
Nello scontro fra maggioranza e opposizione, l’agenda è sempre più spesso dettata dall’attualità che macina sovente questioni e problemi non proprio seri: non sono più i grandi temi sociali o economici oggetto degli scontri ma quello che è accaduto nelle 24 ore precedenti.
Prendiamo il caso della visita di Giorgia Meloni in Arabia Saudita per incontrare il principe Bin Salman che ha scatenato una polemica violentissima: “che rischi corriamo?” si è chiesto preoccupato Massimo Giannini. Che rischi assalgono la nostra democrazia ormai scossa in tutto il mondo da segnali che, secondo il parere di Giannini, la metterebbero in pericolo?
In questa virulenza qualche volta ci si dimentica il contesto, soprattutto quando trattandosi di Medioriente, siamo ancora in mezzo ad una guerra e in una fase nonostante la precaria tregua di questi giorni drammatici.
L’Arabia Saudita è un Paese che giocherà un ruolo cruciale in un eventuale normalizzazione dei rapporti tra i paesi arabi e Israele. La sua opposizione all’Iran, quella fermissima al Qatar che addirittura aveva portato a un certo punto a chiudere le frontiere fra i due paesi, oggi diventa un prezioso alleato per chi pensa che il terrorismo islamico debba essere tenuto ai margini di qualunque accordo politico duraturo che possa dare a quella travagliata regione un po’ di pace.
Bin Salman lo sa bene e nonostante, come in tutti i paesi di quell’area del mondo, l’estremismo islamico rappresenti un campanello d’allarme sempre acceso, è pronto per una collaborazione molto stretta con l’Occidente non solo dal punto di vista finanziario ed economico, ma anche dal punto di vista politico offrendosi come garante.
L’antico dibattito fra le ragioni della “Realpolitik” e quelle dell’etica in questa situazione si riaccende: come possiamo noi trattare con qualcuno che si è reso complice di delitti orrendi contro i propri oppositori e che rappresenta un paese nel quale fino a pochissimo fa tutti i diritti civili erano costantemente traditi?
La premier ha evidentemente scelto la realpolitik ritenendo che l’attuale situazione non permetta altre soluzioni possibili. Se non lo avesse fatto lei certamente l’avrebbero fatto altri al posto suo e comunque Bin Salman avrebbe facilmente conquistato il suo posto nel consesso dei paesi filoccidentali e pronti a riconoscere l’esistenza dello Stato di Israele.
Per vincere la Seconda guerra mondiale fu necessaria a sinceri democratici come Churchill e Roosevelt dover accettare Stalin come protagonista a pari merito della liberazione dell’Europa da Hitler. Il colpevole di milioni di morti, di stragi politiche mostruose e capo supremo di un regime criminale si è trovato seduto sorridente e sornione vicino al Presidente americano e al Primo Ministro inglese nella celebre fotografia che raccontava la fine del secondo grande conflitto mondiale. Metà Europa gli fu data in risarcimento con tutto quello che ne seguì.
Fu giusto? Probabilmente no. Ma allora, come oggi, le altre alternative non erano percorribili.
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Allargherei il discorso anche ai rapporti culturali oltre che alla diplomazia: una delle polemiche più stupide e ipocrite di questo paese fu quella contro Renzi per le sue conferenze a Rijad e il provvedimento più stupido, meschino e vendicativo fu il divieto di Meloni ai parlamentari di fare conferenze all’estero
Spesso, a voler rincorrere a tutti i costi un meglio che magari neppure esiste, si finisce per perdere anche quella briciola di meno peggio che sarebbe disponibile. Bene ha fatto dunque Giorgia Meloni a cogliere l’opportunità che si è presentata prendendo intanto quello che il piatto offriva. Per trovare poi qualcosa di meglio, se si presenterà, c’è sempre tempo.