4 pensieri su “L’ultima forchettata. Dalla frutta realistica al declino del gusto

  1. Ti ringrazio Daniala per il tuo commento, e sono d’accordo con quanto scrivi. Siamo diventati così frettolosi che ormai ci bastano le immagni delle cose, gli involucri, le firme sulle opere e sulle borse, tutto ciò che può essere acquistato e consumato in fretta. Soprattutto si tende a rifiutare l’idea che anche il gusto deve essere educato, esercitato. Si accettano esercizi e sacrifici per diventare un campione di calcio o di tennis, un grande pianista, un ingegnere o un medico, ma il fatto che anche il gusto richieda a suo modo esercizio e studio è ormai totalmente rifiutata, probabilmente perché il gusto è un serio ostacolo a poter vendere qualsiasi cosa spacciandola per un’eccellenza o un capolavoro.

    1. È vero, accettiamo il rigore e la fatica per qualsiasi disciplina, ma ci ribelliamo all’idea che anche il gusto, inteso come discernimento estetico e sensoriale, richieda esercizio, studio e dedizione. Del resto, un consumatore diseducato è infinitamente più redditizio.
      Eppure, per fortuna, esistono ancora nicchie di resistenza. Penso a quanto resti elitario, ma illuminante, l’universo delle scuole di tasting per cacao, caffè o tè: vere e proprie palestre sensoriali dove si impara a decodificare le sfumature, a rispettare i tempi della terra e della lavorazione, e a educare i sensi a un’eccellenza che non grida, ma si lascia ascoltare. Oasi in cui il palato torna a essere un organo critico, e non un semplice ricevitore passivo. La bellezza e la qualità, fortunatamente, lasciano sempre una porta socchiusa per chi ha la pazienza di volerle davvero abitare.

      1. Vero, esistono ancora anse di resistenza per quanto riguarda il gusto gastronomicamente inteso, anche perche riescono a saldarsi con tradizioni secolari e familiari che costituiscono una memoria storica ancora viva. Forse però un’analoga saldatura pare oggi più debole e rara se parliamo del gusto in un senso più esteso, e cioè se ci riferiamo anche al gusto estetico, dove il trionfo di un relativismo che deriva da un frainteso storicismo imperversante – in virtù del quale, cosi come l’ultimo telefonino o televisore è “migliore” di uno di qualche anno fa anche un’opera d’arte, letteraria o musicale dovrebbe godere dello stesso privilegio – tende ad equiparare sempre più opere che riescono a rendere, come diceva Andy Warhol, il loro autore famoso per cinque minuti o poco più, ad altre che sono state apprezzate e amate per secoli o decenni dall’intera umanità.

  2. Un bellissimo articolo, grazie.
    C’è però un dettaglio che mi ha fatto riflettere. Noi europei, inventori del trompe-l’œil e di tante altre raffinate forme di illusione, non possiamo certo considerarci immuni dalla seduzione del simulacro.
    Forse il vero problema contemporaneo non è tanto la dimensione della finta pesca ricoperta di cioccolato bianco, quanto il fatto che siamo diventati una civiltà di commensali frettolosi: fotografiamo il piatto appena arriva in tavola, lo pubblichiamo e spesso ci dimentichiamo di mangiarlo fino in fondo. Chi non arriva all’ultima forchettata rischia di perdersi il retrogusto decisivo, sia esso quello di un grande romanzo, di un’amicizia profonda o della sostanza stessa di una democrazia.
    Complimenti sinceri per la raffinatezza del pezzo.

Rispondi

InOltre App

GRATIS
VISUALIZZA