

As human beings, we create belief systems that make us feel happy with the choices we make. You’d have a lot of unhappy people regretting everything if they didn’t create the belief system in which they could explain all their choices and feel like they’ve done the right thing.
Robert Del Naja

1983. Nelle strade di Bristol due giovani DJ di origine afro-caraibica, Andrew Vowles e Grant Marshall — “Mushroom” e “Daddy G” — avviano un sound system itinerante che coinvolge musicisti, MC, DJ e artisti di background diversi. Nasce così il collettivo Wild Bunch, spazio aperto dove si incontrano reggae, dub, hip hop delle origini, elettronica e sperimentazioni di ogni tipo.
Nel gruppo si muovono figure che avranno un ruolo decisivo nella musica degli anni successivi: Nellee Hooper, futuro produttore di Björk e Madonna; Shara Nelson, già legata ai Dub Syndicate; Adrian Thaws, che diventerà Tricky; e Robert Del Naja, “3D”, writer e artista visivo, figlio di immigrati italiani, attivo nella street art e cresciuto tra tifo calcistico e controculture. Il Wild Bunch incrocia l’eredità dei Clash di Sandinista!, la cultura dei club, i primi campionamenti, i graffiti: è un laboratorio in cui tutto viene assorbito e rielaborato. Da qui prendono forma i Massive Attack, con i Radiohead una delle ultime stelle creative nel firmamento della musica popolare.
Quando 3D, Daddy G e Mushroom stabilizzano la formazione, definiscono un’identità musicale propria e danno un nome a un nuovo genere: il trip hop. Il primo risultato di questa fase è Blue Lines (1991), considerato il punto di avvio del genere e uno dei debutti più influenti della musica britannica. L’album nasce senza un progetto teorico, ma dall’incontro fra l’eredità del Wild Bunch, la cultura dei sound system, l’hip hop americano degli anni Ottanta, il dub giamaicano e le prime tecniche di campionamento diffuse nel Regno Unito. Brani come Safe From Harm, Unfinished Sympathy e Daydreaming mostrano una scrittura che unisce beat lenti, linee di basso essenziali, arrangiamenti minimali e voci provenienti da tradizioni diverse. In Unfinished Sympathy con la voce di Shara Nelson, entra anche l’orchestra: un uso degli archi che rompe gli schemi della musica elettronica dell’epoca.
Blue Lines definisce un metodo: collaborazioni, costruzione dei pezzi per sottrazione, attenzione alla voce come strumento narrativo e uso del campionamento non come citazione ma come struttura portante. Accanto alla musica, 3D consolida il ruolo dell’immagine: realizza copertine, manifesti e contributi visivi che accompagnano l’album e posizionano la band in un territorio in cui musica e arti visive procedono insieme.
Dopo Blue Lines, i Massive Attack pubblicano Protection (1994), un album che consolida il loro metodo collaborativo e amplia la loro tavolozza sonora. Il disco non replica il debutto, ma esplora un terreno più controllato, con arrangiamenti più limpidi e una produzione che mette in primo piano le voci degli ospiti. Tracey Thorn, protagonista della title track Protection, e Horace Andy, la cui presenza diventerà stabile negli anni successivi. Protection è un lavoro costruito su un equilibrio particolare: tempi lenti, chitarre e tastiere essenziali, linee di basso morbide, elettronica discreta e un uso del campionamento meno evidente rispetto al primo album. Il tono è più riflessivo, meno legato alla cultura dei club e più vicino alla forma canzone. La scrittura si concentra sulle atmosfere, sulle relazioni fra voce e ritmo, sui contrasti fra melodie delicate e beat regolari. Brani come Karmacoma — realizzato insieme a Tricky, ormai vicino alla carriera solista — mostrano come la band stia già spingendo verso un linguaggio più personale, meno immediatamente riconducibile a un genere.
Sul piano visivo, Protection rafforza la direzione già tracciata da 3D: identità grafica coerente, attenzione ai video e alla dimensione estetica del progetto. Il video della title track, diretto da Michel Gondry, è uno dei primi esempi dell’incontro sistematico tra la band e registi che lavorano sul rapporto tra immagine e narrazione, elemento che è una costante delle loro produzioni.
Per la svolta compiuta con Mezzanine (1998). Dopo Blue Lines e Protection, la band sceglie un linguaggio più scuro e vicino alla new wave dei Cure e alle zone più cupe dell’elettronica britannica. Mezzanine diventa un punto di riferimento: un disco costruito su bassi pesanti, ritmi lenti, campionamenti minimi e chitarre essenziali. Tra le collaborazioni la meravigliosa Teardrop, nata dalla collaborazione con Elizabeth Fraser, voce dei Cocteau Twins, Un brano che unisce scrittura, voce e produzione con una precisione che lo rende immediatamente riconoscibile. Mezzanine, acclamato come il loro capolavoro, è un viaggio nelle zone più buie dell’animo umano, con pochi lampi di luce, come in Teardrop.
Nel tempo la miscela dei Massive Attack si amplia: soul ed elettronica, hip hop e ambient, pop e ricerca sonora. La dimensione politica rimane forte. Memorabile il live dedicato alla vicenda di Stefano Cucchi, quando la richiesta di verità era ancora ostacolata. Robert Del Naja diventa una figura centrale e a tutti gli effetti leader della band: artista, attivista, produttore, spesso indicato come possibile identità dietro al progetto di street art conosciuto con il marchio Banksy.
