

“Mai più” è il monito che l’umanità si è ripetuto più e più volte dopo l’orrore della Shoah. Decenni di processi, veri e virtuali, intellettuali e storici, hanno condotto le azioni del mondo civile verso quell’unico patto inviolabile. Eppure, nonostante tutto l’impegno profuso da individui e istituzioni, l’ombra dell’antisemitismo continua a proiettarsi sulla nostra società, sfidando la capacità di ognuno di noi di ricordare e di apprendere dai tragici errori del passato.
E così anche quest’anno tanti ebrei hanno deciso di non commemorare e disertare il Giorno della memoria, ed è comprensibile. Troppo odio da digerire nella giornata istituita per ricordare i morti causati dall’antisemitismo. Io stesso mi sono chiesto più volte se fosse giusto ricordare una delle più grandi tragedie dell’umanità mettendo però in conto anche di scontrarmi con chi vorrebbe invertire i ruoli di vittime e carnefici. Oppure se fosse meglio rinunciare al diritto di non dimenticare pur di non dare corda ai seminatori di odio. Così dopo una lunga riflessione, ho deciso di accettare la sfida anche quest’anno. E di continuare a ricordare.
Il ricordo dello sterminio ebraico viene costantemente messo a dura prova da negazionismi, revisionismi storici e da una crescente diffusione di discorsi d’odio. La memoria storica è minacciata anche dall’indifferenza e dall’emergere di nuove generazioni facilmente manipolabili. In generale la memoria viene sfidata a rimanere viva e attuale in un mondo che cambia rapidamente, dove tutti i valori fondamentali sembrano vacillare fagocitati da una frenetica bulimia di dati. In questo contesto affermare chi siamo e da dove veniamo diventa una nervatura essenziale a cui aggrapparsi in una società incapace di rinnovare il valore etico della civiltà. Non è solo un atto di rispetto verso le vittime ma un dovere civico indispensabile se vogliamo costruire un futuro migliore.
Historia magistra vitae. “La storia è maestra di vita” diceva Cicerone, ovvero conoscere il passato per costruire il futuro sulla pietra angolare della storia che non è un semplice elenco di date e fatti ma un patrimonio di esperienze e conoscenze. Viviamo un’epoca in cui la disinformazione e l’odio sembrano dilagare ed è come se, in qualche modo, stessimo assistendo virtualmente ai roghi di libri a cui assisteva Guy Montag in Farenheit 451.
Ecco, non commemorare la Shoah e lasciare che si spenga il ricordo del genocidio ebraico annebbiato da narrazioni distorte significa anche lasciare che questi roghi ardano fino a cancellare ogni traccia del nostro passato, pregiudicando così anche la costruzione di un futuro migliore.
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Ma sfilando fianco a fianco con quelli delle vittime diventate carnefici, e stanno facendo ai palestinesi quello che i nazisti hanno fatto a loro ecc. ecc., non si finisce per legittimare la loro presenza lì, e quindi automaticamente legittimare loro?