
L’Unione Europea è entrata in una nuova era di competizione strategica e si trova ad un bivio politico per decidere se e come possa diventare un attore strategico globale. Nel frattempo, le complesse dinamiche interne ed i significativi eventi mondiali determinano i rischi, le sfide e forse anche le opportunità future.
Le turbolenze in Medio Oriente si sono ripercosse in tutto il “Vecchio Continente”, sollecitando riflessioni critiche sul ruolo dell’Europa nel “Villaggio globale”, ormai sempre più interconnesso. Questi sviluppi hanno profonde implicazioni, dalla sicurezza energetica all’immigrazione, dalle alleanze geopolitiche alla stabilità economica.
La strada da percorrere appare incerta, ma rappresenta anche un’opportunità unica per Bruxelles di ridefinire la propria identità e la propria leadership nell’arena globale.
Il ruolo dell’UE in un panorama strategico globale in evoluzione: un percorso verso l’autonomia strategica
L’Unione europea si trova a navigare in un ambiente strategico globale volatile, caratterizzato da dinamiche di potere fluttuanti, forte polarizzazione e rivalità ipergeopolitiche, progressi tecnologici e sfide complesse per la sicurezza. In risposta, ha abbracciato il concetto di “autonomia strategica”, che si riferisce alla capacità di agire in modo indipendente e assertivo nelle questioni economiche, tecnologiche e di sicurezza. Il raggiungimento dell’autonomia strategica sarà un obiettivo primario e centrale nel percorso politico dell’UE. Implicazioni cruciali sono attese per il ruolo dell’UE come attore globale, in particolare dopo i risultati delle elezioni presidenziali statunitensi del 2024. Il ruolo di primo piano degli Stati Uniti in Europa finirà probabilmente quando la seconda amministrazione Trump si ritirerà, lasciando essenzialmente, per la prima volta, l’Europa agli europei.
Pertanto, la capacità dell’UE di perseguire i propri interessi e valori in modo indipendente, senza fare eccessivo affidamento a potenze esterne, diventa un imperativo strategico piuttosto che un’aspirazione legittima. Rappresenterà un requisito esistenziale e vitale per la nuova Commissione Europea.
Passando dalla difesa e sicurezza alla resilienza economica, alla sovranità tecnologica e alla certezza della catena di approvvigionamento, le dimensioni chiave dell’autonomia strategica dell’UE includono:
– Sicurezza e autonomia della difesa: Ridurre la dipendenza dalla NATO (principalmente dagli Stati Uniti) per la sicurezza militare (responsabilità più sostanziale dei membri dell’UE, all’interno della NATO). Riuscire a massimizzare la capacità del settore industriale della Difesa di cooperare in modo coeso in progetti di difesa a lungo termine, per fornire sistemi d’arma standard a tutte le forze armate degli Stati membri. L’UE è il secondo maggior investitore nel settore della difesa, ma in diversi progetti separati, che non si riflettono concretamente in capacità standard.
– Autonomia economica e industriale: Diversificare le catene di approvvigionamento e garantire la resilienza contro le interruzioni nei settori critici dei semiconduttori, dei prodotti farmaceutici e dell’energia.
– Autonomia tecnologica: Rafforzare il ruolo dell’Europa nello sviluppo e nella gestione delle tecnologie emergenti, tra cui l’intelligenza artificiale (AI), l’informatica quantistica (QP), l’analisi dei Big Data (BDA), le tecnologie e il potenziamento biologico umano (HBET), la sicurezza informatica, le infrastrutture digitali e lo spazio.
L’obiettivo dell’UE di raggiungere l’autonomia strategica dimostra il suo desiderio di assumere una posizione più significativa e indipendente nelle relazioni internazionali, nei partenariati e negli affari globali. Questa iniziativa evidenzia anche la necessità di evitare la dipendenza esclusiva dagli Stati Uniti per le questioni di sicurezza, consentendo all’UE di diventare un attore globale attivo e influente, capace di di affrontare le prossime sfide geopolitiche con la garanzia dell’unità.
Medio Oriente: recenti sviluppi che impattano sulla sicurezza e sull’energia europea.
I conflitti odierni coinvolgono sempre più spesso le potenze regionali e globali, portando ad un aumento dei prezzi del petrolio e del gas che, inevitabilmente, si ripercuote sul mercato europeo. Ciò è avvenuto puntualmente durante l’attuale crisi mediorientale che, insieme al conflitto russo-ucraino, ha avuto un impatto significativo sulla sicurezza e sull’energia in Europa.
Ecco uno sguardo approfondito agli eventi e ai fattori chiave:
– Conflitto Israele-Hamas (e gli altri nemici ideologici)
Da quando Hamas ha attaccato Israele, il 7 ottobre 2023, si sente parlare insistentemente dell’Asse della Resistenza, composto da Iran, Hezbollah, Siria, milizie irachene e Houthi yemeniti. Tuttavia, le sue origini sono più antiche ed affondano nelle dinamiche ideologiche e geopolitiche che hanno interessato il Medio Oriente, tra la fine degli anni ’70 e i primi anni 2000. L’Asse si è dimostrato più efficace durante i periodi di instabilità regionale: dall’Iraq post-Saddam alle guerre civili in Siria e Yemen, Teheran è stata in grado di sfruttare le dinamiche dei singoli conflitti per legare a sé attori con peculiarità ideologiche e organizzative, come l’opposizione radicale all’Occidente e ad Israele, in particolare.