La band affronta abitualmente anche temi personali come le dipendenze e l’alienazione, con videoclip che mostrano il lato più fragile, cupo e contraddittorio della vita urbana. L’approccio non è sensazionalistico: i Massive Attack osservano e registrano, senza abbellimenti, mostrando crudamente il dolore e la sofferenza. Sbattono in faccia il male di vivere come un libro di Camus o Sartre, ma nella prospettiva nichilista contemporanea.
Dopo Mezzanine, i Massive Attack continuano nell’esplorazione di nuovi territori sonori, anche se la formazione cambia. Con l’uscita di Mushroom, il nucleo creativo resta affidato al solo Robert Del Naja e in parte a Daddy G, mentre i collaboratori esterni continuano a essere centrali. Il primo album di questa fase è 100th Window, pubblicato nel 2003. Qui il gruppo riduce quasi completamente l’uso dei campionamenti, prediligendo sintetizzatori, programmazioni e suoni elettronici, costruendo atmosfere più rarefatte e cupe rispetto al passato. Le voci degli ospiti rimangono un elemento caratterizzante: Sinéad O’Connor, e Horace Andy contribuiscono a dare colore e profondità a un lavoro più meditativo, che per alcuni fan appare distante e meno immediato, ma che mostra una scelta chiara di evoluzione stilistica.
Sette anni dopo arriva Heligoland, pubblicato nel 2010, primo album dopo un lungo periodo di pausa. La formazione vede il ritorno di Daddy G, mentre Del Naja resta la mente centrale. Anche qui le collaborazioni vocali sono numerose e varie, con artisti come Hope Sandoval, Guy Garvey, Damon Albarn e Horace Andy. Il suono integra l’eredità dei Massive Attack con influenze più contemporanee: elettronica, trip hop e dance alternativa si mescolano in un lavoro che appare meno cupo di Mezzanine, ma conserva tensione, profondità e complessità. L’album conferma la costante attenzione del gruppo per l’immagine e la produzione audiovisiva, proseguendo la tradizione di integrazione tra musica e arti visive, come per gli ep successivi. Il video di The Spoils con Cate Blanchet evidenzia questo approccio con la solita efficacia artistica.
L’estetica della band è cruda, esplora le estremità dell’umano, i demoni, e se con The Spoils era la bellezza, l’impossibilità di un amore, il declino, la nostalgia e la dissoluzione della carne, il tema in uno dei loro ultimi singoli, Take it there torna al male di vivere, al dolore e all’alcolismo come costante e il video è una coreografia contemporanea straniante e toccante di una deriva esistenziale nell’autodistruzione.
Tutto si tiene, danza contemporanea, video art, street art, musica, politica, in una tempesta creativa fatta di cultura bianca e nera fuse in un crogiolo che ribolle di un’umanità dolente che fotografa impietosamente la nostra contemporaneità. Indubbiamente uno dei migliori progetti musicali e non solo tra fine anni 80 e l’inizio del XXI secolo. CLICCATE QUI per scoprire la solita playlist originale con i brani più significativi dei Massive Attack.
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(Daniela Martino)
Sur Carabela: Il Trionfo Venezuelano del Trip Hop sui Palcoscenici Continentali
Anche in Venezuela il genere Trip Hop ha trovato un degno e fortunatissimo rappresentante: i Sur Carabela, pionieri indiscussi del sound elettronico d’avanguardia a Caracas. Emersi all’inizio del nuovo millennio per iniziativa del produttore e direttore musicale Oswaldo Rodríguez presso lo studio Sound 2, la band si è rapidamente imposta come la punta di diamante del Trip Hop nazionale, dimostrando che la raffinatezza atmosferica del genere poteva fondersi splendidamente con ritmi urban, Rap, Dub, Soul e Jazz.
Il cuore artistico del progetto era incarnato dalla voce solista, melodica e malinconica, di Valeria García e dalla meticolosa direzione produttiva di Rodríguez. Il loro album di debutto del 2001, intitolato semplicemente Debut, si rivelò un successo fulmineo, spinto in particolare dal singolo “Lejos de Aquí”. Il videoclip del brano, che esprime il tema universale dell’evasione e della ricerca di rifugio interiore, divenne un vero e proprio fenomeno mediatico.
A coronare il successo continentale della band, “Lejos de Aquí” raggiunse la prima posizione nella prestigiosa classifica “Los 10 Más Pedidos” di MTV Latino nello stesso anno. Questo traguardo non solo ha consacrato i Sur Carabela oltre i confini venezuelani, ma li ha elevati a simbolo del potenziale innovativo della musica alternativa della regione, mantenendo intatta la loro rilevanza a distanza di oltre due decenni, come testimonia il remix del singolo rilasciato nel 2024.
Buon ascolto:
Link Ufficiale al Brano Originale “Lejos de Aquí”
Puoi ascoltare e vedere il video del singolo http://www.youtube.com/watch?v=3cNyGGX76oI
Link brano Remix del 2024
https://music.youtube.com/watch?v=GFbdyDTZaBI