


Martina Franca, gioiello del barocco pugliese e luogo segnato da una lunga memoria ebraica, ospita una mostra sul fumetto finita al centro delle polemiche. Al centro, un’immagine su Netanyahu che, secondo molti, supera la satira politica e scivola nella demonizzazione antisemita.
Martina Franca è un gioiello del barocco pugliese. Meno ostentato di quello leccese, più raccolto, un po’ più elitario. Non c’è dubbio: il suo centro storico è una delle bomboniere di Puglia.
Qui, nel X secolo, si stabilì un’importante colonia di ebrei fuggiti dalla ancor più importante comunità di Oria, in provincia di Brindisi. Qui si svolge uno dei più importanti festival musicali d’Europa, il Festival della Valle d’Itria, che quest’anno avrà inizio il 14 luglio (chissà se la ricorrenza della Rivoluzione francese c’entri qualcosa).
È un festival di musica cosiddetta “colta”, che richiama turisti e appassionati da tutto il mondo.
Qui si sta ancora svolgendo, prorogato fino al 24 maggio prossimo, un altro festival, quello della letteratura a fumetti promosso dall’amministrazione comunale. Quest’anno è dedicato ai “mostri” e sta raccogliendo non poche critiche, perché il fumetto può trasformarsi in strumento di odio e di antisemitismo nascosto dall’antisionismo.
L’immagine di copertina del festival rappresenta Frankenstein e Netanyahu affiancati, e l’immagine demoniaca del premier israeliano è corredata da una scritta in arabo, “al-Aqsa – 7 ottobre 2023”, con accanto la formula religiosa in arabo: “Non c’è altro Dio all’infuori di Allah e Maometto è il messaggero di Allah”.

Il fumetto è una forma pregiata di satira politica, e grandi fumettisti “politici” sono stati quelli de “Il Male”, che non guardavano in faccia nessuno. Ma in questa rappresentazione diabolica di Netanyahu, con quella citazione riferita al genocidio del 7 ottobre da parte di Hamas, c’è qualcosa che va oltre.
È la mostrificazione della persona politica assieme all’esaltazione della punizione per un intero popolo, quello ebraico. La satira si trasforma, così, in insulto e apologia di Hamas e dell’odio verso Israele.
È la stessa riflessione che fa il rabbino della comunità ebraica di Verona e di Vicenza, Tomer Corinaldi, che da anni ha fatto di Martina Franca un luogo di elezione. Ha inviato una lettera al sindaco di quella città, Gianfranco Palmisano, con «richiesta urgente di rimozione di contenuti offensivi dalla mostra al Palazzo Ducale».
Scrive, tra l’altro, Corinaldi: «Nell’opera esposta all’interno della mostra compaiono inoltre simboli ebraici, tra cui la Stella di David. Inserire simboli ebraici in una rappresentazione demoniaca e mostruosa non è critica politica: è un attacco ai simboli ebraici e al popolo ebraico stesso, con richiami evidenti alle caricature antisemite di epoche buie.
Anche la rappresentazione di Netanyahu è chiaramente diversa da quella delle altre figure della mostra. Persino dittatori e assassini storici vengono raffigurati come esseri umani; Netanyahu invece è rappresentato in modo demoniaco e terrificante. Khamenei, accanto a lui, appare quasi come una figura “da nonno”, e perfino Hitler risulta meno mostruoso».
E noi aggiungiamo persino Stalin e il patriarca della Chiesa russo-ortodossa, Kirill, grande giustificatore dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin.
Dice ancora Corinaldi: «Personalmente, mi sono sentito profondamente ferito e attaccato nel vedere tali contenuti esposti in un edificio pubblico».
Peraltro, Corinaldi, arrivato in Italia da Gerusalemme appena un anno prima, ebbe parole calorose e di autentico amore per la Puglia in un’intervista al TG3 Puglia del gennaio 2004, proprio tra le stradine dell’antico quartiere ebraico di Martina Franca.
«Da quando sono arrivato in Puglia – disse – ho sentito che conosco questo posto. C’è una vicinanza che non posso spiegare. E poi ho scoperto che la Puglia in generale, e anche questa zona, era piena di ebraismo. Ebrei ed ebrei convertiti neofiti, dopo l’arrivo degli spagnoli, hanno convissuto qua».
Ma, evidentemente, il Comune di Martina Franca e la Puglia con i suoi amministratori non hanno colto e accolto le parole di amore del rabbino Corinaldi, ospitando, con quelle modalità, il festival del fumetto.
La Puglia, dopo la consegna delle chiavi della città di Bari a Francesca Albanese (senza ripensamento, pure fortemente richiesto al sindaco Vito Leccese) e dopo varie manifestazioni antisioniste, in realtà antisemite, mostrifica sé stessa, smentendo la narrazione di terra di pace e ponte tra Oriente e Occidente.
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