ha una caratteristica che lo distingue profondamente dal campo avverso: l’abitudine a pensare con la propria testa. È una virtù autentica, il segno di una cultura politica che ha fatto del dubbio e del confronto i propri strumenti fondamentali. Ed è giusto che sia così. Le democrazie si nutrono di dissenso interno, di voci che si contraddicono, di posizioni che si sfidano.
Ma questa stessa virtù può diventare una trappola. La storia lo ha già insegnato, a caro prezzo. Quando i deputati dell’opposizione salirono sull’Aventino per protestare contro il delitto Matteotti, compirono un gesto moralmente impeccabile. Rivendicarono i propri principi, si sottrassero alla complicità, scelsero la coerenza. E lasciarono campo libero a chi non aveva alcuna intenzione di restare a guardare. Il fascismo si consolidò anche grazie a quella secessione morale: non per viltà, ma per eccesso di integrità. Per essersi perduti nella purezza dei propri principi mentre altri, privi di scrupoli, occupavano lo spazio lasciato vuoto.
Il rischio oggi è lo stesso. Ci si divide sulle contraddizioni dei propri alleati — e le contraddizioni ci sono, e vanno dette. Ma quando la critica agli amici imperfetti diventa così totalizzante da oscurare tutto il resto, quando il dibattito interno assorbe ogni energia lasciando sguarnito il fronte principale, si finisce per replicare l’errore aventiniano.
Dall’altra parte non ci sono potenze incomprese o rivoluzioni tradite. Ci sono regimi che torturano i dissidenti, che impiccano le donne per come si vestono, che finanziano il terrore e bombardano i civili. Regimi che non conoscono dialettica interna perché non la tollerano.
E mentre i liberali si azzuffano tra loro, c’è chi lavora con pazienza e coerenza di schieramento. In Italia, come in altri paesi occidentali, si moltiplicano convegni e iniziative culturali che presentano Iran e Russia come potenze “resistenti” all’imperialismo, usando strutture legittime — sezioni ANPI, circoli culturali, spazi istituzionali — per costruire consenso intorno a una narrativa che serve gli interessi di regimi autoritari.
Lunedì 27 aprile, nel Palazzo della Reverenda Camera Apostolica di Allumiere, viene presentato un documentario intitolato Il Medio Oriente non si arrende. Organizzatori: ANPI locale, Comune di Allumiere, Circolo “E. Berlinguer”. Relatori: Vincenzo Lorusso, giornalista di RT — la televisione di stato russa sospesa nell’Unione Europea dal 2022 per attività di propaganda —, l’ex ambasciatrice Elena Basile, il docente e storico Angelo D’Orsi, e Hanieh Tarkian, presentata come “rappresentante della comunità iraniana”.

I relatori sono ben noti per le loro posizioni filorusse e filoiraniane, consolidate nel tempo attraverso interventi pubblici, trasmissioni televisive e scritti. Nessuna ambiguità sul frame narrativo. L’immagine scelta per la locandina — un violoncellista tra le macerie — richiama esplicitamente la retorica della resistenza. È il linguaggio di Teheran e di Mosca.
Eppure quella coerenza, per quanto al servizio di cause oscene e indifendibili, dovrebbe far riflettere. Chi organizza convegni come quello di Allumiere sa esattamente da che parte stare. Non si perde in distinguo, non si logora nel dubbio. Sa chi sono i suoi nemici. La domanda è se chi sta dall’altra parte può permettersi lo stesso lusso dell’incertezza.
Da una parte ci sono democrazie imperfette, governi discutibili, leader inquietanti e pericolosi. Dall’altra ci sono regimi che torturano, che deportano, che bombardano i civili e che finanziano il terrore. Le contraddizioni degli alleati vanno dette, ma non possono diventare un alibi per l’ennesima secessione morale.
Preservare la propria capacità critica è un dovere. Perdersi in essa fino a dimenticare i veri nemici è un lusso che non ci si può permettere. Discutiamo pure, con la passione e il rigore che ci contraddistinguono. Ma non distogliamo lo sguardo da chi, dall’altra parte, non ha alcuna intenzione di fare altrettanto.
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Ciao Filippo,
non mi hai menzionato il mitico Andrea Lucidi (a.k.a la voce del Cremlino) che fa da moderatore?