Da più di un anno Israele sta conducendo una campagna militare, per la sua sopravvivenza, nella Striscia di Gaza e in Libano, combattendo contro i suoi nemici esistenziali. Questi nemici non sono certo forze armate regolari, ma piuttosto formazioni politico-militari, soggette al condizionamento dell’Iran, che fanno del terrorismo il loro tipico strumento di lotta. Le risorse terroristiche non possono essere combattute e sconfitte ricorrendo solo alle tattiche utilizzate negli scontri tra forze armate regolari.
Oggi è in atto una fragilissima tregua, connessa peraltro al rilascio di ostaggi, da un lato, e di prigionieri, dall’altro. Non abbiamo comunque certezza se e quando Israele intenda riprendere la sua risposta armata a questi odiosi attacchi terroristici, iniziati con il pogrom del 7 ottobre 2023. In ogni caso, gli effetti di questo conflitto regionale dureranno per anni.
– Ritorno delle sanzioni contro l’Iran
La crisi energetica derivante dai conflitti in corso va sommata alle sanzioni imposte all’Iran. Queste sanzioni hanno limitato le esportazioni di petrolio dell’Iran, creando una maggiore domanda ad altri produttori. Di conseguenza, l’Unione Europea ha cercato di diversificare le proprie fonti energetiche, investendo nelle energie rinnovabili e avviando una cooperazione con fornitori alternativi, come il Qatar e l’Azerbaigian.
Inoltre, le rotte marittime del Mediterraneo e del Golfo Persico sono fondamentali per il trasporto di energia. I recenti attacchi alle petroliere e le tensioni nello Stretto di Hormuz influenzano pesantemente il flusso di energia verso l’Europa, richiedendo una risposta ferma, coordinata e decisa in materia di sicurezza.
– Crisi energetica e transizione verde
Anche l’invasione russa dell’Ucraina ha intensificato le vulnerabilità energetiche dell’Europa, spingendo i Paesi europei a perseguire fonti energetiche più sicure e sostenibili. Questa situazione ha accelerato gli investimenti nelle tecnologie verdi e ha aumentato l’importazione di gas naturale liquefatto dal Medio Oriente.
Tutti i recenti sviluppi in Medio Oriente presentano sfide e opportunità per la sicurezza e l’energia in Europa. La regione mediorientale continua a essere un attore chiave nel panorama energetico mondiale e la sua stabilità è fondamentale per garantire forniture energetiche sicure e sostenibili. La cooperazione internazionale ed un approccio strategico sono essenziali per affrontare le mutevoli dinamiche e promuovere la pace e la stabilità.
– Iniziative diplomatiche
Processo di pace israelo-palestinese: L’UE ha continuato a sostenere il dialogo tra israeliani e palestinesi, cercando di facilitare i negoziati che porterebbero a una soluzione a due Stati. Alti funzionari europei hanno spesso ribadito l’importanza di mantenere aperti tutti i canali di comunicazione per evitare un’escalation del conflitto.
– La recente guerra incruenta in Siria solleva molte domande, tra cui: e se fosse “semplicemente” una questione di gas e di potere?
Dietro il conflitto siriano potrebbero anche nascondersi interessi energetici globali. Da un lato, il gasdotto turco-qatariota, sostenuto dagli Stati Uniti; dall’altro, il gasdotto iraniano sostenuto dalla Russia. Entrambi i progetti dovevano passare attraverso la Siria, ma con Assad che, a suo tempo, ha scelto Mosca, il Paese è diventato il terreno di una sorta di guerra per procura.
– Le sfide
Gli accordi di Abramo, volti a normalizzare le relazioni tra Israele e alcuni Paesi arabi, come l’Arabia Saudita, hanno aperto nuove opportunità di cooperazione energetica. Una volta ristabilita la pace nel travagliato Medio Oriente, questi sviluppi potrebbero stabilizzare la regione e garantire all’Europa forniture energetiche più affidabili e solide, essenziali per il futuro.
Nonostante gli sforzi dell’UE, le risposte diplomatiche e umanitarie devono affrontare diverse sfide. Le divisioni interne e le differenze tra gli Stati membri in materia di politica estera rendono difficile il raggiungimento di un consenso su questioni chiave. Sebbene l’UE debba affrontare sfide importanti, la sua capacità di mediazione e il suo sostegno umanitario restano fondamentali per affrontare le crisi e promuovere un futuro di pace e sicurezza.
Appare allora chiaro che, in un mondo ormai multipolare ma sempre più instabile, le scelte che l‘Europa effettuerà, nel panorama mondiale, costituiranno un fattore decisivo per garantire la sicurezza e la rilevanza politica del “vecchio Continente” sul piano internazionale.
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Bene come introduzione. Mi permetto di consigliare per il futuro, semmai non fosse già programmato, di entrare molto più in profondità su singoli argomenti.