

Una gentile e affezionata lettrice dei miei articoli sullo stile mi ha scritto in relazione a quello di sabato scorso “Quando l’abito faceva il monaco” rimproverandomi bonariamente di essermi riferito a un modo di vestire raffinato e in qualche modo altolocato, tralasciando le persone comuni e strizzando l’occhio agli amanti del lusso e delle griffe.
Niente di più lontano da me, per cui ho scritto la risposta che segue, che è suffragata da una foto che mi ritrae, non per sciocco narcisismo, ma perché fungo da manichino spiegando gli indumenti che indosso, con lo scopo di dimostrare che posso rispettare il mio stile personale senza ricorrere a capi lussuosi, ma spendendo pochi soldi.
È una foto che mi ritrae in una mise da weekend in una giornata invernale di pioggia, ma avrei potuto fare gli stessi esempi anche indossando un abito formale. La foto risale a tre anni fa, tutti i capi li uso ancora con piacere e hanno fatto ottima riuscita.

Iniziamo dalla camicia di chambray acquistata in saldo da Wish (sito di e-commerce cinese) al modico prezzo di 15€ più 6 di spedizione.
La felpa è stata acquistata su Amazon al costo di 24€ tutto incluso.
I jeans non sono di Levi’s o Jacob Cohen, bensì di OVS, 34€.
La cintura è una Bianchi Belth per cacciatori, acquistabile su Amazon, della famosa industria statunitense che produce anche per polizia ed esercito, la comprai a New York nell’ 80 e la pagai 30 dollari, oggi è a costo zero abbondantemente ammortizzata, ho solo avanzato qualche buco perché da allora il giro vita è aumentato.
Il giaccone è di tela impermeabile con imbottitura asportabile, anch’esso un acquisto in saldo da Wish a 49€ più 10 di spedizione.
Le calze di lana a coste sono di un artigiano scozzese, queste un po’ care 18€. Ma è difficile trovarne qui in colori che piacciono a me e poi non si bucano e l’elastico tiene, fatto raro.
Le scarpe da pioggia, qui siamo nell’empireo, sono Tricker’s che per essere acquistate oggi richiederebbero un mutuo. Le comprai nel negozio del sellaio in Jermyn Street a Londra pagandole nel 1990 il corrispondente in sterline di 459.000 Lire (220€ a moneta costante) ma non le ho mai risuolate, sono come nuove, un ammortamento trentennale ne ha abbattuto il costo a €7,33 periodico all’anno fino a oggi.
In fine il cappello impermeabile, acquistato su Amazon per 20€, riporta nell’etichetta interna: création française, Made in China. Quindi sommando tutto, tranne la cinta, compresi i boxer di Uniclo a €5,90 si ottiene il totale di €189,23.
Non ho lamentele di sorta per i prodotti acquistati su internet, gli altri sono di qualità, io sono sempre me stesso, l’immagine non mi sembra malvagia. Sostituendo i capi con altri di marchi famosi, che non sempre garantiscono qualità superiore e fanno pagare il valore del brand e la pubblicità, non basterebbero 2000€, se poi male accoppiati renderebbero il costo inutile e dannoso.
Come si evince un mix di prodotti convenienti ed altri classici di elevata qualità che ammortizzati nel tempo garantiscono un costo annuo esiguo.
Bisogna avere coraggio e fantasia nello scegliere in modo autonomo e confacente ai propri bisogni e al personale modo di essere, gli stili imposti omologano, tutti quelli e quelle vestiti di nero, si sentiranno sicuri e protetti, ma che noia!
Morale: è il monaco che fa l’abito, non il contrario.
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“Il toccare con mano”, un’esperienza sensoriale unica! Ho letto con piacere il suo articolo su “È il monaco che fa l’abito” e sono d’accordo, ma solo in parte! Non potrei mai acquistare vestiti online. Per me, provare, toccare e vivere l’esperienza in negozio è un rito. È il tocco che fa il monaco… e anche un po’ il suo stile!