3 pensieri su “Lo strano caso della narrazione dell’ISPI su Israele”

  1. In generale ISPI fa un buon lavoro e riesce a raccontare gli eventi in modo professionale e anche distaccato, anche attraverso le conferenze, alcune a mio avviso ottime. Ho un podcast di geopolitica e il loro è tra i tanti che ascolto. Il caso di Israele è – in effetti – abbastanza particolare. Ricordo quando per giorni, prima di ogni pezzo, qualunque fosse l’argomento, ricordavano il massacro a Gaza. Chiaro che non si possono sempre citare tutti i conflitti, ma se bisogna sceglierne uno, perché non il più grave, ovvero il Sudan? E anche volendo citare Gaza, perché non dare un aiuto vero, ad es. citando qualche ONG medica? Sembrava quasi una questione personale; come persone prima che giornalisti è ovvio che abbiamo un’opinione, ma forse rappresentando un’ente si potrebbe provare a stare più super partes. Non è facile, soprattutto se il pubblico “vuole” che si abbia una posizione di un certo tipo, ma ci si può provare.

  2. Bravo, le narrazioni costruite si combattono con la forza della trasparenza oggettiva

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