4 pensieri su “L’usurpazione del 25 aprile e della Liberazione

  1. Ottimo articolo, ma l’auspicio è pura utopia: c’è una parte che si è intestata prima l’intero merito della resistenza, poi addirittura quello della liberazione, e che da tempo infinito si è intestata la gestione delle celebrazioni del 25 aprile. Ho letto che rivendicano il diritto di buttare fuori le bandiere israeliane dal momento che “avevano avuto garanzia” che non ci sarebbero state,, cioè loro hanno il diritto di decidere chi ha il diritto di esserci e chi no. E aggiungiamo che l’ANPI, che dovrebbe rappresentare TUTTI i partigiani, oltre al fatto che vi sono iscritte persone nate mezzo secolo dopo la fine della guerra, usa colori e insegne di una parte sola, e non maggioritaria, dei partigiani. Davvero lei immagina che esista la possibilità di gestire questa gente e far sì che rientri nei ranghi?
    PS: se poi volessimo approfondire appena un pochino, quello che viene portato in corteo per la Brigata Ebraica è lo stemma che i soldati portavano sulla parte alta della manica. La vera bandiera della Brigata Ebraica è in realtà questa:
    https://ilblogdibarbara.wordpress.com/wp-content/uploads/2017/05/brigata-ebraica.jpg
    Sicuri che la bandiera israeliana sia così tanto fuori luogo?

    1. L’auspicio non sarebbe irrealistico se le forze politiche ancora democratiche denunciassero – come sarebbe loro dovere fare – l’appropriazione indebita della resistenza da parte dell’Anpi e si battesse con coraggio per introdurre in Costituzione il ripudio di qualsiasi forma di totalitarismo

  2. Concordo pienamente con lei: la liberazione o è un valore universale, ovvero è una liberazione da ogni tipo di totalitarismo, o rischia di essere una forma di complicità e di connivenza con qualche tipo di totalitarismo. La ringrazio molto per questo commento schietto e chiarificatore. Un caro saluto e alla prossima.

  3. Analisi impeccabile. La Liberazione o è un valore universale, o rischia di ridursi a una liturgia di parte e a una rendita morale di posizione. Non può esistere uno “sconto etico” per le autocrazie moderne. L’ho visto con i miei occhi in Venezuela, a Cuba e in Nicaragua: la repressione del dissenso, la libertà calpestata e l’uso sistematico della paura come strumento di potere hanno lo stesso DNA dei totalitarismi che il 25 aprile dovrebbe condannare senza eccezioni. Se l’indignazione si arresta davanti alle simpatie ideologiche, la memoria diventa cecità selettiva. Una democrazia matura non ammette dittature amiche. Onorare la Resistenza significa rifiutare oggi ogni forma di oppressione che calpesti la dignità dell’individuo.

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